Gilda degli Insegnanti

di Napoli

 

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L’anno 2004-2005 è pieno di incertezze per l’applicazione della riforma Moratti. E le prenotazioni sono già cominciate
Scuola, iscrizioni con incognite
Previsti tagli al tempo pieno, cambiamenti di materie e modifiche degli orari


Iscrizioni al buio. È proprio il caso di dirlo, visto che sul prossimo anno scolastico 2004-2005 aleggia un’incognita grande come una casa, la riforma Moratti. In questi giorni partono le iscrizioni, ma del decreto attuativo necessario per l’applicazione delle nuove regole non si hanno notizie. Sarà approvato entro breve? Ci sarà una nuova proroga e quindi per ora le cose non cambiano? Da un caso all’altro la differenza è abissale. Se ne parlerà in un convegno in programma alla Gran Guardia domani e dopodomani, e incentrato proprio sulla riforma e sui cambiamenti che porterà nelle dinamiche scolastiche e familiari. Il convegno «Ente locale, scuola e riforma: gestire il cambiamento» è stato promosso su iniziativa dell’assessorato all’Istruzione del Comune in collaborazione col collegio dei dirigenti scolastici. A presentarlo sono stati ieri l’assessore all’Istruzione Maria Luisa Albrigi, il collega della Provincia Adimaro Moretti degli Adimari e il presidente dei dirigenti scolastici Enrico Cherubini. Quello che la riforma propone, oltre a un’incognita per tempi e modi d’attuazione, contiene elementi più che sufficienti a preoccupare migliaia di famiglie, ed è questo il vero nodo cui sono messi di fronte scuole ed enti locali. Oltre alle modifiche in tema di materie e insegnamento, c’è la questione del previsto «taglio» del tempo prolungato alle medie e soprattutto del tempo pieno alle elementari. Comporterà, se messo in pratica, una rivoluzione obbligata nella vita dei bambini ma anche nelle abitudini delle loro famiglie. Molte delle quali, questo è il guaio, di cambiare abitudini non solo non hanno voglia ma nemmeno la minima possibilità. «Il taglio del tempo pieno vuol dire passare dalle 40 ore attuali del tempo pieno- 8 ore per 5 giorni alla settimana- a 27 ore, per forza spalmate solo sulla mattina», spiegano Albrigi e Cherubini. «Questo significa due cose: non è garantito che l’offerta formativa pubblicizzata in questo periodo di iscrizioni sia quella definitiva; le famiglie che tendono sempre di più a delegare l’educazione alla scuola si trovano investite da una modifica che non sono in grado di gestire e da una scelta responsabile che forse non sono in grado di fare. Anche per poca informazione». «Pensiamo ai bambini con entrambi i genitori che lavorano», prosegue l’assessore. «Se invece che alle 16 escono da scuola alle 12, come faranno le famiglie?» Si tratta, com’è ovvio, di un dilemma che riguarda migliaia di famiglie. Se sono 2.500 i bambini che ogni anno entrano nelle prime elementari della città, 13mila sono i pasti serviti ogni giorno a scuola dalle mense comunali per gli alunni che si fermano anche al pomeriggio. «Chi avverte che il tempo pieno è in pericolo si rivolge alla realtà più vicina, cioè l’ente locale», spiega la Albrigi. «Sono valanghe le lettere di famiglie che chiedono, anzi pretendono, che sia proprio il Comune a integrare a sue spese le ore mancanti al tempo pieno. Ma le nostre risorse non bastano, e poi a dir la verità non sarebbe neanche nostro compito». Una realtà che l’assessore teme possa profilarsi in caso di attuazione della riforma è la discriminazione sulla base delle condizioni delle famiglie. «Se le scuole proporranno l’integrazione a pagamento delle 27 ore per tenere i bambini fino alle 16 e coprire così la fascia rimasta scoperta, ci saranno famiglie che possono pagare e famiglie no. È anche per questo che aumenterà la richiesta di intervento del Comune». Domani, dalle 9 alle 18, è prevista una giornata di studio e confronto fra autorità locali e mondo della scuola. Sabato giornata aperta ai rappresentanti dei genitori dalle 9 alle 13.30.

(b.pi.)

8 gennaio 2004