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L’INTERVISTA / Il conduttore: ho invitato Boselli e lui
ha rifiutato. Questo dimostra che ci ho provato fino all’ultimo
Vespa: è stata una trasmissione come le altre, il
contraddittorio c’era
«Noi abbiamo fatto servizio pubblico, sono false le
accuse»
ROMA - Sigla finale. Titoli di coda. La puntata di «Porta a Porta» che
forse avete visto era stata registrata due ore prima. Così, alle 9 della sera,
ecco Silvio Berlusconi che attraversa i corridoi male illuminati, con le pareti
ingiallite e scrostate, su al terzo piano di via Teulada 66: quella che fu la
gloriosa sede della Rai, Radiotelevisione italiana. Il ministro Letizia Moratti
viene avanti camminando accanto a Bruno Vespa, che ad un certo punto supera,
precede, fa strada e indica l’ingresso della «sala ospiti». Spumante e tartine.
Pizzette e sorrisi. Sorridono tutti. Anche lui, Bruno Vespa.
Vespa, è stanco?
«Sono sempre stanco alla fine di una puntata della mia trasmissione».
Certi suoi stretti collaboratori dicono che, in quanto a stress, questa puntata
sia stata inferiore solo a quella in cui Giovanni Paolo II volle salutarla in
diretta. È così?
«No. Non è così. È stata una trasmissione come le altre».
Direttore, ne è sicuro?
«Sicurissimo. Purtroppo, c’è un clima, nella politica italiana, che crea dei
casi anche quando...».
Anche quando?
«Quando non ce ne sarebbe bisogno».
Perché, nella puntata in cui si dibatteva su un grande tema di interesse
nazionale, come quello dell’istruzione scolastica, non ha invitato anche Piero
Fassino, il segretario dei Ds, il più grande partito dell’opposizione?
«Perché?».
Sì: perché?
«Ma come perché? Lo ha spiegato perfettamente, in trasmissione, il presidente
del Consiglio... Lo ha detto con chiarezza estrema: è lui che non vuol
incontrare Fassino e gli altri leader dell’opposizione».
Così lei si è adeguato.
«No, non mi sono adeguato. Innanzitutto, in apertura, gli ho fatto spiegare il
perché non ci fossero Fassino e gli altri. E poi, diciamo la verità, io avevo
comunque invitato Tullio De Mauro, che non solo è stato ministro della Pubblica
istruzione con l’Ulivo, ma che probabilmente resta ancora il massimo esperto
dell’opposizione su un argomento come quello dell’istruzione scolastica».
Ecco, Vespa: due ore di trasmissione su un tema come quello della scuola e di
una riforma piuttosto discussa. Con il premier e il ministro competente. Questo,
tutto questo è «servizio pubblico»?
«Assolutamente sì. Parlare di scuola e di riforme? Beh, mi pare proprio
"servizio pubblico" per definizione».
Però le diranno che c’è stato un contraddittorio faticoso, forse scarso...
«Posso immaginarlo, cosa diranno. Ma diranno il falso. In studio avevo due
autorevoli rappresentanti sindacali, due grandi giornalisti e poi c’erano i
servizi.... No no, lo dico subito: è stata una trasmissione con tutti i
contraddittori possibili, compresi quelli che sono cari allo stesso Fassino.
Anche se...».
Se?
«Beh, a me è dispiaciuto moltissimo non avere uno di loro, uno dell’opposizione
in trasmissione. Questo lo testimonia la mia telefonata al leader dello Sdi,
Boselli... Che mi ha detto cortesemente no, spiegandomi che non voleva creare
problemi alla lista Prodi: però, ecco, tutto questo davvero spiega quanto io ci
abbia provato fino all’ultimo. Ma veramente fino all’ultimo».
Prima o poi, però, dovrà invitarli nuovamente Fassino e Rutelli...
«E io li aspetto a braccia aperte. Perché se dipendesse solo da me...
Se dipendesse solo da lei?
«Io vorrei un clima politico più rilassato e confronti continui, dibattiti
aperti, faccia a faccia serrati...».
Scusi, Vespa: ma se non dipende da lei, da chi dipende?
«È tardi. Me lo merito di andare a cena, o no?».
Fabrizio Roncone
11 marzo 2004
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