«Moratti vattene». I Cobas in piazza
contro la riforma della scuola
di red
La riforma Moratti della scuola non piace proprio. Non piace agli studenti, non
piace ai genitori, non piace agli insegnanti. Dopo appena due giorni dalla
grande manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil, anche i Cobas scendono in
piazza in tutta Italia per manifestare contro il progetto di legge di Letizia
Moratti.
A Roma il corteo dei sindacati di base è partito questa mattina alle 10 da
piazza della Repubblica, per concludersi davanti al Senato. «Moratti vattene».
Così recita lo striscione che ha aperto il corteo nella capitale, dove il
freddo, la pioggia e la grandine, hanno ostacolato i manifestanti. Alcuni
precari della scuola, mascherati da «clochard» in testa al corteo: «Siamo
docenti ridotti a barboni - spiegano - talmente flessibili da essere senza
tetto». Il leader dei Cobas Piero Bernocchi, annuncia una lunga serie di
scioperi. «Ce ne saranno altri prima degli scrutini - afferma - se la situazione
non cambierà metteremo in discussione la fine dell'anno». Se i confederali
confermeranno lo sciopero unitario per il mese di marzo, «lo prenderemo in
considerazione - afferma Bernocchi - anche se noi chiediamo il ritiro di questo
decretaccio , mentre loro stanno
trattando».
A Milano, secondo i Cobas l'adesione allo sciopero è stata del 20%. Al corteo
hanno partecipato un migliaio di lavoratori della scuola tra docenti e non
docenti. Hanno sfilato anche alcune decine di studenti delle scuole medie
superori, e i genitori, con qualche bambino della Rete Scuola, l'organismo che
15 giorni fa aveva dato vita all'imponente manifestazione di Milano con circa
40.000 persone. Lo sciopero generale dei Cobas coinvolge tutte le altre
principali città italiane: Torino, Bologna, Firenze, Trieste, Cagliari, Napoli e
Palermo.
Nel presentare la manifestazione nazionale del primo marzo, il portavoce dei
Cobas della scuola, Bernocchi, ha ribadito il dissenso netto nei confronti della
'filosofia morattiana della scuola-azienda e dell’istruzione-merce’. « È
un'iniziativa che punta al ritiro 'senza se e senza ma’ del decretaccio – spiega
Bernocchi- che cancella il tempo pieno e prolungato, istituisce il tutor/capo
maestro e disgrega la scuola dell'infanzia, elementare e media, alla
cancellazione dell'intera riforma Moratti, il cui impianto classista separa gli
studenti dei licei dagli apprendisti dell'avviamento professionale fin dai 12
anni e con la cosiddetta alternanza scuola-lavoro subordina la scuola agli
interessi aziendali».
Il sindacalista dei Cobas aveva spiegato con una punta di polemica la ragione di
una manifestazione alternativa all’enorme corteo di 100 mila persone del 28
febbraio organizzato da Cgil, Cisl e Uil: «Preso atto che ogni tentativo di
arrivare a una convocazione unitaria è stato reso impossibile dalla non volontà
confederale di far davvero 'saltare il bancò della Moratti, i Cobas hanno
risposto alla forte domanda che viene dal movimento convocando per il primo
marzo lo sciopero generale della scuola».
Sabato scorso a Roma i sindacati confederali sono riusciti a portare una marea
di persone da tutta Italia. Studenti, genitori. e professori hanno sfilato in
una manifestazione colorata e animata dai fischietti e dalla musica di Fabrizio
De Andrè, da piazza della Repubblica fino a piazza del Popolo. Qui i
rappresentati di Cgil, Cisl e Uil hanno attaccato duramente la proposta di
riforma scolastica portata avanti dal ministro dell’Istruzione Moratti. «Si sta
viluppando la protesta nei confronti della controriforma del ministro Moratti e
si sta confermando come il mondo della scuola valuta questa riforma. È molto
probabile che questa iniziativa crescerà fino allo sciopero» aveva detto il
leader della Cgil Epifani. Intanto, i Cobas –scuola hanno deciso di non perdere
tempo sfilando da soli il primo marzo.
1 marzo 2004
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