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Gilda degli Insegnanti di Napoli
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«Noi prof, in aula con l’elmetto»
Ma che cosa crea tanto disagio? Che cosa rende infelici i professori? «Siamo schiacciati - sostiene Serafina Gnech, del Centro studi della Gilda - dalla burocrazia che premia, del docente, l’ossequio al sistema e non le cose veramente importanti. E’ perfino alterato il concetto di libertà di insegnamento e si esalta, invece, l’individualismo, frantumando la dimensione collettiva del lavoro. Eppoi, siamo costretti a rincorrere modelli pedagogici pensati per un uso immediato dei titoli di studio, da spendere sul mercato del lavoro. Così la scuola si piega alle mode effimere, fingendo di ignorare che i livelli di istruzione sono in calo pauroso». Dunque, il malessere dei prof è profondo, anche per colpa di rapporti sempre più difficili con gli alunni. «In certi casi c’è una totale incomunicabilità - continua Serafina Gnech - Sono indifferenti, entrano ed escono dall’aula senza alcun coinvolgimento. Chi parla in dialetto, per esempio, spesso non accetta di parlare in italiano. Le nuove generazioni stanno perdendo il senso della scuola. Ma c’è anche un problema di violenza, di aggressività. Il fenomeno del bullismo è in crescita». Poi aggiunge: «Ci sentiamo “dimezzati” perché ci hanno sottratto anche gli strumenti. Con l’Istituto Invalsi che si dovrà occupare di due delle prove di maturità e con le riforme (anche l’ultima) che di fatto “costringe” gli insegnanti a non bocciare più, con le famiglie, che hanno scoperto la via del Tar per “difendere” i loro figli, che valore hanno i voti? Qualcuno deve pur dirlo: la maggior parte sono “finti”. Anche perché se un professore in una classe mette troppi 4 si sente dire che non sa insegnare». Non solo. A ciò si aggiunge il pressing del ministero per alleggerire le percentuali degli abbandoni. Un tempo quelli di “manica larga” avevano
pessima fama. Quelli severi, al contrario, erano i più stimati. E ora? I
professori devono pur campare. «Con pochi soldi - aggiunge la Gnech - I single
sono i più disperati e se vivono a Milano rischiano proprio la fame. Da quando
lo disse De Mauro non è cambiato nulla. Le carriere? Tutto fermo, non abbiamo
sbocchi». La società è incapace di governare i fenomeni, così tutto si scarica
sulle loro spalle. E’ questa l’opinione dei docenti. «Con atteggiamenti di
facile demagogia il ministero ci chiede di fare i terapeuti, gli psicologi, i
tuttofare. Questo non è dovuto». Nessuno nega la necessità di figure di questo
genere, ma per i professori non si possono fare le nozze con i fichi secchi. 6 marzo 2004 |