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Gilda degli Insegnanti di Napoli
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A Roma la quarta protesta in pochi mesi. Nuovo no alla riforma della pubblica istruzione ROSSELLA GENTILE Roma. Per la quarta volta in pochi mesi, il mondo della scuola è sceso in piazza per dire no alle riforme varate dal ministro Moratti. Una mobilitazione partita dal basso - da genitori e insegnanti - che ha raccolto via via il sostegno di sindacati, associazioni, partiti. E a questi sindacati e partiti, gli organizzatori della manifestazione di ieri (una quarantina di Comitati e Coordinamenti sparsi in tutta Italia) hanno chiesto di fare una sintesi delle loro rivendicazioni: i primi, proclamando uno sciopero generale unitario di tutto il mondo dell’istruzione; gli altri, rimboccandosi le mani quotidianamente perché gli obiettivi condivisi vengano concretamente raggiunti. Un appello lanciato dal palco allestito per i comizi finali: nessun politico, solo interventi dei rappresentanti dei coordinamenti cittadini. Il corteo, colorato, gioioso e pacifico, è partito intorno alle 14 e 30 da piazza della Repubblica, attraversando la capitale fino a piazza Navona. Tanti i bambini (anche in passeggino) che hanno accompagnato mamme e papà arrivati da tutta Italia convinti che, come recitava lo slogan della manifestazione, «fermare la Moratti è possibile». Creativi ed eloquenti gli slogan: «Moratti devi imparare la lezione, non sai cosa è la pubblica istruzione», «Moratti Moratti cosa hai combinato, anche l’inglese hai dimezzato», «L’istruzione è un diritto non un’occasione di profitto». Alla testa del corteo, ha fatto capolino il segretario dei Ds, Piero Fassino. «I provvedimenti della Moratti, non chiamiamoli riforma perché non lo sono - ha detto - stravolgono il sistema scolastico facendogli fare un balzo indietro di 40 anni. È indicativo il fatto che l’anno scolastico è cominciato con le proteste e si conclude con le proteste». Tra i manifestanti - 50mila secondo gli organizzatori - diversi parlamentari del centro-sinistra d’accordo con i Comitati nel chiedere l’abrogazione della riforma Moratti. Una piattaforma a 360 gradi, quella degli organizzatori della protesta, che chiede anche di sostenere il diritto allo studio e l’accesso ai saperi, punta l’indice contro la precarizzazione del lavoro e i tagli degli organici e del sostegno per gli alunni disabili e reclama un aumento dei finanziamenti e più qualità per scuola, università e ricerca pubblica. Ragioni sostenute nei giorni scorsi anche in un appello firmato da un centinaio di intellettuali, da Edoardo Sanguineti a Gillo Pontecorvo. In concomitanza con la manifestazione, Cobas e Unicobas hanno proclamato una giornata di sciopero della scuola. Tantissime le bandiere rosse del sindacato guidato da Piero Bernocchi: «Il governo è sordo a ogni richiesta, ma la grande maggioranza dei cittadini dice che non vuole le riforme della signora Moratti e il governo non potrà non tener conto di ciò». «Intanto - ha osservato il leader della Cgil Guglielmo Epifani - il movimento va avanti e la Moratti non riesce a fermarlo». Per Enrico Panini, segretario generale Cgil-scuola che ha aderito alla manifestazione insieme con la Cisl, «la protesta si ingrossa dal punto di vista delle adesioni e del numero di scuole che hanno deciso di non ridurre l’offerta formativa». 16 maggio 2004
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