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La spada del Tar mette a rischio la riforma Moratti
La spada di Damocle della giustizia amministrativa incombe sulla riforma Moratti.
I sindacati infatti hanno calato la carta del ricorso al Tar per bloccare la
nuova scuola, che, secondo la tempistica fissata dal ministero dell'istruzione,
dovrebbe diventare realtà a partire dal prossimo settembre. Eccesso di delega,
tutor, orario delle lezioni e contratto i punti chiave dell'impugnativa, che,
secondo quanto risulta a ItaliaOggi, il Tribunale amministrativo del Lazio ha
ricevuto la scorsa settimana. La richiesta avanzata ai giudici amministrativi è
di annullare per illegittimità la circolare ministeriale che, in base a quanto
indicato dal decreto legislativo n. 29 del 5 marzo 2004, attua la legge n.
53/2003 di riforma dei cicli scolastici.
Il ricorso ha l'obiettivo di vanificare le corse contro il
tempo fatte dal ministro dell'istruzione, Letizia Moratti, e di riaprire quella
contrattazione sugli aspetti salienti della riforma, dal tutor all'orario di
lezione, più volte richiesta dai sindacati. I segretari delle tre sigle
confederali, rispettivamente Enrico Panini per la Cgil scuola Daniela Colturani
per la Cisl scuola, e Massimo Di Menna per la Uil scuola lamentano una serie di
illegittimità dei provvedimenti attuativi della legge delega n. 53,
illegittimità che vanno dalla violazione dell'articolo 76 della Costituzione,
sull'obbligo del governo di rispettare nel legiferare i criteri fissati dalla
delega del parlamento, al principio di riserva contrattuale sul rapporto di
lavoro.
Le accuse fatte si muovono in tutte le direzioni, nel tentativo sostanziale di
affermare che una riforma complessiva della scuola, tale da coinvolgere non solo
i piani di studio ma l'organizzazione del lavoro e degli istituti scolastici,
non si può fare senza i sindacati. Un principio che più volte i rappresentanti
dei lavoratori hanno cercato di stabilire o far ristabilire, ricorrendo alla
piazza e al parlamento, ma con esiti incerti.
Il dicastero dell'istruzione ha risposto infatti appellandosi al diritto/dovere
di un governo di riformare la scuola, secondo il meccanismo della delega,
assumendosene in pieno la responsabilità e ricorrendo alla contrattazione solo
per quelle materie espressamente coperte da riserve.
Era dunque inevitabile lo scontro, che ora arriva davanti al giudice
amministrativo. Il Tar del Lazio è chiamato a dichiarare la legittimità o meno
dei provvedimenti che attuano la riforma Moratti, ma anche, o soprattutto, a
dire una volta per tutte se la nuova scuola potrà nascere senza l'avallo dei
sindacati.
LA DELEGA SUPERATA
I sindacati chiedono, in prima battuta, che il decreto n. 59 e la relativa
circolare ministeriale siano annullati perché travalicano i principi e i criteri
fissati dalla legge delega. In particolare, l'indicazione dell'orario
obbligatorio orario annuale nella scuola dell'infanzia, nella primaria e in
quella secondaria di primo grado, e l'introduzione della figura del tutor alle
elementari e alle medie, ´tutti aspetti non previsti dalla legge delega e al
contrario disciplinati dalle norme della delegata'. Dito puntato anche contro la
previsione del portfolio, la scheda personale che segue la vita scolastica di
ogni studente.
FUORI L'AUTONOMIA
La previsione del tutor, il docente ´in possesso di specifica formazione che, in
costante rapporto con le famiglie e con il territorio, svolge funzioni di
orientamento' in ordine alla scelta delle attività opzionali, segue gli
studenti, coordina le attività didattiche ed educative, cura il portfolio, è un
aspetto che rileva l'illegittimità dei provvedimenti impugnati anche sotto il
profilo dell'autonomia scolastica. La disciplina dell'incaricato della funzione
tutoriale, infatti, contrasterebbe con le competenze affidate in regime di
autonomia alle scuole, come prevede l'articolo 117 della Costituzione. Materia
riservata all'autonomia didattica e organizzativa sarebbe anche la valutazione
didattica del rendimento degli studenti, su cui invece il ministero è
intervenuto.
CONTRATTAZIONE NELL'ANGOLO
Cgil, Cisl e Uil denunciano inoltre un'indebita ingerenza legislativa in campo
contrattuale. E ancora una volta si tratta dell'introduzione dell'insegnante
tutor: l'indicazione di una specifica formazione professionale, la disciplina di
un diverso orario di lavoro e la limitazione della mobilità erano fattibili solo
previo accordo con i sindacati. D'altra parte, nello stesso contratto 2002/2005
le parti avevano concordato, si legge nel ricorso, che eventuali modifiche
dell'organizzazione del lavoro di docenti e Ata, il personale ausiliario,
tecnico e amministrativo, a seguito dell'attuazione della legge n. 53, sarebbero
state introdotte solo ricorrendo al tavolo contrattuale. Un impegno assunto dal
rappresentante del ministero, l'Aran, e di cui ora i sindacati chiedono conto.
13 aprile 2004
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