Gilda degli Insegnanti

di Napoli

 

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Il rettore dell'università di Catania, Ferdinando Latteri
«La riforma Moratti danneggia il Sud»

Andrea Lodato


Catania - Se i rettori italiani sono tendenzialmente preoccupati per gli effetti che potrebbe avere la riforma Moratti sul mondo dell'Università, quelli degli atenei del sud sono francamente spaventati. Come minimo. Perché per sopravvivere, per potere portare avanti una linea concreta di lavoro e formazione, le Università dovranno cominciare a reperire sempre più sul loro territorio le risorse necessarie per andare avanti. E qui da noi, c'è da crederlo, sarà un bel problema. Del resto, spiega il rettore dell'università di Catania, il prof. Ferdinando Latteri questa riforma non è, certamente, un investimento.

«E' una riforma a costo zero - dice il Magnifico rettore - è chiaro a tutti. E già questa premessa spiega quali problemi siano connessi e quali conseguenze potrebbero derivare dall'applicazione della riforma».

I rettori minacciano di scendere sul piede di guerra. A modo loro, ovviamente, ma l'atmosfera è tutt'altro che conciliante. Lo ha detto anche il presidente della Conferenza dei rettori, Pietro Tosi: «Chiediamo un tavolo di confronto, perché il discorso ed il ragionamento vanno avviati subito. Il problema non può essere sottovalutato».

Subito. Subito significa, tanto per cominciare, che l'11 febbraio ministro Moratti e rettori saranno faccia a faccia, in quel tavolo di confronto chiesto anche con un documento piuttosto duro in cui la Conferenza dei rettori ha stigmatizzato i punti salienti dello scontro.

Ma, ancora prima di quell'incontro, nelle università la situazione è posta sotto attento esame. Lo spiega il professore Latteri.

«Il dibattito interno nelle facoltà è già cominciato. Ognuno sta facendo le proprie valutazioni, dopo si passerà anche ad un esame che investirà il Senato accademico. Si tratta di elaborare un progetto che possa correggere quei passaggi della riforma che sono controproducenti per il nostro sistema universitario».

Controproducenti molto, perché le novità inserite nella riforma dal ministro Moratti, per quanto riguarda i docenti, in sostanza scoraggiano quasi del tutto a lanciarsi nell'avventura universitaria. Quella dei ricercatori sembra una fascia destinata all'esaurimento, vengono inseriti contratti precari, e i «giovani quarantenni» dopo tre anni di dottorato, cinque da collaboratori (rinnovabile una sola volta), potrebbero ritrovarsi per strada. Prospettiva tutt'altro che incoraggiante. Ciò mentre si dovrebbe investire in tutt'altra direzione. Il rettore di Catania non ha dubbi.

«Così facciamo esattamente il contrario di quel che andrebbe fatto, perché ragazzi preparati che possono dare contributi importanti agli atenei, dovrebbero essere valorizzati, bisognerebbe avere gli strumenti e le risorse per non perderli. Invece, già ora in qualche caso abbiamo la difficoltà di reggere la competizione con altre strutture che possono pagare meglio questi nostri "cervelli". In prospettiva questo patrimonio rischia d'essere completamente disperso, bruciato, perché l'Università non avrà modo di sostenere le leggi di mercato. E nemmeno i ragazzi».

Insomma non uno, non pochi, ma troppi passi indietro rispetto a quello che dovrebbe essere un progetto per rendere più forte il sistema universitario. Così si rischia, tra l'altro, di vanificare tutto quello che è stato realizzato anche con grandi sacrifici, con un impegno costante. A Catania, per esempio.

«Certo - conferma il professore Latteri - ancora la nostra Università rappresenta un vero e proprio modello. Perché è stata realizzata quella sinergia concreta e produttiva tra Ateneo, Enti locali e mondo dell imprese. Ma tutto ciò va, appunto, sostenuto. Non si può ignorare, ad esempio, l'importanza che ha investire sulla ricerca e sulla formazione, anche per le ricadute importanti che può avere, ed ha avuto, sul tessuto sociale, nel mondo del lavoro, nella nascita di opportunità lavorative. Per portare avanti questo impegno le Università dovrebbero fare ancor di più di quello che già fanno oggi, cioè reperire fondi e risorse per sostenersi. Un autofinanziamento non certo semplice. Per di più va considerato che nelle nostre Università, rispetto ad altre aree del Paese, gli studenti pagano anche meno per tutti i servizi di cui usufruiscono all'interno della struttura, quindi il peso economico sostenuto da chi si iscrive è minore. Il che significa per le nostre Università, ovviamente, minori introiti».

Nel rapporto Università-Imprese c'è, sicuramente, uno scambio importante di esperienze e trasmissione di specificità. Ma dalle imprese possono arrivare sostegni economici alle Università? E' quello che cominciano a chiedersi in tanti, anche se il mondo universitario, rettori in testa di qualunque colore politico siano, si continuano a battere per evitare che si possa instaurare una sorta di dipendenza del mondo universitario da quello economico.

«La sinergia che funziona - conferma Latteri - è quella per cui ognuno opera rispettando le proprie competenze. E questo lavoro da noi ha dato ottimi frutti. Si tratta di mantenere, per lo meno, i presupposti per potere proseguire in questa direzione».

Quanto sia importante questa sinergia lo sa Catania, ma lo sa tutto il bacino su cui ricade direttamente l'azione dell'Università catanese. Da Catania, infatti, a Siracusa, a Ragusa, per citare le province che hanno un rapporto diretto con l'Università, progetti, interazioni all'interno delle facoltà e delle stesse aziende, stage, corsi di formazione, hanno prodotto risultati molto interessanti. Il rischio adesso è che perdute, appunto, le risorse, non si potranno offrire più ai ragazzi nemmeno trattamenti economici dignitosi, nè incentivi, né sbocchi. E ci sarà la doppia perdita di questi valori, da parte delle Università e delle stesse imprese.
Siamo, dunque, alle verifiche interne ed esterne, in attesa di arrivare al confronto diretto della Conferenza dei rettori con Letizia Moratti e con la speranza che qualcosa cambi, anche attraverso emendamenti che saranno discussi ad un tavolo di consultazione con il Consiglio universitario nazionale. Ma, nel frattempo, il Rettore di Catania va oltre.

«Noi siamo pronti ad allargare la nostra operatività sul territorio e la nostra sinergia, oltre che agli enti locali e alle imprese, anche ad Associazioni ed Ordini professionali. E siamo sicuri che questo ulteriore processo di apertura e di collaborazione tra l'Università e questi soggetti non potrà che portare a ulteriori prospettive positive e costruttive».

Con la speranza che la riforma a costo zero non paralizzi tutto prima, ovviamente.

31 gennaio 2004