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Da 20 anni
servono lo Stato quando vuole, dove
serve, per il tempo e le materie
disponibili. Se gli va bene mettono
insieme 18 ore, da ottobre a giugno,
altrimenti pochi giorni l’anno. Lo fanno
per passione e per punti. Di notte hanno
l’incubo della «razionalizzazione e del
contenimento della spesa», di giorno
assistono, impotenti, alla distrazione
di 20.500.000 euro. Risorse passate dal
finanziamento della legge 440/97, per la
qualità dell’istruzione pubblica, al
sostegno delle «iniziative finalizzate
alla comunicazione della riforma», ossia
alla propaganda della riforma Moratti.
Tanti i segno -: meno risorse, meno
classi, meno cattedre meno tempo scuola
e diritti. Pochi i segni +: più alunni
per classe, più ore per docente, più
precarietà. Gli spot imbellettano lo
smantellamento della scuola e la
dequalificazione professionale. Perché
il ministero non usa come testimonial
alcuni dei suoi 100.000 precari? In
fondo sono tutti lì, come sempre
disponibili, timorosi che le loro
vacanze non abbiano mai fine.
Gianfranco
Pignatelli, Presidente nazionale
Comitati Insegnanti Precari
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