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Gilda degli Insegnanti di Napoli
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La riforma dell’Istruzione/ Il ministero: la
diminuzione è in rapporto al calo demografico. La Cgil: «Sforbiciata più ampia
di quella presentata in Finanziaria» La materna cresce di 200 unità. Le elementari, che rappresentano un caso a sé, perderanno 2.303 posti, ma ne guadagneranno 2.250 (1.610 per garantire l’anticipo, più 640 per la lingua straniera). Significa che la perdita reale è di 53 posti. Le medie, poi, avranno un calo di 591 posti e le superiori di 2.901. «Non va inoltre dimenticato il taglio di 800 posti per l’handicap - avverte Massimo Di Menna, Uil - Vengono sottratti anche altri 1.300 posti ai vicepresidi e altri 1.000 tra pensionati non rimpiazzati e fuori ruolo. Con una puntualità esasperante, ogni anno si prospetta per la scuola una politica di riduzione. E questo crea instabilità. La proposta della Uil è di affidare ad ogni scuola un organico stabile pluriennale». In totale, dunque, secondo i sindacati il taglio complessivo è di 6.645 posti. «La situazione è drammatica - sostiene Daniela Colturani, Cisl - I tagli toccano nel vivo il funzionamento della scuola. Il paradosso è che la Moratti afferma di avere attutito il colpo: nella circolare ordina ai dirigenti di calcolare gli organici sulla base dei criteri ante-riforma, se avesse fatto i calcoli tenendo conto del tempo scuola ridotto la perdita sarebbe stata maggiore. Ma in prospettiva i tagli saranno più pesanti». Alle critiche dei sindacati il ministro ribatte che «le riduzioni dei posti sono state determinate quasi esclusivamente dalla diminuzione del numero degli alunni» e dalla necessità di «ricondurre a 18 ore le cattedre incomplete». Quanto ai posti di sostegno viale Trastevere dice che «negli ultimi anni l’andamento è stato crescente. Fermi restando i criteri indicati dalla legge, molti alunni sono stati certificati come gravi, determinando così delle deroghe». Ma le giustificazioni del ministero sui tagli degli organici
non bastano a disinnescare la protesta. Alle critiche dei sindacati si
aggiungono quelle mosse dai precari, che nella scuola sono più di 100mila.
Gianfranco Pignatelli, rappresentante del Cip, il Comitato italiano di
categoria, attacca duramente il governo: «La manovra per l’ennesima volta
ricadrà su di noi, però non vogliamo ridurre il nostro intervento ad una
crociata in favore dei precari. I danni provocati dai tagli ricadono anche sugli
alunni. Parlano tanto di qualità dell’offerta formativa, ma abbattono la scure
senza scrupoli. Si tiene conto del rapporto alunni-docenti in modo burocratico,
trattando i ragazzi come se fossero dei “consumatori” di un servizio e non dei
ragazzi con esigenze e problemi diversi». |