di
Gianfranco Giovannone
Nella parte del rapporto OCSE “Attirare, formare e trattenere i migliori
insegnanti” dedicato all’Italia, consultabile sul sito
http://www.oecd.org/dataoecd /54/6/17995383.pdf
che ha provocato i consueti titoli giornalistici stile “L’OCSE boccia la
scuola italiana” si possono notare non poche inesattezze e una lettura dei
dati tutta ideologica, nel senso dell’ideologia del catastrofismo tipico della
stampa italiana quando svogliatamente e frettolosamente si occupa di scuola.
In particolare, nel capitolo 5 del rapporto, che reca il titolo “Condizione
degli insegnanti”, è evidente quanto il commento tenda ad orientare, in parte
mistificandola, la lettura dei dati. E non è questione di poco conto: perché
ad esempio, proprio riferendosi al rapporto OCSE nel sito www.lavoce.info ma
anche su molti giornali viene trasmessa al lettore l'idea che la condizione
degli insegnanti italiani non sia poi tanto male, visto che “secondo l’OCSE
gli stipendi degli insegnanti italiani non sono poi così bassi se rapportati
al numero delle ore di lavoro”. E tutto questo mentre gli insegnanti italiani
si ostinano a chiedere “stipendi europei”. Come capirete non si può lasciare
tale entropia irrisolta, e con la pignoleria che ci contraddistingue siamo
andati a vedere il rapporto OCSE.
Già dalla prima pagina dedicata alla “Condizione degli insegnanti” (pag. 73
del rapporto) si rimane colpiti dal quadro a tinte più che rosee con il quale
si rappresenta la condizione degli insegnanti italiani: “ Gli insegnanti
italiani godono, anche in relazione ai loro colleghi europei, di buone
condizioni di lavoro” . I motivi sono “le norme che presiedono al
pensionamento”, “la protezione per la maternità e la malattia”, “i tempi di
lavoro (748 ore annuali di lezione), inferiori alla media europea” e "il basso
numero degli alunni per insegnante, che non supera mediamente le 10/11 unità
di studenti per insegnante”.
Per supportare questa visione ultra-ottimistica della condizione degli
insegnanti italiani si cita, stravolgendola completamente, l’indagine
sociologica condotta dal professor Cavalli (1) che registrava il declino della
condizione degli insegnanti rispetto all’indagine da lui condotta dieci anni
prima(2). Il professor Cavalli parlava di invecchiamento, femminilizzazione e
abbassamento della classe sociale di origine degli insegnanti, e di scarsa
desiderabilità della professione da parte dei figli della classe dirigente,
qui si cita la sua ricerca per dimostrare quanto il lavoro dell’insegnante sia
“molto appetibile e attraente” (!).
Come certamente avrete notato si tratta comunque di opinioni molto soggettive,
e varrà la pena di osservare che questi rapporti che tutti considerano
assolutamente oggettivi, sono in realtà scritti da persone in carne e ossa con
le loro convinzioni e i loro pregiudizi, e i dati come sempre possono essere
forzati a dimostrare tutto e il contrario di tutto. In questo caso particolare
l’autore del rapporto OCSE è il professor Rosario Drago al quale il MIUR ha
affidato l’incarico, ma delle cui affermazioni il MIUR stesso si dichiara “non
responsabile”
Per tornare ai motivi per cui secondo il prof. Drago il lavoro dell’insegnante
in Italia sarebbe “molto appetibile e attraente”, nonostante le opposte
conclusioni cui giungono le ricerche sociologiche sull’argomento, tralasceremo
le problematiche relative alle coperture pensionistiche, sanitarie o attinenti
alla maternità perché riguardano le caratteristiche del welfare italiano e con
tutta evidenza non hanno niente di specifico per gli insegnanti. Ci
concentreremo invece sugli altri temi: il basso numero di alunni, le
retribuzioni, il numero delle ore lavorate. Gli ultimi due punti sono, e tali
sono stati considerati dalla pubblicistica, in stretta correlazione.
1 “Il numero di alunni per insegnante in Italia è più basso della media
europea e non supera le 10/11 unità di studenti per insegnante”.
Qui la questione è annosa e allo stesso tempo molto semplice: dal momento che
ogni volta ci viene riproposto questo dato e ogni volta non si riesce mai a
scoprire un solo insegnante che abbia classi di 10/11 studenti, ma siamo
normalmente di fronte a classi di 25/30 studenti, attendiamo dagli studiosi e
dai ricercatori la soluzione di questo incredibile e imperscrutabile mistero
statistico.
2 Le retribuzioni.
Mr Rapporto OCSE, il professor Rosario Drago, scrive a questo proposito:
“In sostanza le retribuzioni dell’insegnante italiano, in questi anni, non
hanno subito variazioni significative, e sembra quindi che l’insoddisfazione
della categoria sia giustificata. Tale scontento è tanto più sentito quando
l’insegnante confronta il proprio reddito annuale con quello dei colleghi
degli altri paesi dell’UE o dell’OCSE”
Dalle tabella 29 del rapporto risulta un dato che la letteratura
sull’argomento ha riconosciuto da tempo, e cioè che mentre le retribuzioni
iniziali degli insegnanti italiani non si discostano molto dalla media UE e
OCSE, quelle a 15 anni di servizio e a fine carriera risultano spaventosamente
basse:
Retribuzioni annuali, in dollari USA (convertiti in tasso PPP)degli insegnanti
– 2000
Scuola elementare – Stipendio massimo
ITALIA 30.309
MEDIA OCSE 36.145
MEDIA UE 37.133
Scuola media inferiore – Stipendio massimo
ITALIA 33.510
MEDIA OCSE 38.674
MEDIA UE 39.187
Scuola media superiore – Stipendio massimo
ITALIA 35.138
MEDIA OCSE 41.366
MEDIA UE 43.378
Apparentemente non ci sarebbe bisogno di commenti, ma in realtà, trattandosi
di medie, le tabelle nascondono differenze molto più macroscopiche, perché
nelle medie entrano paesi come l’Italia, la Scozia o Taiwan che abbassano
sensibilmente le medie OCSE. Se gli insegnanti italiani confrontassero le loro
retribuzioni con quelle dei loro colleghi francesi, tedeschi o svizzeri (fino
a 70.000 dollari annui), comincerebbero da domani mattina a fare le
barricate.(3) E ci sarebbe da aggiungere che il rapporto non fa alcun cenno
alla questione dei benefits, (rimborso del viaggio per raggiungere la scuola,
buoni pasto, alloggio, spese professionali), presenti nella maggior parte dei
Paesi europei e sconosciuti in Italia.
Il commento di Mr OCSE tende invece a minimizzare, facendo oscuramente
intendere che ci sarebbe la questione dei carichi di lavoro per cui, secondo
una teoria cara alla CGIL scuola, ora Filc-CGIL, gli insegnanti italiani
guadagnano meno ma lavorano anche di meno. Vediamo:
Tab.31 – Numero di ore di insegnamento annuali – Italia e media OCSE e UE
Scuola primaria Scuola secondaria inf. Secondaria superiore
ITALIA 748 612 612
MEDIA OCSE 795,8 724,6 654,7
MEDIA UE 808 684,2 653,4
Se si esclude la scuola media, come si può vedere le differenze ammontano ad
una quarantina di ore annue di differenza rispetto alle medie OCSE e UE, cioè
faremmo un’ora in meno alla settimana. Senza contare che si tratta ancora una
volta di medie:in realtà l’orario di cattedra dei professori dell’OCSE, se si
escludono due o tre paesi, è simile o inferiore al nostro.In Finlandia (ma non
solo), che figura sempre ai primi posti nelle comparazioni internazionali sul
profitto degli studenti le ore di lezione settimanali sono 16. Sarebbero
questi i diversi carichi di lavoro che giustificherebbero i nostri infami
stipendi, Mr. OCSE?
(1) Cavalli A, (a cura di) Gli insegnanti nella scuola che cambia-seconda
indagine IARD sulle condizioni di vita e di lavoro nella scuola italiana,
Bologna, il mulino 2002
(2)Cavalli A.(a cura di) Insegnare oggi- Primo rapporto IARD sulle condizioni
di vita e di lavoro nella scuola italiana, Bologna, il mulino 1992
(3) Norberto Bottani, Professoressa Addio,Bologna, il mulino 1994
(4) Norbeeto Bottani, Professoressa Addio,Bologna, il mulino 1994
Gianfranco Giovannone