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Docenti, il rebus del merito
Il progetto allo studio vorrebbe una parte della
retribuzione legata solo ai titoli accumulati
di Giovanni Scaminaci
Ancora al punto di partenza l’ingresso del merito nella busta paga dei docenti
"più bravi". L’incremento legato al merito, infatti, potrebbe arrivare già dal
prossimo anno in base al contratto collettivo del 2003, che ha demandato la
ricerca delle soluzioni più adeguate a una commissione composta da
rappresentanti del Miur, dell’Aran e delle organizzazioni sindacali firmatarie.
La commissione, tuttavia, ha cominciato a riunirsi solo lo scorso dicembre —
data entro la quale, secondo le previsioni dell’articolo 22 del contratto,
avrebbe dovuto ultimare i lavori — e ha tenuto l’ultimo incontro mercoledì 10
marzo. Senza però arrivare a una soluzione del problema. Del
resto il tentativo di "pagare di più i più meritevoli" è ormai antico (si veda
la scheda in basso al centro), ma le buone intenzioni sono sempre naufragate
sugli scogli di una realtà ostile. È ancora fresco il ricordo delle proteste che
travolsero l’allora ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer, che aveva tentato
di premiare i docenti migliori attraverso il cosiddetto "quizzone". Un altro
elemento di conflitto è rappresentato dal fatto che contemporaneamente in
Parlamento si discute dello stato giuridico degli insegnanti e, quindi, anche
del problema del merito.
Carriera legata ai titoli. Come base della discussione, l’Aran ha
preparato un documento che prevede la differenziazione degli stipendi in
relazione ai titoli posseduti dai docenti. Lo sviluppo di carriera che si
ipotizza è «articolato su due fasce: una agganciata all’anzianità, l’altra alle
competenze professionali». Al inizio carriera la progressione economica sarebbe
legata all’anzianità e successivamente alla professionalità, in base a parametri
oggettivi e certificabili. Si tratta di una proposta che, rompendo lo schema per
cui la retribuzione è legata solo all’anzianità, introduce delle novità in un
universo "piatto". Ai docenti arriverebbe un messaggio preciso: se volete
guadagnare di più dovete accumulare più titoli e assumere nuove responsabilità.
Con qualche perplessità, tuttavia. La qualità del lavoro in classe? I risultati
conseguiti dagli studenti? Tutto questo potrebbe non contare nulla, perché non è
un titolo certificato, è difficile da accertare, e tale tipo di valutazione
comporta troppi rischi. Con il risultato, tuttavia, che un insegnante con molti
titoli ma di mediocre intervento in classe, guadagnerebbe di più di chi fa un
ottimo lavoro con gli alunni ma è meno titolato.
La merit pay. L’Aran ritiene che non sia percorribile l’ipotesi della
merit pay, cioè dell’avanzamento di carriera basato sull’accertamento della
qualità dell’insegnamento, cioè delle prestazioni dei docenti. Queste andrebbero
misurate tenendo conto dei risultati di apprendimento degli studenti oppure con
la valutazione di supervisori. Il documento dell’Aran, citando l’Ocse, demolisce
il sistema della merit pay, perchè si sarebbe rivelato fallimentare dove è stato
adottato. Ciò soprattutto «perché il prodotto dell’attività d’insegnamento è
difficile da osservare», isolandone i numerosi contributi. Da qui l’ipotesi di
avvalersi solo di «strumenti oggettivi e misurabili, come, ad esempio, la
formazione e l’autoformazione certificabile».
Il nuovo stato giuridico. Soppressione delle Rsu di scuola, area di
contrattazione autonoma, diritti, doveri e profilo professionale definiti per
legge, possibilità di carriera: sono queste le previsioni fondamentali dei due
disegni di legge sullo stato giuridico degli insegnanti, attualmente in
discussione in Parlamento. Si tratta della proposta di legge 4095 dell’onorevole
Angela Napoli (An) e della proposta 4091 dell’onorevole Paolo Santulli (Fi) e
altri. Secondo i relatori, la contrattazione collettiva avrebbe accentuato la
«dipendenza» degli insegnanti piuttosto che la loro «autonomia» e
«responsabilità professionale». Bisogna invertire la rotta,
prevedendo, tra l’altro: la possibilità di carriera e di retribuzione per
merito; l’articolazione «della funzione docente in specifiche funzioni di
docente tirocinante, docente ordinario e docente esperto»; la «valutazione delle
prestazioni di ogni titolare della funzione docente ai fini della progressione
economica e di carriera».

15 marzo 2004
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