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Effetto della riforma Moratti: boom nei licei milanesi.
Il responsabile del Severi: la nostra economia ha bisogno di ragionieri e
geometri, la nuova legge crea paure sbagliate
«Salvate gli istituti tecnici, preparano al lavoro sicuro»
In forte calo gli iscritti al prossimo anno scolastico. I presidi: un errore
trascurarci, le aziende ci chiedono i nomi degli studenti più bravi
«Salvate gli istituti tecnici». A lanciare il grido di allarme, a chiedere il
rilancio di quello che è «patrimonio storico» della formazione lombarda, sono
professori e presidi, genitori e ex allievi. Perché se i licei, a partire dal
prossimo anno scolastico, registrano un boom di iscritti, tanto da dover
ricavare aule da ripostigli e corridoi, gli istituti tecnici milanesi stanno
vivendo un periodo di crisi. Al commerciale Verri, per esempio, le prime saranno
solo otto, contro le dieci di quest’anno.
«Le richieste da parte delle aziende, però - racconta il preside Fernando
Guagnini - rimangono altissime: riceviamo più di trecento lettere all’anno in
cui si chiede l’elenco dei diplomati. I nostri ragazzi trovano lavoro appena
usciti da scuola. Anzi, a volte anche prima».
Niente da fare: nonostante gli stage nelle aziende, le collaborazioni con le
multinazionali, le domande di assunzione, le famiglie preferiscono iscrivere i
ragazzi ai licei. «Perché - spiegano i genitori - in tempi di riforma della
scuola e di "doppio canale" (quello dei licei e quello della formazione
professionale), temiamo che i nostri figli frequentino scuole di serie B».
Conferma il clima di incertezza Clara Magistrelli, preside del professionale
Caterina da Siena (meno quattro prime a settembre e gli stessi problemi dei
tecnici).
«Le incognite sul futuro frenano le scuole: si evita di mettere in cantiere
progetti di qualità e si presentano corsi obsoleti inadeguati alle esigenze di
mercato. Poi i professionali soffrono la concorrenza con i corsi regionali che
durano tre anni a fronte di un titolo più o meno identico».
All’istituto superiore Besta le iscrizioni aumentano grazie al liceo delle
scienze sociali: periti e geometri continuano a diminuire. Spiega la preside,
Bruna Sinnone: «I dubbi della riforma hanno sicuramente peggiorato la
situazione, ma si tratta di una tendenza che dura da anni, nonostante gli
appelli della Confindustria e del mondo del lavoro. E perché? Perché i ragazzi
non vogliono scegliere il loro destino a 14 anni, è come chiudere una porta sul
futuro. Infine, rispetto a una volta, le famiglie sono attrezzate
psicologicamente all’idea che i figli inizino a lavorare più avanti».
Anche Michele D’Elia, preside dello scientifico Severi, uno dei licei storici di
Milano, difende l’istruzione tecnica: «La nostra economia ha bisogno di
ragionieri e geometri, ma questa riforma sta distruggendo la tradizione della
formazione tecnica creando paure sbagliate. Con il risultato che alla fine non
avremo qualità nemmeno nei licei».
È d’accordo Rodolfo Rossi, preside dell’Itis Giorgi, dove gli iscritti in prima
sono la metà dello scorso anno: «Non serve piangere sulla crisi dei tecnici. Le
famiglie mandano al liceo i figli perché il liceo è una scuola dove si studia in
un ambiente sereno, dove ci si prepara all'università senza bisogno di
specializzazioni orientate al mercato del lavoro. All'Itis, invece, bisogna
mettere assieme due esigenze: una formazione alta sulla cultura scientifica e
tecnologica, uscite laterali soddisfacenti per le utenze deboli».
Anche Rossi non risparmia critiche alla riforma: «Servirebbe, come nelle
università, un triennio per tutti e un completamento successivo. E, ancora,
percorsi post diploma per alte specializzazioni non universitarie. In tale
direzione dovrebbe muoversi la riforma, che viceversa tace sul futuro
dell'istruzione tecnica. E banalizza, colpevolmente, il problema tra liceo e
formazione professionale. La speranza è, invece, che in Italia si faccia come in
Europa. Con due canali, uno liceale l'altro tecnologico, di pari valenza e
dignità. In tale contesto lo stesso liceo andrebbe modernizzato. È vero, sono
processi lunghi. Per questo bisogna fare presto».
Annachiara Sacchi29 marzo
2004
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