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La piazza di Torino replica a Moratti
5mila contro la riforma. L'assessore Pozzi (Anci): dal
governo briciole per l'edilizia scolastica
CINZIA GUBBINI
Ieri Torino è stata la città della scuola. Da un lato la manifestazione dei
genitori contro il decreto, che ha portato in piazza cinquemila persone.
Dall'altro un convegno organizzato dall'Associazione nazionale dei comuni (Anci)
per parlare della sicurezza nelle scuole e dell'edilizia scolastica. «Temevamo
che, vista l'approvazione del decreto la gente rinunciasse a manifestare - dice
Roberta Levi, presidente del Coordinamento genitori di Torino promotore del
corteo - invece si sono presentati in tantissimi. La gente è indignata, è decisa
a continuare la mobilitazione». In apertura del corteo, i bambini tenevano lo
striscione «Moratti guardaci negli occhi, siamo bambini e non balocchi». «Un
messaggio per chi ci accusa di strumentalizzare i bambini - spiega Mario Contu
del Coordinamento - che da sempre sono stati protagonisti delle manifestazioni
in difesa della scuola pubblica».
Dalla piazza al convegno dell'Anci il passo è breve. I rappresentanti dei comuni
discutono di scuole che cadono a pezzi e dei sempre più esigui finanziamenti.
«Secondo i nostri calcoli lo stato ha trasferito ai comuni solo un decimo delle
risorse necessarie per mettere in sicurezza le scuole», denuncia l'assessore
all'istruzione del comune di Torino, Paola Pozzi. «La legge 23 sull'edilizia
scolastica non è adeguatamente finanziata. I comuni si stanno indebitando per
cercare di garantire le norme di sicurezza negli edifici».
Un punto dolente quello della mancanza di risorse, all'indomani
dell'approvazione del primo decreto della riforma Moratti. Che chiama in causa
anche l'Anci, visto che le modifiche più evidenti al decreto originale targato
Moratti sono uscite proprio dalla Conferenza stato-regioni-città. «Non che siano
stati accolti tutti i nostri emendamenti - spiega Pozzi - ma sicuramente ne sono
stati accolti alcuni significativi».
Una decisione, quella che ha visto «trattare» i comuni con il governo
sull'impianto della riforma, che ha suscitato perplessità, quasi che i comuni,
in questo modo, aiutassero il governo ad appoggiare una riforma osteggiata dal
mondo della scuola. «Personalmente, non amo né il decreto appena approvato, né
la riforma Moratti - continua l'assessore - Però penso che l'Anci abbia fatto
bene a dare battaglia per andare incontro alle esigenze delle famiglie». Ad
esempio, la questione del tempo scuola, con la garanzia delle 40 ore di
permanenza in classe per i bambini. Appunto, il «tempo», ma è vero, come dice il
ministro, che il tempo pieno esiste ancora? «No, non c'è - afferma l'assessore -
ed è chiaro che per molti assessori delle grandi città andava tutelato il
progetto del tempo pieno. Ora dipenderà dalle scuole autonome far sì che il
tempo pomeridiano non sia assegnato a animatori o a chissà quale persona senza
alcuna competenza didattica. Ma è chiaro che servono risorse, mentre ormai i
finanziamenti dedicati alla scuola sono in continua diminuzione».
La preoccupazione dell'assessore Pozzi guarda, inoltre, al prossimo anno:
«Perché con l'emendamento fatto approvare dall'Anci siamo riusciti a garantire
il tempo pieno per il prossimo anno. Ma a fronte della richiesta crescente da
parte delle famiglie per questo tipo di scuola, che stiamo registrando anche in
questi giorni, credo che nei prossimi anni non sarà possibile rispondere alle
esigenze delle famiglie».
25 gennaio 2004
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