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L’obbligo decennale:
una svolta e una sfida
Ragioni e finalità del provvedimento
di Maurizio Tiriticco
L’innalzamento dell’obbligo di istruzione costituisce nel contempo una
svolta e una sfida.
Una svolta perché sono anni che il nostro Sistema di istruzione deve
mettersi al passo con i maggiori Paesi dell’Unione europea in cui
l’obbligo – pur se in forme diverse rispetto alle scelte da noi
effettuate – da anni investe tutti i cittadini fino, ed oltre, ai 16
anni di età (solo in rari casi si raggiungono i 15 anni).
Ed una sfida, anzi più sfide, perché dobbiamo impegnarci su più
fronti: abbattere nei tempi brevi la dispersione che nel nostro Paese
raggiunge percentuali di gran lunga superiori a tutti i Paesi ad alto
sviluppo: allineare le conoscenze di base dei nostri cittadini agli
standard europei (più di un terzo della nostra popolazione non è in
grado di leggere e scrivere testi di modesta difficoltà); elevare i
livelli di quelle competenze chiave che permettono l’esercizio della
cittadinanza attiva (quali, ad esempio: gestire le informazioni,
apprendere sempre, sviluppare il pensiero critico e lo spirito di
iniziativa, essere disponibili ai cambiamenti, capaci di scegliere e
assumere in autonomia decisioni responsabili, acquisire competenze
relazionali ed organizzative), assolutamente necessarie per inserirsi
produttivamente in una società complessa che si fa sempre più
problematica ed esigente.
Le trasformazioni in atto hanno ormai una dimensione planetaria e
danno luogo a fenomeni che solo fino a qualche anno fa non avremmo
neanche immaginato: la globalizzazione, le nuove migrazioni, i
cambiamenti climatici pongono problemi seri all’insieme dell’economia
e del mondo del lavoro. D’altra parte, la stessa ricerca scientifica,
l’evoluzione e le applicazione di tecnologie sempre più sofisticate
richiedono competenze professionali sempre più elevate. Pertanto, da
un lato siamo posti di fronte a disagi sempre nuovi ed imprevisti,
dall’altro abbiamo tutti la necessità di affrontare solidarmente le
difficoltà, raggiungere elevati livelli di saperi e competenze per far
fronte a processi sociali ed economici che rischiano di mettere in
crisi conquiste che tutti ritenevamo ormai consolidate.
A fronte di questa complessa fenomenologia, innalzare l’obbligo di
istruzione per permettere a tutti di acquisire piena consapevolezza
della situazione in cui tutta l’umanità oggi si trova e di sapervi far
fronte con gli strumenti intellettivi ed organizzativi adeguati è un
compito a cui nessun governo responsabile può disattendere.
Possibili indicazioni di lavoro per le istituzioni scolastiche
In attesa della riforma complessiva del secondo ciclo di istruzione,
restano vigenti gli attuali programmi e i relativi quadri orario degli
attuali bienni nonché le attività sperimentali in atto per quanto
riguarda alcuni licei ed istituti tecnici e professionali.
Tale vigenza, comunque, è assolutamente compatibile con l’adozione di
tutte le possibili misure per realizzare le finalità introdotte dalla
Finanziaria 2007 e rese esecutive dal Regolamento attuativo
dell’innalzamento dell’obbligo di istruzione, e cioè:
a) permettere a ciascuno studente “obbligato” di acquisire i saperi e
le competenze degli attuali curricoli, in ordine al principio che deve
essere garantito a ciascuno quel “successo formativo”, di cui al comma
2 dell’articolo 1 del Regolamento sulla autonomia delle istituzioni
scolastiche (Dpr 275/99). Ciò comporta che, non essendo più il biennio
una scuola di elezione, ma di obbligo, sarà opportuno che si adottino
tutte le misure per rinforzare le competenze acquisite dai singoli
alunni nelle istituzioni del primo ciclo, motivarli agli studi
ulteriori, orientarli alle scelte che dovranno operare alla
conclusione dell’obbligo;
b) contestualmente, permettere a ciascuno studente di acquisire le
competenze chiave per l’esercizio della cittadinanza attiva, come
indicate, descritte a definite dalla Raccomandazione del Parlamento
europeo e del Consiglio nella seduta del 18 dicembre 2006 e come
opportunamente declinate e curvate alle esigenze del Sistema educativo
di istruzione del nostro Paese.
Condivisione delle ragioni e delle finalità dell’obbligo decennale
Gli organi collegiali delle istituzioni scolastiche autonome, prima di
procedere alla progettazione delle attività relative all’innalzamento
dell’obbligo di istruzione, dovranno in primo luogo prendere atto
della specificità del momento storico che riguarda oggi tutti i Paesi
ad alto sviluppo e i rispettivi sistemi di istruzione, in forza del
quale le stesse strategie dell’insegnare e dell’apprendere necessitano
di profondi cambiamenti. In particolare è opportuno avere presente lo
sviluppo che si è verificato nella società e nell’assetto politico e
istituzionale del nostro Paese e che ha costantemente indotto
modifiche anche radicali nello sviluppo dei saperi e dello stesso
Sistema di istruzione.
In linea di massima si possono individuare tre grandi periodi storici.
1. Dall’Unità nazionale del 1861 fino agli anni Sessanta del ‘900,
quindi lungo un percorso quasi centenario, la nostra scuola si è
fondata essenzialmente sui Programmi ministeriali, dettati
centralmente, prescrittivi per tutte le scuole del territorio
nazionale e finalizzati a fare acquisire agli alunni contenuti
scanditi per discipline. Di fatto l’istruzione, soprattutto quella
secondaria, era destinata a pochi ed era fortemente selettiva.
2. Dagli anni Settanta agli anni Novanta si è istituito un altro
modello di scuola, fondato sulla Programmazione educativa e didattica,
centrata non tanto sulla acquisizione di contenuti disciplinari quanto
sul raggiungimento di obiettivi cognitivi e comportamentali, per molti
versi di carattere pluridisciplinare. Di fatto, l’istruzione doveva
raggiungere il maggior numero possibile di alunni, in forza del
fenomeno della scolarizzazione di massa, affrontato con gli strumenti
della inclusione, della discriminazione positiva e dell’orientamento.
3. Alla fine del secolo scorso, in relazione all’ampliamento della
partecipazione democratica, al decentramento della pubblica
amministrazione e dei servizi e allo sviluppo delle autonomie, si è
dato l’avvio, appunto, alla scuola dell’autonomia, sancita in prima
istanza dalla Legge 59/97 e dal Dpr 275/99 e successivamente
“costituzionalizzata” con la riscrittura del Titolo V della
Costituzione repubblicana (legge Cos. 3/01).
Si è aperta così una ulteriore sfida che ha come obiettivo quello di
garantire a tutti i cittadini l’istruzione per tutta la vita e di
permettere loro di acquisire in primo luogo, a livello di istruzione
obbligatoria, le competenze chiave per l’esercizio di una cittadinanza
attiva, e, nel prosieguo delle attività di istruzione superiore e/o di
formazione professionale, le diverse competenze professionali.
Il nuovo assetto dell’istruzione obbligatoria in dimensione europea
I percorsi di istruzione obbligatoria sono finalizzati a:
* assolvimento dell’obbligo decennale, il quale costituisce il primo
livello di uscita dall’istruzione degli otto individuati dall’UE; si
veda al proposito la Raccomandazione del Parlamento europeo e del
Consiglio relativa all’istituzione di un Quadro Europeo delle
Qualifiche per l’apprendimento permanente, approvata il 5 settembre
2006;
* accesso ai trienni statali;
* accesso alla formazione professionale regionale;
* accesso all’apprendistato o ad attività produttive purché supportate
da attività di formazione.
I percorsi di istruzione nei bienni obbligatori hanno le seguenti
caratteristiche:
- unitarietà dei processi. Quali che siano l’ordine di scuola
frequentato e i relativi obiettivi di apprendimento, a ciascun alunno
deve essere garantito un percorso lungo aree culturali
pluridisciplinari comuni, che siano nel contempo considerate
irriducibili e fondamentali;
- articolazione modulare delle attività di studio, organizzate anche
con attività laboratoriali e di ricerca, di codocenza, con l’eventuale
supporto delle valenze e delle occasioni educative e produttive
presenti sul territorio nonché – se del caso – della formazione
professionale regionale, fatta salva comunque la titolarità delle
istituzioni scolastiche;
- orientamento e riorientamento, anche con l’attivazione e/o
l’implementazione di attività di sostegno, di recupero ed opzionali.
Le innovazioni conseguenti
Dal quadro sopra delineato discende la necessità di giungere in tempi
brevi alle linee guida, di cui all’articolo 5 del Regolamento, che
caratterizzeranno e sosterranno le attività di
insegnamento-apprendimento nei bienni. Va, comunque, ribadito che gli
insegnamenti dei bienni continueranno ad effettuarsi in ordine agli
attuali obiettivi di apprendimento e ai contenuti culturali specifici
di ogni ordine di studi.
Al fine di superare l’attuale partizioni disciplinare, anche e
soprattutto perché non c’è attività di studio, ricerca e applicazione
oggi che non richieda approcci e soluzioni fortemente
pluridisciplinari, è opportuno individuare, in sede di progettazione
collegiale, obiettivi e contenuti aggregabili attorno a nuclei
culturali di ampio spettro.
In ordine a tale assunto, nell’allegato 1 al Regolamento sono stati
individuati quattro assi culturali strategici: a) dei linguaggi; b)
matematico; c) scientifico-tecnologico; d) storico-sociale. Gli assi
così individuati costituiscono la trama su cui si definiscono quelle
competenze chiave per la cittadinanza attiva, di cui all’allegato 2 al
Regolamento, richiamate dalla Raccomandazione europea, che devono
essere raggiunte al termine dell’obbligo di istruzione. Si veda al
proposito il grafico che segue, in cui sono visualizzate le
corrispondenze di massima che corrono tra gli assi culturali del
biennio italiano e le competenze chiave indicate dall’Unione europea.
Per ciascuno degli assi sono stati individuati gli obiettivi terminali
e le competenze attese, che sarà compito dei consigli di classe, nella
loro autonomia didattica, declinare ed articolare nelle forme più
dettagliate coerenti con le scelte generali di cui ai singoli Piani
dell’offerta formativa. Resta cogente il fatto che tali competenze
sono da considerarsi propedeutiche e funzionali alle competenze chiave
per l’esercizio della cittadinanza attiva che al termine del biennio
dovranno essere debitamente certificate.
In tale ottica e con tali prospettive, le attività di
insegnamento/apprendimento nei bienni obbligatori saranno progettate,
condotte e realizzate secondo un processo formativo che vede tre
istanze culturali rintracciabili lungo altrettante linee di percorso
fortemente correlate e integrate:
1.- il percorso di cui agli attuali programmi dei singoli bienni con
le specifiche discipline;
2.- il percorso in cui sono evidenziati gli elementi caratterizzanti e
comuni a tutti i bienni, aggregati attorno ai quattro assi
fondamentali (dei linguaggi; matematico; scientifico-tecnologico;
storico-sociale), indispensabili per l’acquisizione delle competenze
trasversali pluridisciplinari, considerate essenziali ai fini
dell’acquisizione delle competenze chiave per l’esercizio della
cittadinanza attiva;
3.- il percorso nel quale l’attività di insegnamento/apprendimento è
rivolta essenzialmente alla persona per permetterle una adeguata
maturazione del Sé in ordine al raggiungimento dell’autonomia e della
responsabilità ai fini dell’acquisizione delle competenze chiave per
l’esercizio della cittadinanza attiva. L’attenzione maggiore da parte
delle attività di insegnamento verrà data a quei fattori considerati
oggi indispensabili per l’esercizio di tale cittadinanza, sottolineati
del resto da tutti i documenti europei. Si segnalano i fattori
maggiormente ricorrenti e già noti, quali: il pensiero critico, la
creatività, lo spirito di iniziativa, la capacità di risolvere i
problemi, la valutazione del rischio, l’assunzione di decisioni, la
capacità di gestire in modo costruttivo le proprie emozioni,
l’accettazione e la comprensione delle opinioni altrui, la capacità di
interagire positivamente e produttivamente con gli altri.
Operazioni dei Consigli di classe e degli altri Organi collegiali
In prima istanza, è assolutamente necessario che su taluni
termini/concetti di fondo che caratterizzano le attività di
insegnamento/apprendimento, quali quelli di conoscenza, abilità,
competenza, capacità, pluridisciplinarità – per citare quelli più
ricorrenti – vi sia condivisione sul significato da attribuire. E’
noto che la ricerca educativa su tali concetti è vasta e non sempre
unanime. Va, tuttavia, considerato che, allo stato, le organizzazioni
dell’Unione europea che si occupano di istruzione e di formazione
hanno raggiunto esiti univoci, tali da impegnare tutti i sistemi
educativi europei.
Nelle sedute di inizio di anno scolastico, dopo un’attenta disamina
del Regolamento e dei relativi allegati effettuata da parte degli
Organi collegiali dell’istituto, i Consigli di classe effettueranno le
seguenti operazioni:
1.- rilettura ed analisi dei vigenti programmi o di quelli in atto per
particolari attività sperimentali; conseguente individuazione dei
nuclei essenziali e fondanti di ciascuna disciplina e verifica di
tutte le possibili intersezioni pluridisciplinari al fine di una
progettazione biennale modulare;
2.- identificazione e sottolineatura dei nuclei fondanti delle
discipline largamente comuni a tutti i bienni al fine sia della
individuazione dei quattro assi culturali strategici (dei linguaggi;
matematico; scientifico-tecnologico; storico-sociale) che della
definizione e progettazione dei corrispondenti percorsi di
insegnamento-apprendimento;
3.- individuazione degli obiettivi di apprendimento terminali relativi
ai quattro assi strategici, definiti come competenze attese. Si deve
considerare che si tratta di quelle competenze culturali che
costituiscono un indispensabile sottoinsieme delle competenze chiave
per l’esercizio della cittadinanza attiva;
4.- adozione di tutte le possibili misure di osservazione e analisi
continua e di conseguenti attività di insegnamento-apprendimento al
fine di motivare e sostenere gli alunni nell’acquisizione delle
competenze chiave per l’esercizio della cittadinanza attiva, le quali
trascendono e sottendono le consuete discipline di studio;
5.- progettazione di tutte quelle attività di studio, di ricerca, di
laboratorio, di esercitazione ed applicazione, stage, visite di
istruzione et al., ritenute necessarie al fine di implementare le
normali attività di insegnamento con attività “altre” utili al
perseguimento delle competenze chiave per l’esercizio della
cittadinanza attiva; ricerca degli apporti esterni all’istituzione
scolastica che si riterranno opportuni ai fini del perseguimento degli
obiettivi relativi alla cittadinanza attiva. In tal caso, com’è noto,
“le scuole, sia singolarmente che collegate in rete, possono stipulare
convenzioni con Università statali o private, ovvero con istituzioni,
enti, associazioni o agenzie operanti sul territorio che intendano
dare il loro apporto alla realizzazione di specifici obiettivi” (comma
8 dell’articolo 7, Reti di scuole, del Dpr 275/99);
6.- sensibilizzazione e coinvolgimento degli studenti e delle loro
famiglie nelle innovazioni che si intendono apportare, anche in ordine
a quanto stabilito dallo Schema di riferimento della Carta dei servizi
scolastici (Dpcm 7 giugno ’95) circa la necessità di contrarre un vero
e proprio “Contratto formativo” che impegni tutti gli attori
dell’azione educativa.
Per quanto riguarda la conduzione delle attività, i Consigli di classe
continueranno a progettare, condurre, realizzare gli insegnamenti di
cui ai vigenti programmi dei bienni, la cui conclusione si effettuerà
con le consuete valutazioni di promozione, di accertamento di debiti
formativi e della loro soluzione nei tempi e nei modi da determinare
dalle singole istituzioni scolastiche. Sarà opportuna, fin dal primo
anno, una particolare azione di recupero precoce e tempestivo
soprattutto per quelle discipline di cui ai quattro assi strategici
precedentemente indicati
Al termine del biennio, oltre alle valutazioni di rito, occorrerà dare
esecuzione a tutta l’attività orientativa effettuata nel corso dei due
anni. Potrebbe così verificarsi che gli studenti possano essere
orientati al proseguimento degli studi anche in percorsi triennali
diversi da quelli del biennio. Inoltre i Consigli di classe
accerteranno e certificheranno i saperi e le competenze acquisite
dagli studenti secondo i criteri e i modelli che saranno predisposti
dal Ministero PI.
Interazioni con altri ordini e gradi di scuola
Nella progettazione delle attività di insegnamento/apprendimento nei
bienni obbligatori sarà cura delle singole istituzioni scolastiche
coinvolte nell’innovazione individuare ed attivare tutti gli opportuni
collegamenti con le istituzioni scolastiche di pari grado del
territorio al fine di prevedere gli eventuali opportuni scorrimenti e
scambi di servizi, docenti e alunni al fine di implementare ed
ottimizzare le attività di insegnamento, anche come previsto
dall’articolo 7 del Dpr 275/99 concernenti l’istituzione di Reti di
scuole. Va anche ricordata l’opportunità di utilizzare il 20% del
monte ore annuale del curricolo laddove si renda necessario insistere
su attività particolari che implementino originalmente i percorsi
formativi degli studenti.
Analoghe iniziative andranno previste ed attivate con le scuole
secondarie di primo grado del territorio al fine di considerare quali
livelli di uscita hanno raggiunto gli alunni licenziati, quali
competenze hanno conseguito ed in quale misura. In una visione di
ampia prospettiva, si vedano, in proposito, la Cm 28/2007 concernente
le nuove disposizioni relative agli esami di Stato conclusivi del
primo ciclo di istruzione e le Indicazioni per il curricolo del primo
ciclo di istruzione. Queste ultime assumono una particolare valenza
perché si tenta di attenuare la rigidità della partizione disciplinare
della scuola secondaria di primo grado con l’individuazione di tre
aree pluridisciplinari: area linguistico-artistico-espressiva
(italiano, lingue comunitarie, musica, arte e immagine, corpo,
movimento, sport); area storico-geografica (storia, geografia); area
matematico-scientifico-tecnologica (matematica, scienze naturali e
sperimentali, tecnologia).
Tali azioni coinvolgerà gli insegnanti dei due gradi di scuola i quali
trarranno occasione e stimolo da opportuni incontri dedicati per
organizzare nel modo migliore le attività di
insegnamento-apprendimento in considerazione delle innovazioni in
atto. Si dovrà particolarmente considerare il fatto che la
certificazione terminale delle competenze costituisce oggi un
significativo valore aggiunto alla valutazione delle conoscenze che
dagli anni Settanta in poi ha caratterizzato le operazioni valutative
iniziali, intermedie e finali del nostro sistema di istruzione.
Analoghe iniziative andranno previste ed attivate con le istanze
ulteriori dell’istruzione secondaria e con la formazione professionale
regionale, mirate essenzialmente alle seguenti finalità: a) conoscenza
piena e circostanziata dei percorsi successivi all’obbligo di
istruzione, alle prospettive di studio, di ricerca, di
professionalizzazione e di lavoro che tali segmenti consentono ed
offrono; b) assunzione di tutte le informazioni necessarie ad attivare
e condurre le necessarie attività di orientamento e di riorientamento
che dovranno costituire uno dei fondamentali clou del biennio unitario
ed articolato.
Roma, 11 settembre 2007
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