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Università, i ricercatori si mobilitano contro la
Moratti di Wanda Marra
Ritiro immediato del disegno di legge-delega targato Moratti. Senza mediazioni,
né contrattazioni. In attesa della manifestazione nazionale di tutte le
componenti universitarie del 17 a Roma, la protesta cresce e si allarga. Ieri,
un gruppo di studenti, ricercatori e dottorandi ha interrotto un incontro in
corso nell'Aula Magna dell'Università della Calabria a Cosenza, al quale
partecipavano esponenti del mondo imprenditoriale e dell' Università, il
Politecnico di Milano e le rispettive regioni sul progetto «Ricerca e
innovazione». Una pronta risposta all'accordo tra la Crui (Conferenza dei
Rettori), il Cun (Consiglio Universitario Nazionale) e il ministro
dell'Istruzione, Letizia Moratti per istituire un tavolo tecnico che lavori ad
«eventuali modifiche o integrazioni» del Ddl e alla «ricerca di percorsi per i
decreti attuativi che siano correlati con risorse aggiuntive». I manifestanti
hanno voluto dire no a quello che reputano uno scambio tra un'ulteriore
precarizzazione universitaria e qualche euro in più agli atenei, ribadendo che
«chiunque si siederà al suddetto tavolo, non ha alcun diritto di rappresentare
le mobilitazioni». E hanno confermato la loro presenza alla giornata di
mobilitazione nazionale del 17 febbraio. Manifestazione che la Moratti ha
tentato di scongiurare, proponendo un incontro ai sindacati, che ci sarà,
invece, a mobilitazione avvenuta, lo stesso 17 pomeriggio.
Senza ritiro del Ddl, però, non si parla, ha ribadito lo Snur Cgil. Anche perché
la ministra, dopo l'incontro con la Crui, non ha ceduto né sulla precarietà dei
ricercatori, né sul reperimento di risorse nel mondo dei privati. «Il Ddl va in
senso contrario a una piattaforma sulla quale stiamo lavorando da mesi - ha
spiegato Paolo Saracco, Segretario Nazionale dello Snur - diritti negati da
estendere, revisione del metodo del reclutamento che preveda un unico canale tra
dottorato e posto fisso, con un contratto di lavoro al posto delle tante forme
di precariato adesso in vigore, reclutamento straordinario da fare nell'arco dei
prossimi 4-5 anni». Contro l'estensione indiscriminata del precariato prevista
nel Ddl (contratti a termine di 5 anni più 5 al posto dei ricercatori, oltre a
contratti di 3 anni + 3 per professori associati e ordinari), si è costituita
una rete di tutti coloro che lavorano a titolo precario nell'università
(dottorandi, assegnisti di ricerca e professori a contratto per un totale di più
di 55mila persone), insieme ai sindacati, lo Snur e il Nidil. «Chiediamo che nei
prossimi anni si proceda a reclutamenti straordinari tramite regolari concorsi»,
spiega la "ricercatrice precaria" Sonia Gentili. «Un reclutamento che non abbia
il carattere di un'ope legis, ma tenga conto della meritocrazia», precisa
Augusto Palombini, Segretario Nazionale Adi (Associazione Dottorandi Italiani).
Nicola Dusi del Conpac (Coordinamento Nazionale dei Professori a Contratto)
illustra, invece, la richiesta di un contratto di tipo unico per i professori a
contratto (ai quali le università assegnano il compito di tenere dei corsi con
tanto di esami, ricevimenti tesi, con compensi spesso irrisori) che definisca
prestazioni, tempi, retribuzioni: «Non è possibile che ogni singolo ateneo abbia
le sue regole».
La Rete dei ricercatori precari, per cominciare, ha aderito alla manifestazione
del 17, e ha già indetto una giornata di mobilitazione per il 23 marzo. «Ho 33
anni e sono un'assegnista di ricerca. Se passa il Ddl Moratti, prendo le mie
ovaie e le porto al ministero, perché non credo che mi serviranno più». Se
questa battuta, amara e fulminante, fotografa la condizione di totale
impossibilità di una progettualità di vita che accompagna inevitabilmente la
mancanza di stabilità e prospettive lavorative, su un piano generale, poi, la
mancanza di reclutamento sancisce la vera e propria morte dell'università. «Una
morte per consunzione», come sottolinea Saracco. Ma anche la morte della libertà
di insegnamento, data l'estrema ricattabilità dei docenti. E quella della
ricerca.
Tra esami e lezioni sottopagate e la necessità di fare altri lavori per
sopravvivere, dove lo trovano questi precari il tempo per la ricerca? E dove, la
tranquillità per fare bene il proprio lavoro?
13 febbraio 2004
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