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Gilda degli Insegnanti di Napoli
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Il gioco della democrazia La regola dice che “solo chi raggiunge la soglia del 5% nelle nostre elezioni può essere rappresentativo. Ma l’inghippo sta in quel numero. Il 5% è un quoziente così ottenuto, voti nazionali più numero di deleghe possedute dalla formazione il tutto diviso due. Per fare un esempio diremo che si votasse per la rappresentatività del Parlamento, una formazione politica dovrebbe raccogliere le firme per presentare le liste circoscrizione per circoscrizione. Contare i voti nazionali, sommarli a quello dei propri iscritti e dividere il tutto per due, nel caso del parlamento la soglia di legittimazione sarebbe del 4%. C’è una seconda stranezza nelle nostre elezioni. In un “luogo” una lista di una piccola formazione non si presenta poiché nessuno vuole mettersi in lista. In questo modo i simpatizzanti o gli iscritti non possono votarla su scala nazionale. Terza anomalia. La piccola lista si presenta e riesce a battere le grandi formazioni, senza che queste riescano a non eleggere nessun rappresentante. Colpo di scena. Le grandi, essendo rappresentativi su scala nazionale possono rientrare anche lì dove non sono stati eletti. Rifacciamo un altro esempio. E’ come se in un minuscolo comune alle elezioni amministrative non fossero eletti i rappresentanti dei più grandi partiti nazionali. Il consiglio comunale sarebbe composto dai rappresentanti dei partiti minori e “colpo di scena” anche dai rappresentanti dei grandi partiti perché rappresentativi su scala nazionale. Incredibile, ma vero. Non sarà democratico, ma è così. Trattasi di rapina materiale e intellettuale. A chi non credesse che un “luogo” così non esista, diremo che c’è, è la scuola. Regole assurde e cervellotiche imposte dai sindacati “maggiormente rappresentativi” e da un governo di protosinistra già nel lontano 1993 (d.l. n° 29). Un tipo di esproprio di un Nord contro un Sud. Queste regole, questi dati forniscono la misura delle ferite
inferte alla democrazia nella scuola. Ormai, da più di un decennio la scuola è
considerata terra di conquista sia dal potere sindacale sia dai governi di
qualsiasi colore. Terreno di sperimentazione di liberismo selvaggio
(precariato). Il luogo massimo Istituzionale trasformato in campo di battaglia
dove i mortificati e le vittime sono le parti fondanti della società del domani. |