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GILDA DEGLI INSEGNANTI |
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Il dato, presentato da Mannheimer nel corso della puntata
della scorsa settimana nella quale è intervenuto il ministro Moratti, sembra
particolarmente preoccupante, considerato il fatto che una parte consistente di
quel 14% dovrebbe essere costituito, per ragioni statistiche, da soggetti che
hanno un diretto contatto con la scuola: insegnanti, altro personale addetto
alla scuola, genitori membri degli organi collegiali e così via. Il campione, rappresentativo delle diverse categorie (età,
sesso, collocazione geografica ecc.), era peraltro piuttosto limitato (400
persone di età superiore ai 17 anni). Scarsa attendibilità, o meglio scarsa
consistenza, possono quindi avere le percentuali che sono state mostrate,
essendo le persone adeguatamente informate solo 56 (il 14% di 400). Ecco
comunque le cifre: il 38% dà un giudizio complessivamente positivo alle riforme
introdotte dal ministro Moratti. L’80% approva l’introduzione dell’inglese e
dell’informatica dalla prima classe della scuola primaria, il 55% vede con
favore la possibilità di mandare il proprio figlio a scuola in anticipo, solo il
36% condivide l’abolizione dell’esame di quinta elementare. Per quanto riguarda il secondo ciclo, il 70% ritiene che la
possibilità di passare dal liceo alla formazione professionale e viceversa
rappresenti un’opportunità positiva, e il 64% ritiene che l’istituzione del
sistema dei licei con molti indirizzi fornirà una preparazione adeguata a chi
vorrà iscriversi all’università. Il 47% degli intervistati tuttavia pensa che la
distinzione tra licei e formazione professionale finirà per creare studenti di
serie A e di serie B.
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