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Controversia tra la Moratti e una parte dei dirigenti scolastici. Torna la «primina»
Under 6 a scuola, è giallo
Alcuni capi d'istituto dicono no. Il ministro: sbagliano

ROMA - Andare in prima elementare a 5 anni e mezzo è davvero una chance per tutti i bambini? Alcune scuole - segnalano preoccupati genitori - stanno respingendo le domande di iscrizione per bambini con meno di 6 anni facendo appello a un potere discrezionale che sarebbe loro riconosciuto dal decreto legislativo appena approvato dal consiglio dei ministri.

Nell'articolo relativo alle iscrizioni è infatti scritto «possono essere iscritti». L'equivoco nasce da quel «possono»: nelle intenzioni del ministro Moratti la possibilità è offerta alle famiglie che, appunto, possono decidere di anticipare l'entrata nel mondo della scuola dei propri figli, ma gli istituti - ha più volte spiegato lo stesso ministro - hanno l'obbligo di accettare le domande di iscrizione di bambini cosiddetti anticipatari. Tuttavia, la formula usata nel testo si presta a una duplice interpretazione.

Nega che ci possano essere fraintendimenti il ministero dell'Istruzione, secondo il quale la circolare dello scorso 13 gennaio emanata dallo stesso dicastero (e validissima - assicurano a viale Trastevere - seppure varata prima che il decreto di cui è attuazione terminasse il suo iter parlamentare) spazza via ogni dubbio. Lì, infatti, il verbo potere diventa dovere. «Per l'anno scolastico 2004-2005 - si legge nel testo - dovranno essere iscritti al primo anno della scuola primaria tutte le bambine e i bambini nati entro il 28 febbraio '99 le cui famiglie intendano avvalersi della facoltà di anticiparne la scolarizzazione». E, a scanso di equivoci, si aggiunge: «E' evidente che l'esercizio della facoltà da parte dei genitori produce un obbligo di accoglimento delle istanze da parte delle autorità scolastiche». Questione risolta dunque: a carta (decreto esibito dalle scuole) si oppone carta (circolare tirata fuori dalla tasca dei genitori).

Altro discorso quello della cosiddetta «primina». Il ministro, per la verità, nello schema di decreto predisposto prima dell'estate, aveva previsto un «de profundis» per le «primine». Nel testo presentato allora, infatti, si escludeva il passaggio diretto alla seconda classe di bambini di 6 anni e la Moratti lo aveva pure evidenziato nella relazione illustrativa che accompagnava lo schema di decreto: l'articolo 8 «introduce una specifica innovazione circa di requisiti di accesso agli esami di idoneità alle classi della scuola primaria, prevedendo che i candidati esterni, provenienti da istruzione familiare o privata, debbano avere un'età non inferiore a quella richiesta per la classe alla quale intendono accedere. In tal modo - proseguiva la relazione - si potrà porre fine al fenomeno delle cosiddette primine, in considerazione anche del fatto che la legge dispone in modo generalizzato la possibilità di accedere alla scuola primaria con congruo anticipo sull'età precedentemente richiesta». Insomma, un modo per dimostrare come non si volessero fare sconti o favori alle scuole private dove si organizza, a pagamento, la preparazione di bimbi di 5 anni agli esami di idoneità. Il testo approvato la scorsa settimana dal consiglio dei ministri ha perso, però, strada facendo, qualche pezzo stabilendo soltanto che «gli alunni provenienti dal scuola privata o familiare sono ammessi a sostenere esami di idoneità per la frequenza delle classi seconda, terza, quarta e quinta». Cadono perciò le preoccupazioni di molte scuole private che proprio in questi giorni stanno raccogliendo le iscrizioni per preparare, l'anno scolastico prossimo, i bambini di 5 anni (compiuti e non) all'esame di idoneità per il giugno 2005 in funzione dell'ammissione diretta alla seconda classe dal settembre 2005.

31 gennaio 2004