GILDA DEGLI INSEGNANTI

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Il ruolo dei genitori nella costruzione del Portfolio"

di Perla Giagnoni, Maurizio Berni:
resoconto di un lavoro di gruppo, nell'ambito dell'Incontro di formazione per insegnanti e genitori su

"LA RELAZIONE EDUCATIVA INSEGNANTI - GENITORI"

tenutosi sabato 26 febbraio 2005 presso l'Educandato "SS Annunziata" - Viale Poggio Imperiale - Firenze, si è costituito un gruppo di lavoro sul tema "Il ruolo dei genitori nella costruzione del Portfolio" .


Dopo  le relazioni della mattinata  in ordine di tempo :

Dottor Piero Cattaneo (Università  Cattolica del Sacro Cuore di Milano,
Dott. Vanna Boffo (docente università di Firenze)  
Solveig Gaarsmand (vicepresidente dell’ EPA (European Parents Association),
sono iniziati i lavori di gruppo.
Il gruppo era formato da dieci genitori e undici insegnanti (dalla scuola materna alla scuola media) ed è stato coordinato dall'ispettore Bandiera, del CSA di Firenze.

Preliminarmente sono stati analizzati i documenti normativi riguardanti il portfolio nei vari ordini di scuola. E' stata sottolineata in particolare l'importanza del portfolio come strumento per la continuità e l'orientamento nel passaggio da un ordine all'altro di scuola, ed stato unanimemente riconosciuto il carattere di strumento tecnico con finalità legittime del portfolio.

Approfondendo le problematiche connesse al portfolio, sono poi emerse molte domande aperte sulla sua concreta realizzazione, in particolare per la presenza di "osservazioni dei docenti e della famiglia sui metodi di apprendimento del preadolescente, con la rilevazione delle sue caratteristiche originali nelle diverse esperienze formative affrontate; commenti su lavori personali ed elaborati significativi, sia scelti dall'allievo (è importante questo coinvolgimento diretto) sia indicati dalla famiglia e dalla scuola, ritenuti esemplificativi delle sue capacità e aspirazioni personali; indicazioni che emergono dall'osservazione sistematica, dai colloqui insegnanti-genitori, da colloqui con lo studente e anche da questionari o test in ordine alle personali attitudini e agli interessi più manifesti."

Il gruppo di lavoro ha rilevato che i genitori sono chiamati ad un compito tecnico (fare osservazioni sui metodi di apprendimento del figlio) per il quale è prevista una specifica competenza; dunque molti genitori, se non adeguatamente supportati nel compito che viene loro richiesto, vengono confinati ad un ruolo di esecutori passivi ed improvvisati, mentre altri, che per motivi esclusivamente personali, si ritrovano ad avere maggiori competenze, potranno dare un contributo di qualità maggiore. E' stato anche segnalato che da più parti è stato chiesto ai genitori di compilare moduli preconfezionati, a volte invadenti nell'ambito della sfera privata, senza che fossero esplicitate le specifiche finalità di tali richieste.

I docenti, d'altra parte, sono consapevoli che ogni osservazione ha potenziale valenza valutativa, e come tale deve essere formulata scegliendo con cura le parole appropriate, con una competenza tecnica che fa parte della professionalità docente e che non può essere improvvisata. Sono altresì consapevoli che le delicatissime questioni dell'orientamento e della continuità non si risolvono semplicisticamente nel passare da un grado di scuola al successivo tutte le infomazioni, raccolte nell'arco del tempo, per quanto selezionate; occorre infatti al termine del ciclo un ulteriore lavoro di scelta, di cui ancora una volta i docenti sono professionalmente responsabili, affinché le informazioni sul percorso scolastico pregresso non si trasformino da strumento di promozione dell'individuo a strumento di condizionamento precoce della valutazione (effetto alone) e quindi del percorso scolastico successivo.

L'inadeguatezza della famiglia, e il mancato riconoscimento dell'esclusività delle funzioni proprie dei docenti, rischiano di far sì che il portfolio, occasione di frustrazione per gli uni e per gli altri, diventi o uno strumento svuotato di quella rilevanza tecnica che lo legittima, oppure un terreno di collisione tra famigli e scuola, o ancora, un'occasione di delega reciproca delle proprie responsabilità (nessuna di queste circostanze esclude le altre).

Una particolare attenzione deve essere rivolta alle situazioni 'difficili'; spesso i problemi familiari sono strettamente connessi con il rendimento scolastico, talora conseguenze, talora concause, in un circolo vizioso; il portfolio, su cui potrebbero convergere elementi valutativi negativi da parte dei docenti ed osservazioni contenenti elementi di sfiducia delle famiglie che vivono una situazione di disagio, come può, in questi casi, essere uno strumento di promozione e di successo formativo? Quale l'effetto sull'autostima su questi soggetti, i più fragili, che andrebbero a rileggere la loro storia, scritta a più mani?

Alla luce di tutti questi interrogativi, pur ribadendo le finalità legittime del portfolio come strumento tecnico, il gruppo di lavoro ravvisa la necessità che venga ampliata l'esperienza già attivata da alcune scuole del territorio della nostra regione, che consiste nell'attivazione di gruppi di studio di docenti, anche di scuole collegate in rete, nell'ottica dell'art. 6 del DPR 275/99 (Regolamento dell'autonomia scolastica; art.6: Autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo), finalizzati alla ricerca e, successivamente, all'eventuale predisposizione di modelli di portfolio sperimentali, soggetti a continuo monitoraggio, contenenti dati personali degli allievi caratterizzati da "pertinenza, completezza, non eccedenza e indispensabilità rispetto alle finalità perseguite" (art. 22 comma 5 della legge 26 febbraio 2004, n. 45 ).

Riportiamo alcuni interventi significativi del lavoro di gruppo, raccolti da Isa Bondi, Gianna Fredducci, Fiorella Santelli, Mirella Zuri, insegnanti del circolo di Borgo San Lorenzo.
"La prima proposta – necessità, sentita da un insegnante di Firenze  è stata quella di "uniformare il portfolio non solo con gli altri circoli vicini ma anche con la scuola media, visto che si tratta di un documento che dovrebbe favorire la continuità".
"Un genitore ha comunicato che è stato chiamato a  "riempire una modulo stampato dalle varie case editrici  con domande imbarazzanti e pericolose. Tutti i genitori di quella classe si sono rifiutati di farlo e a quel punto hanno voluto sapere quali fossero le domande a cui dovevano rispondere i propri figli".
"Un altro  genitore, definendosi scandalizzato e allarmato dall’episodio raccontato, ha affermato che "tale  documento di valutazione e di orientamento non può essere calato dall’alto ma, per avere efficacia e legalità (onde evitare problemi di privacy), deve essere pensato, discusso, elaborato dalle singole scuole (badando bene alle conseguenze che tale documento potrebbe determinare sull’individuo) e poi socializzato con altre realtà".
"Alcune insegnanti della scuola materna, avendo ponderato i possibili risvolti negativi, hanno  optato di annotare solo  gli aspetti positivi degli alunni, per evitare una caduta di autostima nel presente o nel futuro (visto che il portfolio accompagnerà l’alunno per tutto il percorso didattico – educativo)
"Un’insegnante della scuola elementare (prossima alla pensione) ha detto: "Spesso vedo alcuni miei alunni,ormai cresciuti, pieni di entusiasmo per la propria vita e il loro lavoro. Sono molto contenta che  non abbiano preso coscienza  (né tanto meno  dopo)  dei grossi problemi che avevano allora in campo scolastico.
"Un’altra insegnante delle scuole medie approfondisce questo concetto: "Mi fa molta paura pensare che l’alunno  ( penso all’alunno problematico ma anche all’ alunno che attraversa momenti particolari) venga valutato negativamente dagli insegnanti, dai genitori e che tale valutazione rimanga accanto a lui per sempre. Nel futuro una rilettura di tali giudizi credo che non gli faccia crescere l’autostima; i ragazzi che non hanno capacità di reagire potrebbero essere fortemente compromessi dal leggere ciò che si è scritto di loro."
""A volte nel passaggio di ordini di scuola, i nuovi  insegnanti preferiscono leggere i giudizi in un secondo tempo, per non essere condizionati nella nuova relazione".
""Un giudizio negativo dato in un periodo della sua vita scolastica può creare dei pregiudizi negli insegnanti che successivamente incontrerà e,in parallelo l’orientamento che nel portfolio è richiesto, può determinare dei “ predestinati non consenzienti”."
""Sappiamo quanto è difficile scrivere una sintesi sulla scheda di valutazione , quanta professionalità occorre per comunicare oggettività e nello stesso tempo per potenziare gli aspetti positivi di ciascuno. Ho veramente paura di questo strumento, ancora in fieri, paura che venga redatto velocemente, con troppe voci e poi riempito senza la necessaria cauta riflessione."
""Forse è migliore un portfolio essenziale, con poche voci efficaci e chiare nel caso di un questionario rivolto ai genitori e che comunque ponga seria attenzione alle eventuali distorte interpretazioni a cui potrebbe dare adito (sia come domanda che come risposta)".
"Altra perplessità: "La comunicazione con i genitori, il patto che si deve stabilire, o per meglio dire il partenariato genitori-insegnanti, funziona  con quelli che partecipano, i cui figli sono già tutelati perché figli di genitori motivati. E gli altri?" Il problema non ha avuto risposta.





8 settembre 2005