|
Un sondaggio Demos-Eurisko regala risultati
sorprendenti
Una scuola da 7 in pagella
"Fiducia nei professori"
Ma la riforma della Moratti divide gli italiani: "Aspetti positivi"
di FABIO BORDIGNON
Considerazione, fiducia, e un buon grado di soddisfazione: la maggioranza degli
italiani esprime un giudizio positivo nei confronti della scuola e dei suoi
insegnanti. Una promozione per il nostro sistema scolastico, pur in presenza di
alcune sottolineature critiche: la scarsa disponibilità di fondi (per la
didattica, gli stipendi dei docenti, il sostegno alle famiglie meno ricche) ed
il debole legame con il mondo del lavoro. A questo proposito, incontrano
consenso alcune misure della riforma Moratti. Mentre altri punti della stessa
riforma sembrano dividere l'opinione pubblica. E' quanto emerge da un'ampia
rilevazione condotta da Demos-Eurisko per Repubblica, per sondare le opinioni
degli italiani sul pianeta scuola.
Dal sei al sette: se i dati del sondaggio potessero essere letti come una
pagella, sarebbe questo, probabilmente, il voto degli italiani per la scuola
pubblica. Tra le sei e le sette persone su dieci, infatti, esprimono
soddisfazione nei confronti dei diversi ordini scolastici. Il 71% (tra chi si
esprime) si dice soddisfatto delle scuole elementari. Una percentuale appena
inferiore, il 69%, manifesta il proprio gradimento per le scuole medie, mentre
superiori ed università si fermano al 66%. Tutti giudizi che, peraltro,
diventano ancora più positivi nelle valutazioni degli attuali "utenti": gli
studenti, in particolare nella fascia compresa tra i 14 e i 18 anni. Nettamente
più in basso si collocano, al contrario, gli istituti privati, che ottengono
l'apprezzamento di una minoranza della popolazione (fortemente caratterizzata,
peraltro, dal punto di vista politico).
Anche la pagella degli insegnanti propone valori che oscillano tra il sei e il
sette (i rispondenti, in questo caso, erano chiamati ad esprimersi sulla
classica scala da uno a dieci): i punteggi più elevati - prossimi al sette -
riguardano il grado di preparazione e la capacità di trasmettere conoscenze;
quelli più prudenti - comunque mai inferiori al sei e mezzo - la disponibilità
ed il rapporto con le famiglie.
Complessivamente, il 67% delle persone afferma di fidarsi dei docenti delle
scuole pubbliche. Ed anche il posizionamento sociale degli insegnatni appare -
con una certa sorpresa - piuttosto elevato. Quella del professore universitario
figura al secondo posto nella lista delle professioni più prestigiose, superata
solo dai medici. Ma anche gli insegnanti della scuola dell'obbligo e delle
superiori appaiono ben posizionati, al centro della graduatoria. Nonostante i
loro stipendi, che oltre un terzo della popolazione considera troppo bassi
(36%).
Proprio nelle risorse viene individuato, in generale, il principale freno per il
buon funzionamento della scuola italiana. Una persona su quattro vede nella
mancanza di fondi per la didattica il problema numero uno. A questa componente
si somma un altro 15%, che pone l'accento sulla mancanza di sostegni economici
per le famiglie meno ricche. Un altro nodo nevralgico, secondo i risultati del
sondaggio, riguarda i collegamenti con il mercato del lavoro, ritenuti ancora
troppo deboli. Ben il 21% punta il dito innanzitutto su tale aspetto, ed il 38%
lo pone tra le due questioni prioritarie.
Per questo motivo, viene vista con favore la novità, introdotta dalla riforma
Moratti, di affiancare alle lezioni in classe, in tutti gli istituti
professionali (a partire da 15 anni), momenti di stage in azienda (85%). Altri
punti della riforma sollevano, però, maggiori perplessità: se il 54% approva la
ripartizione dell'istruzione superiore in due percorsi ben distinti - i licei e
la formazione professionale - il 44% boccia tale misura. Ancor più netta la
frattura nel caso dei cosiddetti anticipi: il 49% ritiene positivo che i bambini
nati entro il 30 aprile possano iscriversi alle scuole materne ed elementari con
un anno di anticipo; una componente appena inferiore, però, oppone un secco no
(47%).
Il sondaggio, inoltre, prendeva in esame altri possibili indirizzi di riforma,
non contemplati dal progetto Moratti. Il 69%, ad esempio, si dice favorevole ad
una estensione del tempo pieno (conviene ricordare come una delle critiche mosse
alla riforma del governo - sebbene respinta dallo stesso ministro - sia proprio
quella di indebolire tale strumento). Solo una quota esigua di italiani (14%),
per contro, vedrebbe di buon occhio una riforma che, sulla scia di quella in
discussione nel Regno Unito, prevedesse una suddivisione delle classi in base al
rendimento e all'intelligenza degli alunni.
Un ultimo aspetto considerato riguardava il nodo dei buoni scuola (misura già
fatta propria da alcune regioni italiane). A conferma delle valutazioni
(piuttosto critiche) in materia di istruzione privata, anche in questo caso il
responso del sondaggio appare piuttosto netto: la maggioranza degli intervistati
- ben sette persone su dieci - si oppone fermamente (e solo il 27% si dice
favorevole).
15 marzo 2004
|