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Indagine di ItaliaOggi sui benefici
per la figura al centro della lite ministero-sindacati.
Tutor, scontro per pochi spiccioli.
Ai docenti prescelti andranno appena 10 euro in più al mese.
di Alessandra Ricciardi
Uno scontro per un pugno di euro. Sull’introduzione nelle scuole della figura
del tutor, una delle novità previste dalla riforma Moratti, che parte oggi con
l’avvio dell’anno scolastico, si sta consumando l’ennesima frattura
governo-sindacati. In gioco, il ruolo del docente e la sua carriera e, dal punto
di vista economico, una manciata di euro in più.
Ammonta infatti a circa 10 euro al mese il compenso che un docente delle
elementari e delle medie potrà ricevere come tutor. Secondo una stima fatta da
ItaliaOggi, in base al numero di classi coinvolte e ai finanziamenti disponibili
per il 2004 e il 2005, il lordo dipendente annuo per un docente con funzioni di
tutor delle elementari potrà arrivare a 197,27 euro, alle medie a 262 euro. il
che, tolte le tasse e diviso per 12 mensiità, significa un incremento in busta
paga rispettivamente di 9,53 euro e 12,66 (si veda tabella).
Le carte sono state scoperte lunedì scorso, quando, in base a quanto prevede
l’articolo 43 del contratto di lavoro, si è aperta all’Aran la trattativa per
l’introduzione di figure apposite per accompagnare l’inserimento dei bambini di
due anni e mezzo alle materne e, appunto, il tutor alle elementari e al primo
anno delle medie. Per finanziare il tutor saranno impiegati 63,81 milioni di
euro per il 2005, a cui si aggiungono 21,27 milioni per gli ultimi quattro mesi
del 2004. Complessivamente circa il 70% di quanto messo a disposizione per
l’intera riforma Moratti.
Le classi coinvolte dalla nuova figura sono 137.500 alle elementari e oltre 80
mila alle medie (circa 26 mila se si considera solo il primo anno della
secondaria inferiore)
L’atto di indirizzo inviato all’agenzia governativa per la contrattazione nel
pubblico impiego, all’articolo 4, delinea la figura del nuovo insegnante: «Oltre
a essere in possesso di specifica formazione deve svolgere, in costante rapporto
con le famiglie e il territorio, e avvalendosi del contributo degli altri
insegnanti, compiti di orientamento in ordine alla scelta delle attività e degli
insegnamenti rientranti nell’offerta opzionale/facoltativa organizzata dalle
scuole... di tutorato degli allievi, di coordinamento delle attività educative e
didattiche, di cura delle relazioni con le famiglie e della documentazione del
percorso formativo compiuto dall’allievo».
Le funzioni in questione saranno «affidate in ogni classe a un docente». Se
dunque dovesse trovare seguito nell’articolato finale la previsione di un tutor
per ogni classe si arriverebbe appunto a un compenso per la funzione che oscilla
sui 10 euro netti al mese. Molto meno di quanto oggi i docenti possono
guadagnare per lo svolgimento di funzioni strumentali al piano dell’offerta
formativa: una funzione vale circa 1.500 euro lorde annue. «Le risorse sono
esigue e aleatorie, visto che la loro copertura è affidata all’approvazione
della legge di assestamento di bilancio del 2004 e alla Finanziaria per il
2005», commenta Francesco Scrima, segretario della Cisl scuola, «il tutto per
inserire nella scuola una funzione che è in contrasto con l’autonomia
scolastica, che intacca pesantemente la collegialità, la corresponsabilità e la
contitolarità del team docenti», dice Scrima.
«L’avvio della riforma avviene in un clima di caos assoluto. Grazie alla
superficialità ministeriale la trattativa all’Aran è partita in ritardo e le
scuole non sanno che cosa fare», aggiunge Alessandro Ameli, coordinatore del
sindacato autonomo Gilda. «Soprattutto al la scuola primaria l’introduzione del
tutor determinerebbe la rottura del lavoro di team, che da più parti ha
funzionato bene», spiega Massimo Di Menna, segretario della Uil scuola, che
chiede un’integrazione dell’atto di indirizzo, «per disciplinare tutti gli
aspetti previsti dall’articolo 43». «il tutor rappresenta un ritorno al passato,
con un impoverimento per le scuole, che vedrebbero ridotta la loro capacità di
risposta rispetto alle esigenze degli studenti e delle famiglie», puntualizza
Enrico Panini, numero uno della Cgil scuola. Insomma, la trattativa, che
riprenderà il prossimo 6 settembre, si annuncia in salita. Nonostante l’invito
contenuto nell’atto di indirizzo all’Aran a concludere in fretta, pare difficile
che il tutor possa essere inserito dalle scuole nella normale organizzazione
didattica almeno in tempo utile per l’inizio delle lezioni. «I tempi della
trattativa non possono essere imposti dalla controparte, ma saranno determinati
dalla complessità delle scelte da assumere in via contrattuale», dice profetico
il segretario della Cisl scuola.
Supplenze. Intanto ieri con un comunicato il ministero dell’istruzione ha reso
noto che sono state assegnate le supplenze annuali in otto regioni. Le ultime
operazioni di conferimento degli incarichi saranno concluse in tempo utile per
l’avvio regolare delle lezioni in tutte le scuole.
1 settembre 2004
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