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Precari della scuola, pianura contro
montagna
Ricorso contro la decisione di raddoppiare il punteggio
con effetto reatroattivo a chi ha lavorato in sedi disagiate
Un ricorso collettivo contro il decreto legge 97 e la legge di conversione 143.
Ovvero, i precari della scuola che ben conoscono questi numeri famigerati (ed in
provincia ve ne sono quasi duemila, di insegnanti non ancora di ruolo)
dichiarano guerra al governo sulla questione, in particolare, dei criteri di
aggiornamento delle graduatorie permanenti dalle quali si attinge per le nomine
degli insegnanti. Per la provincia, la questione è di particolare rilevanza
soprattutto dal momento che sono stati ripristinati, con effetto retroattivo, i
punteggi doppi per chi insegna nelle scuole di montagna (con effetti
sconcertanti, paradossali e devastanti sulle graduatorie, come evidenziato di
recente, al momento della considerazione dei singoli casi).
Così la Cisl di Belluno, al pari degli altri sindacati, si era prontamente
attivata presso le segreterie nazionali per chiedere un confronto con il
governo. Confronto che non c'è stato. Di qui la decisione di presentare un
ricorso collettivo del personale precario.
Come partecipare a questo ricorso? Bisogna anzitutto appartenere alla cosiddetta
terza fascia, quindi bisogna presentarsi alla Cisl di Belluno, che ha la sua
sede in via Feltre25 (le adesioni si raccolgono entro il 15 luglio). Occorre
apporre la firma sul mandato, fornire una fotocopia del documento di identitià e
si deve versare una quota di 40 euro se iscritti, o di 60 euro, se non si è
iscritti al sindacato. La quota è onnicomprensiva di spese ed onorari per il
giudizio davanti al Tar del Lazio e per il giudizio innanzi la Corte
costituzionale. Le adesioni verranno inviate allo studio legale romano
interessato della questione.
«L'iniziativa - sottolineano però alla Cisl di Belluno - avrà valore anche per
il numero di docenti che vi aderiranno: la capacità di pressione sarà
proporzionale alla consistenza delle adesioni e assumerà un importante
significato politico in termini di protesta».
Egidio Pasuch
10 luglio 2004
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