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Italia senza diploma
Un quarto degli studenti non finisce gli studi. E la
riforma Moratti non aiuta CINZIA
GUBBINI
ROMA - Uno studente su quattro in Italia non arriva a conquistare un
diploma superiore: sono 240 mila i ragazzi e le ragazze che si perdono per
strada una volta inziate le scuole superiori. I picchi si registrano nelle
scuole professionali, tecniche o artistiche, con una concentrazione al sud -
anche se le cose non sono così semplici, visto che al quindicesimo posto delle
regioni italiane troviamo ormai la Lombardia. Un problema serio, anche perché
l'Italia continua a essere in fondo alla lista dei paesi europei: peggiori
performances sono realizzate soltanto da Grecia e Portogallo. L'obiettivo
dell'Europa, sancito dal patto di Lisbona, è di abbassare la percentuale
dell'abbandono scolastico al 10%. Ieri il ministero dell'istruzione ha fatto un
passo su questo tema firmando un protocollo d'intesa con il ministero
dell'interno che vara l'istituzione di un comitato tecnico-scientifico con il
compito di programmare, progettare e gestire iniziative volte a diffondere la
«cultura della legalità» nelle scuole con lo scopo di prevenire la dispersione
scolastica e «il disagio giovanile». La durata è stata fissata per due anni,
fino al 2006.
L'accoppiata dei due ministeri, su un problema tanto complesso può sembrare
singolare. Anzi, lo è: «Sarebbe stato il caso di investire il ministero del
Welfare, come ministero delle politiche sociali, piuttosto che il ministero
dell'interno», osserva uno che di dispersione scolastica se ne intende,
l'assessore alla scuola del comune di Napoli, Raffaele Porta. Nella provincia di
Napoli i dati sulla dispersione scolastica nelle scuole superiori sono
drammatici: ogni anno vanno incontro a un insuccesso scolastico - vengono cioè
respinti, oppure abbandonano gli studi - circa il 30% degli iscritti. Di questi,
soltanto una metà si iscrive all'anno successivo. «Nel 2001-2002 - spiega Porta
- su 12 mila ragazzi che persero l'anno, solo 7 mila tornarono nelle file
scolastiche. Il resto, cioè 5 mila persone, sono andate perse». E Napoli è un
comune in cui si è cercato di fare qualcosa, per esempio con la sperimentazione
del progetto «Chances», che mettendo in campo «maestri di strada» cerca di
offrire una seconda opportunità a chi ha lasciato al scuola: «Ma, appunto, è
ancora una sperimentazione - osserva Porta - purtroppo il progetto è ancora
pilota, rinnovato di anno in anno, con educatori che di fatto sono precari».
Questo il quadro, a cui va aggiunta una delle chicche della riforma Moratti:
l'abolizione dell'obbligo scolastico per sostituirlo con la formula del
«diritto-dovere all'istruzione». Dal 2003, anno di approvazione della riforma, è
stata abrogata la legge 9 del `99 che alzava l'obbligo scolastico a 15 anni. Le
statistiche dicono che grazie all'obbligatorietà dell'iscrizione alle scuole
superiori finita la terza media si tirarono dentro al sistema scolastico 40 mila
ragazzi in più. Ma non solo, spiega Dario Missaglia segretario della Federazione
scuola, università e ricerca della Cgil: «Di questi i due terzi hanno continuato
a studiare. Questo dimostra che se si interviene nei processi di rimotivazione,
è possibile combattere la dispersione scolastica, ovviamente investendo sulla
scuola che deve superare una cultura scolastica spesso troppo distante dalla
vita dei ragazzi».
Niente di tutto ciò all'orizzonte, tant'è vero che la soluzione trovata dal
ministero di viale Trastevere per arginare l'emorragia di studenti nell'anno di
buco tra medie e superiori è stata quella di firmare protocolli d'intesa con le
regioni (su richiesta di queste ultime) per creare corsi in grado di offrire
un'alternativa a chi decide di lasciare la scuola. Un vero e proprio sistema
parallelo, e che perdipiù ancora manca di standard nazionali definiti. Uno dei
primi protocolli fu firmato con la regione Lombardia, ed è proprio qui che l'effetto-Moratti
si è fatto sentire con particolare vigore. Il tasso di abbandono è passato dal
3,7% del 2001/2002 al 4,5% del 2002/2003 (anno di abolizione dell'obbligo).
proprio nel corso di quets'anno, l'11,4% degli studenti che si erano iscritti al
primo anno degli istituti professionali lombardi hanno abbandonato la scuola,
contro un tasso del 7,7% dell'anno precedente.
7 febbraio 2004
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