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«Con la Moratti la ricerca è precaria»
A Mesiano non piace la scelta del ministero
I contrattisti: «Pochi soldi e poche garanzie»
Letizia Moratti, ministro dell´istruzione, dell´università e della ricerca, oggi è a Trento. A destra la Facoltà di Ingegneria a Mesiano. I ricercatori, i dottorandi ed i contrattisti temono che la riforma indebolirà ulteriormente la loro posizione

Di ANDREA TOMASI

«I lavoratori precari all´università? Fanno comodo a tutti. E ora, con la riforma Moratti, le cose rischiano di peggiorare». E ancora: «Ogni tanto si sente parlare del pericolo della fuga dei cervelli, dei ricercatori che scelgono di andare a vivere all´estero dove vengono valorizzati. Alla fine nessuno fa niente, perché è un vantaggio avere gente che lavora (e bene) a buon mercato». È il commento di alcuni giovani ricercatori, assegnisti, dottorandi e post doc dell´università.

Oggi il ministro Letizia Moratti è a Trento ed il disagio aumenta. Nei giorni scorsi sono stati resi noti i punti focali della bozza di riforma degli atenei. I diretti interessati parlano di «precariato istituzionalizzato». Nella riforma si punta sul ritorno ai concorsi nazionali, sulle retribuzioni legate al merito e sugli accordi triennali o quinquennali. Si prevede poi la possibilità di trasformare il contratto a tempo determinato in contratto indeterminato dopo una valutazione del docente.
I post doc e gli assegnisti di Mesiano, tutti sui 30 anni, fanno capire che la situazione non è rosea: poche le speranze di arrivare ad un impiego stabile. «E dispiace - commenta Marco Brugnara, dottorando - vedere che l´università, dopo avere investito su di noi, non ci permette di continuare la nostra attività in modo sereno».
Per chi vorrebbe trovare spazio nel mondo accademico trentino, ma non solo trentino, la strada è in salita. Guardando le linee guida del progetto Moratti sembra di capire che il percorso sarà sempre più «ad ostacoli»: contratti di collaborazione, contratti a tempo e nessuna garanzia. «Il rischio - si dice - è di arrivare a 45 anni ed essere ancora senza un contratto sicuro. E da precari, a quell´età, si potrà sentire qualcuno che dice: "Non ci sono soldi, grazie e arrivederci". Ciò non accade negli Stati Uniti e nel resto d´Europa».

Sulla base della risoluzione di Lisbona, i ministri dell´istruzione degli Stati membri dell´Ue adottarono tre obiettivi strategici: aumentare la qualità e l´efficacia dell´istruzione e dei sistemi formativi; facilitare per tutti l´accesso al sistema; aprire il sistema ad un mondo più vasto. I ricercatori partono dal principio secondo cui non c´è didattica di qualità senza ricerca di qualità. E a Mesiano si fa notare che i progetti del ministero non hanno un´impostazione europea. Si sottolinea che, con la riforma, le realtà meno grandi rischiano di essere sottovalutate. «Si guarda ai grandi centri di ricerca - spiega Massimo Pellizzari -. Si pensa al centro di eccellenza di Genova, ma non si considerano i dipartimenti dove la qualità della ricerca è elevata. Qui si è ad alto livello. E qui esistono anche dei progetti finanziati in massima parte dall´industria privata». Rispetto all´anno scorso il sostegno pubblico è diminuito del 15%. Nelle facoltà scientifiche la presenza delle aziende private sta diventando la norma. Si sta andando verso un sistema "paraprivato". Visto che il futuro dei ricercatori ed aspiranti docenti dipende dalle erogazioni di denaro, a Mesiano si guarda con attenzione al contributo dell´industria. Il regolamento dell´ateneo non permette l´attivazione di posti da docente sulla base di fondi esterni e, pur essendo in una fase di modifica dello statuto, pare difficile immaginare l´introduzione di tale possibilità. In tal caso sarebbe comunque opportuno individuare dei meccanismi di garanzia, dei contrappesi per mantenere l´indipendenza di chi fa ricerca. Difficile trovare una valida soluzione di compromesso.

Quando si parla delle proposte del ministro Moratti anche all´Università di Trento si respira un´aria pesante. «Sembra una riforma "al risparmio" - dicono nella facoltà della collina - fatta da qualcuno che l´università la conosce poco». C´è chi la domanda «Chi me lo ha fatto fare?» se la pone più volte al giorno: le borse di studio si aggirano sugli 800 euro e, a differenza di altri Paesi del Nord Europa, le prospettive di avanzamento di carriera paiono limitate. «È solo la passione che ci spinge a rimanere qui».

I dottorandi, i contrattisti e i post doc si dicono preoccupati dal progetto Moratti e dalla mancanza di programmazione dell´università. «Se l´ateneo punta su una persona - dice Devid Maniglio - non ci si aspetta che l´abbandoni dopo il dottorato di ricerca». Vista anche la mancanza di un organo di rappresentanza all´interno degli atenei, si teme di venire schiacciati dalla nuova normativa. A questo si aggiunge poi il fatto che nelle facoltà esiste un «mercato dei precari». Negli uffici del´ateneo non sanno dire con certezza quante sono le persone che, con varie forme di collaborazione, si occupano di ricerca. Fra queste vi sono anche stranieri provenienti da India e Paesi dell´Europa dell´Est. Si tratta di contrattisti che poi faranno ritorno in patria e che qui sono disposti ad accettare un lavoro meno sicuro. «Massimo rispetto. Ma per qualcuno - dicono a Mesiano - questo significa "manodopera disponibile"».

26 gennaio 2004