Gilda degli Insegnanti

di Napoli

 

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Ad aprile si aprono le liste per l’assegnazione delle cattedre nell’anno 2004-2005. Il ministero non emanerà più circolari: troppi ricorsi
Precari della scuola, un decreto per le graduatorie
La legge di riordino al Senato, ma va a rilento. I docenti: «Basta con la politica dei tagli»


di ANNA MARIA SERSALE


ROMA - Il governo emanerà un decreto salva-precari, per evitare una nuova «guerra tra poveri». La legge sulle nuove forme di reclutamento degli insegnanti, infatti, non sarà pronta in tempo per compilare le graduatorie del 2004-2005. In ballo ci sono i «criteri di equità» promessi ai precari storici, insegnanti abilitati con anni di servizio alle spalle, ma ancora legati alle supplenze saltuarie. Le regole eque erano state invocate per ridurre il gap che li separa dai Sissini, questi ultimi freschi di corsi post-laurea, che dovevano garantire a chi li frequenta il «posto sicuro». Ma il disegno di legge sui precari, presentato dopo le manifestazioni di piazza del 2003, è ancora in attesa del primo «sì» del Senato, che arriverà forse nei prossimi giorni.

Le graduatorie in Italia sono un vero vaso di Pandora, che ad aprile dovrà essere riaperto per procedere alla assegnazione delle cattedre per il nuovo anno scolastico (le nomine dovranno essere completate entro la prima metà di luglio). Il ministero dell’Istruzione, però, per dettare le nuove regole in attesa della legge non potrà più limitarsi ad una circolare, altrimenti continuerà la corsa al Tar dei contendenti. Le norme in vigore sono una giungla piena di insidie e se non arrivasse il decreto esploderebbe di nuovo la protesta dei precari: «Il problema è ancora irrisolto, non vogliamo essere scavalcati e abbiamo una nostra proposta», sostiene Gianfranco Pignatelli, presidente del Cip, il Comitato italiano precari, una delle sigle storiche nata negli Anni ’90.

I rappresentanti dei 200mila insegnanti che vengono utilizzati come ”tappa buchi” o come ”docenti con incarico temporaneo” ieri si sono dati appuntamento a Roma. «Chiediamo il riordino dei criteri di reclutamento - continua Pignatelli - su basi certe e trasparenti, azzeramento dei privilegi lobbystici, equa valutazione dei titoli e del servizio, inoltre l’attribuzione di un punteggio aggiuntivo». I 6 punti di base previsti per i precari storici sono considerati «briciole». «Inoltre - aggiunge Pignatelli - chiediamo che si fermi la politica dei tagli, la scure che si abbatte sulla scuola non fa che impoverirla». L’idea del punteggio aggiuntivo non dispiace all’Udc, che tra i partiti di maggioranza è quello che si è eretto a difensore dei «diritti calpestati». L’anno scorso, dopo una delle proteste davanti a Montecitorio, il ministro per i Rapporti col Parlamento, Carlo Giovanardi, uscì dal Palazzo per parlare con i manifestanti. Disse che il governo si impegnava a «rendere equi i criteri delle graduatorie». Certamente sarà così, ma l’iter parlamentare non si annuncia rapido e il decreto-ponte servirà a mettere ordine nel caos e a dare garanzie ai precari doc.

Il ministro Letizia Moratti aveva già tentato la strada dell’equità, dando 18 punti in più ai precari storici, ma il bonus è stato bocciato dal Consiglio di Stato. La legge in discussione in Senato cerca ora di mettere fine allo scontro tra “diciottisti” e sissini. In uno degli articoli, tra l’altro, prevede una ulteriore agevolazione: «Chi non ha ancora l’abilitazione, ma ha insegnato almeno 360 giorni nel quadriennio 1999-2003, potrà conseguire l’abilitazione mediante concorso riservato». Ma su questo punto ci sono delle critiche, anche se il corso di un anno, propedeutico al concorso, sarà gestito dalle Università e non avrà nulla a che spartire con i corsi ministeriali di vecchia memoria, che si concludevano con una abilitazione quasi automatica.

Le prossime settimane saranno decisive. Al summit di ieri i precari sono stati chiari: «Non è pensabile che in Italia ci siano più di centomila posti vacanti nella scuola, coperti dai “paria” della società, i precari».

17 febbraio 2004