Gilda degli Insegnanti

di Napoli

 

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Gli studenti protestano «Scuola al collasso»

Il tam tam non allenta la presa. E arrivano nuovi allarmi, si organizzano altre strategie. Se c'è una forza in gioco che non intende scegliere la retrovia è proprio quella studentesca. Al contrario, il forum di viale Teocrito n.77 è la base logistica attualmente più fervida, che chiama a raduno Uds, puntualmente, per valutare e discutere, insieme ai tanti partigiani di una causa tutta da condurre, e si parla della scuola pubblica innanzitutto. Alessio Branciamore lancia il monito: «siamo al collasso». Il governo, quest'anno, ha pensato bene di non destinare un centesimo al comparto, meno che meno all'edilizia, mantenendo fissa la cifra delle stagioni passate, circa 10 milioni di Euro. Tuttavia il capoluogo, in un sì magro quadro nazionale, rivendica un ruolo di merito laddove l'assessore comunale al ramo, Vincenzo Vinciullo, continua ad affidarsi ad una politica di riconversione e recupero di locali da destinare all'uso.

E si è colmato il gap, vero, che però non conforta la sfera dell'istruzione superiore, dove il tallone di Achille è ancora il deficit di edifici. L'esempio su tutti è la vicenda che investì i giovani dello «Juvara». L'istituto per geometri ad oggi deve condividere aule e laboratori con i ragazzi del liceo scientifico «O.M.Corbino». La querelle si trascinò per mesi, caratterizzando questa prima tranche di anno scolastico, accendendo talmente gli animi da arrivare diritto diritto al tavolo del Tar. Tale perlomeno fu la promessa di Pietro Fazzino, il preside; per lui la contesa non era finita. «Quest'anno il governo ha cancellato il capitolo di spesa sull'edilizia scolastica - afferma Branciamore del direttivo nazionale di Uds - individuando una percentuale ridicola dal fondo per le cosiddette Grandi Opere. Come a dire: tanto oramai è tutto risolto».

E nessun nuovo investimento è previsto. Di fatto il dato rappresenta un problema, secondo un'indagine condotta da Uds, in collaborazione con il portale web www.studenti.it, ben il 10% degli studenti non può tenere un'assemblea a causa di mancanza di spazi idonei, mentre oltre il 56% non può ottenere un'aula autogestita perché di aule, appunto, non ce ne sono. Fu proprio la mancanza di aule la ragione principale che indusse l'amministrazione provinciale a dirottare i giovani in esubero (dieci classi) del liceo di via Regina Margherita nel plesso di viale Santa Panagia. Alternative non si vedevano all'orizzonte, il censimento fu accurato ma portò ben poco, se non la convinzione da parte dell'assessore Bottaro e del suo entourage che la disposizione tanto osteggiata (l'allocazione comunitaria con i giovani di Pietro Fazzino) fosse unica e indefettibile.

E inoltre, nessun contributo si prefigura per il diritto allo studio, eppure codesto costa caro. Basti pensare che la spesa annua di uno studente si aggira intorno ai 300 Euro (kit al completo, tra quaderni, penne e quant'altro). I libri di testo comportano un investimento di 350 Euro, il trasporto 240 (calcolato in base alla spesa mensile, per otto mesi), le tasse altre 100 Euro. Totale: un alunno consegna allo Stato 990 euro l'anno. I dati si riferiscono ad un campione di 4 mila questionari scrutinati ed equamente distribuiti in città e nel resto del Paese. «Gli studenti - aggiunge Branciamore - sono da mesi in agitazione contro le politiche di questo governo». Le mobilitazioni del 2003 non sono certo un lontano ricordo. «O la Moratti trova 8 miliardi di Euro per la prossima finanziaria - fa sapere Uds, in una nota - o la riforma è solo un bluff. Il che significa una cosa sola: al governo sta a cuore la sorte dei suoi elettori, che magari frequentano scuole private. Per favore, basta con questa presa in giro».

Veronica Tomassini

5 gennaio 2004