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Riforma Moratti, abrogazione senza
se e senza ma di Loredana
Fraleone
Il 15 maggio a Roma vi sarà una grande manifestazione contro i provvedimenti del
governo su scuola, università e ricerca. La spinta viene dal grande movimento,
nato nelle scuole elementari, ormai esteso fino agli atenei.
Un movimento straordinario, per tenuta e ricchezza di contenuti, caratterizzato
da unità e radicalità, che con la fine dell'anno scolastico non chiude la
mobilitazione, ma la "rinvia a settembre". Un movimento che interroga le forze
dell'opposizione sull'abrogazione della "riforma" Moratti, un atto dovuto, di
fronte alla natura regressiva del suo impianto.
Perciò trovo sconcertante la posizione di Andrea Ranieri, che accampa una sorta
d'impossibilità "tecnica" per l'abrogazione, proponendo aggiustamenti qua e là.
La stessa adesione alla manifestazione del 15, nella quale è centrale quella
parola d'ordine, viene data con dei distinguo su una piattaforma, che ha
ricevuto tra le altre l' adesione della CISL scuola e della stessa Margherita.
Non intendo aprire una polemica sterile, ma un confronto utile a sgomberare il
campo da preoccupazioni rispetto a un futuro, senza Berlusconi, in cui
servirebbe una svolta netta rispetto alle sue politiche. Le forze
dell'opposizione dovrebbero assumere impegni precisi in questo senso, se
vogliono mostrare una reale diversità dal centrodestra.
Partire da ciò che ha fatto il movimento in questi mesi può aiutare.
Non è un caso che il motore della protesta, verso la "riforma" Moratti, sia
stato il movimento sul tempo pieno della scuola elementare. Quest'esperienza,
una conquista del movimento operaio non dimentichiamolo, rappresenta "il
nocciolo duro" di un'idea del fare scuola, legata al lavoro cooperativo degli
insegnanti, ad una programmazione tesa ad esaltare e non a mortificare le
diversità, un modello incentrato sull'uso del tempo finalizzato alla
possibilità, per ciascuno, d'immettervi la propria dimensione e non di subirne
una sorta di mutilazione.
Quando parliamo della straordinaria esperienza del tempo pieno in Italia, come
dell'integrazione dei disabili, affrontiamo una questione che va ben oltre un
modello scolastico, ci rapportiamo ad un sistema di relazioni complesse
sostenuto da un'organizzazione complessa, capace di riflettere su sé stessa, di
praticare quella flessibilità, (in questo caso positiva) che rende possibile
l'adattamento del progetto educativo ad un insieme di soggetti diversi, dei
quali si tiene conto per le differenze ed al tempo stesso per la comunanza degli
obiettivi.
Concetti opposti alla filosofia che domina le controriforme in atto, concetti
funzionali ad una società matura, ad una formazione diffusa e più alta, che può
fare i conti con il progresso straordinario che attraversa la scienza e la
tecnica.
Il modello del tempo pieno dovrebbe rappresentare una sorta di stella polare,
qualcosa a cui fare riferimento se si vuole mettere mano ad una vera riforma
dell'intero sistema d'istruzione.
L'impianto della "Moratti" è l'opposto di tutto ciò, è la cancellazione del
diritto allo studio, la negazione del lavoro cooperativo, il riduzionismo a
scapito della complessità, l'usa e getta nei processi d'apprendimento, è tagli e
precarizzazione, deriva razzista, con la canalizzazione precoce, tra coloro che
sono "destinati" all'addestramento professionale e quelli invece "adatti" allo
studio.
E' merito dei movimenti di questi mesi se la "riforma" è stata smascherata come
un'operazione regressiva, che potrebbe compromettere il nostro paese per molto
tempo a venire.
Come si può pensare, di fronte a tanta barbarie, a tanta subordinazione ai
dettati del neoliberismo di poter operare semplici "aggiustamenti", dal momento
che la filosofia che l'ispira è coerente con l'idea che il parametro di
riferimento unico è quello del mercato?
Come si possono opporre ragioni burocratiche alla necessità, d'igiene sociale,
di cancellare i provvedimenti della Moratti su scuola, università e ricerca,
come uno dei primi e fondamentali atti di un possibile (auspicabile) governo
alternativo a quello del centrodestra?
Queste domande vengono non solo da Rifondazione Comunista, ma dall'intero
movimento che da mesi ormai, sostenuto da tanti genitori ed insegnanti, si
oppone ad una riforma inemendabile, che come la guerra rispetto alla pace, non
offre possibilità di mediazione.
La manifestazione del 15 maggio, che pone al primo punto l'abrogazione della
riforma Moratti, non richiede un'adesione formale, ma la determinazione di tutte
le forze dell'opposizione a battere il governo Berlusconi anche per raggiungere
quest'obiettivo, mettendolo tra i primi impegni dell'agenda di un eventuale
altro governo del paese.
Loredana Fraleone è Segretario Nazionale PRC
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