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Premier in cattedra in aiuto della Moratti
Le critiche alla riforma? Fatte dalle «solite minoraze
chiassose e ideologicamente organizzate». I sindacati? «Disinformati». In due
ore di monologo televisivo, Berlusconi spiega agli italiani i pregi della nuova
legge sulla scuola. E perché devono farsela piacere a ogni costo
IAIA VANTAGGIATO
Deve essere stata una serata faticosissima per Letizia Moratti e Silvio
Berlusconi che - per circa due ore - hanno dovuto intrattenere il pubblico di
«Porta a Porta». Due ore di teneri duetti a tratti melensi e sempre un po'
noiosi; due ore passate a spiegarsi l'un l'altra tutti i pregi di una riforma
del tutto priva di difetti. «La più complessa e organica - come Bruno Vespa si
affretta in apertura a sottolineare - dopo quella Gentile». Una grande prova di
civiltà da parte del presidente del consiglio e del ministro dell'istruzione che
- pur abbandonati da tutti - lo show l'hanno responsabilmente condotto da soli.
Fa niente la defezione di Tullio De Mauro, passi quella di Enrico Boselli. La
«gente», le famiglie vogliono e devono sapere. Lo spettacolo deve continuare.
In studio ospiti discreti, voci basse e toni adoranti. «Il sindacato è una
lobby» è il pertinente commento del direttore del Quotidiano nazionale Giancarlo
Mazzucca alla riforma della scuola.
E lobbista, dunque, è chiunque la critica. Si spinge oltre Luigi Bacialli,
direttore del Gazzettino di Venezia: contro questa riforma solo invettive,
insulti e mancanza di rispetto. Lui, invece, il rispetto non manca di
dimostrarlo per tutta la trasmissione. Eccome.
Dal coro si stacca solo la voce del direttore del Messaggero Paolo Gambascia:
Moratti ci aveva assicurato che la riforma si sarebbe fatta solo a fronte della
partecipazione di tutti ma così non è stato e le famiglie sono preoccupate. Una
nota neanche troppo stonata ma sufficiente a incrinare l'armonia prestabilita
dai due direttori d'orchestra.
«Non è vero che la riforma non piace - si agita Letizia Moratti sino a quel
momento immobile -, una ricerca Eurispes registra un gradimento che va dal 53 al
75%. A creare allarmismo sono quelli che strillano e che danno false
informazioni». Sul languido tema di Via col vento, il presidente le sfiora
amorevolmente il polso: «Gli strilli vengono da una minoranza chiassosa e
ideologicamente organizzata. Insegnanti e genitori sono scesi in piazza
inconsapevoli di fare il gioco dell'opposizione». Poi ministro e presidente si
guardano. E' la scintilla: non si può giocare sul futuro dei nostri figli.
E tuttavia nel merito della riforma - anticipo, obbligo scolastico, tutor, tempo
pieno, finanziamenti, doppio canale e canalizzazione precoce, precari - ancora
non si entra. L'unica speranza sono i sindacati, collegati in diretta con gli
studi di via Teulada.
Lo Snals ci mette assai poco a deludere le aspettative. A Fedele Ricciatto il
compito di lanciarsi in una scapicollata giustificazione non richiesta: non
siamo scesi in piazza noi, né scioperemo il 26 marzo. Mica è un compromesso - ci
tiene a precisare - ma la richiesta di «una forte mediazione».
La parola passa quindi alla Uil che non solo in piazza è scesa ma che ha appena
dichiarato uno sciopero della scuola di otto ore. Luigi Angeletti prova
timidamente ad esprimere qualche perplessità ma Vespa l'incalza: «Il tempo
pieno, Angeletti, il tempo pieno. C'è o non c'è?». Smarrimento negli occhi del
segretario: «Mai detto che questa riforma lo cancelli». In studio, un unico,
grande sospiro di sollievo. Si è trattato solo di un malinteso. Così Angeletti
ci riprova con la storia antica, scomparsa dai programmi della scuola media.
Macché - gli ribatte Moratti - alle medie ci saranno gli approfondimenti. Su
Medioevo e Risorgimento.
Di due battute - senza diretta - devono accontentarsi Enrico Panini della Cgil e
Daniela Culturani della Cisl. E di una sola battuta si serve Berlusconi per
liquidarli: «E' difficile ascoltare così tanta disinformazione e così tante
stupidaggini in così poco tempo».
Ma infine l'informazione arriva e illumina l'obiettivo della riforma: «Sanare -
come spiega Moratti - le diseguaglianze e le iniquità che la scuola che abbiamo
trovato ha prodotto attraverso programmi e percorsi uguali per tutti». Non
basterebbe un intero ciclo di Porta a porta per spiegare il paradosso. Quanto
all'anticipo è una possibilità che viene offerta alle famiglie che allo stato
dovrebbero essere solo che grate. E la copertura finanziaria nel caso in cui
80mila bambini ne facessero richiesta? Naturalmente i soldi ci sono ma
naturalmente in studio non c'è Tremonti. Delle tante promesse fatte ieri sera -
assunzione dei precari, miglioramenti salariali per gli insegnanti, interventi
contro la dispersione scolastica - chi garantisce allora?
11 marzo 2004
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