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Scuole superiori, si profila il numero chiuso
L’assessore Cargnelutti: «Limitare gli iscritti per ragioni di sicurezza». Resta
massiccia la fuga verso Udine
«Stiamo cominciando a pensare a tetti massimi di
iscritti nelle scuole superiori, per ragioni di sicurezza». Paride Cargnelutti,
assessore provinciale all'edilizia scolastica, sa che questo obiettivo è
destinato a far discutere. Ma è altrettanto convinto dell'opportunità di
garantire una capienza compatibile con le esigenze di sicurezza, al termine del
grande piano di ristrutturazione che sta coinvolgendo in questi anni le scuole
gestite dalla Provincia. «Se in un istituto tecnico - spiega Cargnelutti -
escono cinquanta periti, altrettanti ne dovranno entrare qualora venisse
stabilito che questo coincide con le necessità di sicurezza». Si arrivererebbe
insomma al numero chiuso che avrebbe un effetto secondario considerato con
favore dall'assessore: limitare il numero di studenti che scelgono di iscriversi
nelle scuole superiori di Udine nonostante abbiano a disposizione istituti dalle
medesime caratteristiche vicino a casa. Nell'anno scolastico 2002-03 - i dati
più recenti in possesso dell'amministrazione provinciale - quelle che i tecnici
indicano come "sottrazioni" sono state 2353: è questo il numero dei ragazzi
iscritti a Udine ma residenti nei distretti territoriali di Tolmezzo, Gemona,
San Daniele, Tricesimo, Cividale, Codroipo, Latisana e Cervignano. «Del resto -
fa notare Cargnelutti - la legge consente di far studiare i figli dove si
preferisce, senza alcun ancoraggio al territorio». Come si evince dalla tabella
che pubblichiamo in questa pagina, sono soprattutto il Cervignanese (458
studenti, pari al 30,2\% dei ragazzi residenti in età da scuola superiore), il
Sandanielese (485 studenti, pari al 26\%), il Cividalese (351, pari al 24,1\%) e
il Codroipese (257, pari al 24\%) a subire questa "attrazione fatale" che
Cargnelutti spiega con una sorta di pregiudizio - le scuole di città migliori
rispetto a quelle dei centri minori - radicato nella testa della gente ma non
corroborato dai fatti. «Viene ancora percepita una differenza che in realtà non
c'è - sottolinea l'assessore di Forza Italia - si tratta piuttosto di una
tradizione che portava tutti a Udine. Oggi in periferia si sta invece
stabilizzando una classe di docenti sempre meno pendolare, capace di offrire la
stessa qualità. Per quanto ci riguarda - assicura l'assessore - proseguiremo
nella politica avviata in questi anni per garantire alle scuole di periferia lo
stesso livello di spazi, tecnologie e servizi che c'è a Udine, e in questo modo
colmare l'eventuale divario residuo. Stiamo investendo grandi somme nelle
strutture: pensiamo al centro studi di Cividale, a Gemona dove lunedì 12
cominceranno i lavori di ampliamento dell'istituto tecnico D'Aronco, a Lignano...».
Senza contare i benefici "ambientali" legati a una ridotta "diaspora"
scolastica: meno studenti dirottati a Udine dal resto della provincia significa
anche meno autobus, e quindi minor traffico e minore inquinamento. Le speranze
dell'assessore sono confermate dai numeri: l'effetto-calamita delle scuole
superiori di Udine resta alto (dei 12.272 studenti iscritti nel capoluogo, 6444,
pari al 52,5\%, provengono da fuori distretto), ma la percentuale di
"sottrazione" del 2002-03 (18,5\%) è inferiore a quella dell'anno scolastico
precedente (19,1\%). Incoraggianti anche i numeri relativi alla scolarizzazione:
se nel 1991 la percentuale di iscritti alle scuole superiori in rapporto al
totale dei residenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni era del 71,1\%, nel
2002 si è arrivati al 94,9\%. Percentuale che si spiega in parte con
l'innalzamento dell'obbligo scolastico, ma che non considera gli iscritti agli
istituti privati.
Francesco Antonini
5 gennaio 2004
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