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Scuola: professori di religione in ruolo senza concorso
di Mariagrazia Gerina
È la Chiesa a decidere se possono o meno insegnare. Però è lo Stato che si
impegna a garantire loro il posto di lavoro, anche nel caso in cui la Chiesa
dovesse decidere che non sono più adatti all’insegnamento della religione
cattolica. Faranno un concorso e non si ritroveranno iscritti in nessuna
graduatoria, bensì in un elenco.
Insegneranno in una scuola, che chiederà la laurea anche agli insegnanti
elementari, ma il loro certificato d’accesso, sarà un attestato di idoneità
siglato dall’autorità ecclesiale. Infine, se verranno licenziati, lo Stato
offrirà loro una corsia preferenziale per accedere all’insegnamento di altre
materie. E a quel punto, grazie all’anzianità accumulata insegnando religione
potranno scavalcare i loro colleghi che hanno superato un concorso e affrontato
anni di precariato per vivere anche quest’ultima ingiustizia.
Gli insegnanti di religione sono già un’anomalia perché insegnano una materia
che dal 1984 è facoltativa, ma lo saranno ancora di più quando entrerà in vigore
la legge sullo statuto giuridico degli insegnanti di religione cattolica degli
istituti e delle scuole di ogni ordine e grado, che ieri è stata licenziata
dalla Camera con 231 voti a favore e 105 contrari. E c’è già chi, come i
mazziniani d’Italia, fa appello al senato, che dovrà ora esaminare il disegno di
legge, per bloccare un provvedimento che «ferisce ancora una volta i principi
della laicità dello stato e della dignità della Costituzione». Oppure chi, come
Roberto Villetti, dello Sdi, pensa a un referendum «che sia anche un segnale di
mobilitazione a difesa della scuola pubblica a cui questa legge dà un altro
colpo».
Quest’anno, per la prima volta, nella scuola italiana sono state bloccate le
assunzioni. Nessun nuovo assunto, nessuna nuova immissione in ruolo, solo
supplenze per tappare i buchi di una scuola che è ormai alla bancarotta. Per
mancanza di fondi, nemmeno un insegnante precario ha potuto fare il salto che
ora ventimila insegnanti di religione, tanto per cominciare, si preparano a
spiccare. Il testo di legge licenziato ieri dalla Camera prevede una spesa di
7.418.903 euro per il 2003 e di 19.289.150 euro per il 2004. E in più 261mila
840 euro per lo svolgimento del primo concorso, che servirà, per altro, solo per
accertare la conoscenza dell’ordinamento scolastico e degli orientamenti
didattici e pedagogici.
Perché per il resto, il controllo è affidato unicamente all’autorità
ecclesiastica. «Quelli per finanziare questa legge sono gli unici stanziamenti
aggiuntivi che questo governo ha fatto in due anni per l’Istruzione,
l’Università e la Ricerca», denuncia Paolo Romanelli, dei Verdi, che parla di
«marchetta indecente al clero vaticano». «Nient’altro - si chiede - meritava uno
sforzo economico, cavalier Berlusconi, ministro Moratti? Non le scuole che
cadono a pezzi, non il sostegno all’handicap, non la ricerca di base, non il Cnr,
l’Enea? Non il progetto lingue 2000, non il fondo per l’innovazione tecnologica
degli istituti?».
Soldi, che - denuncia Alba Sasso dei Ds - sono servono a creare di fatto «un
canale di reclutamento privilegiato, riservato solo agli insegnanti di
religione. Per risolvere il problema degli insegnanti di religione, si vanno a
intaccare i diritti degli altri insegnanti». «Con questa decisione si
stravolgono le regole che governano il mercato del lavoro nella scuola,
considerato che si riconosce come requisito unico l'idoneità rilasciata
dall'ordinario diocesano», denuncia Enrico Panini, segretario generale della
Cgil Scuola.
Ieri, alla Camera, ha votato contro Ds, verdi, Rifondazione e, dalla
maggioranza, anche Giorgio La Malfa, che si è astenuto e il nuovo Psi. L’Udc
assente in aula, mentre la Margherita, insieme all’Udeur, hanno votato sì al
disegno di legge scritto dalla maggioranza e licenziato con poche marginali
modifiche. Si è confermata dunque la spaccatura tra Ds e Margherita, che era
emersa fin dalle prime battute. Frattura ricomposta solo quando si è passati
all’esame degli emendamenti. Molti quelli votati insieme da Ds e Margherita, nel
tentativo comune di migliorare il testo di legge scritto dalla maggioranza.
Per esempio, introducendo la laurea come titolo obbligatorio. Oppure, rendendo
più corposa la materia del concorso. O ancora perché sia almeno istituita una
vera e propria graduatoria e non un elenco da cui le autorità ecclesiali possono
attingere con assoluta discrezionalità. Niente di tutto questo però è passato al
vaglio della maggioranza e ella fine, il testo è stato licenziato dall’aula
senza sostanziali modifiche. E con il voto favorevole della Margherita.
Anche tra i centristi dell’Ulivo non è mancato il dissenso. E c’è stato anche
chi, come Franca Bimbi, ha scelto di non prendere parte al voto. «Non potevo
votare un provvedimento contrario alla laicità dello stato, contrario alla
libertà religiosa individuale e alla libertà d’insegnamento», spiega la deputata
della Margherita: «Gli insegnanti di religione sono dipendenti della pubblica
amministrazione, non si può far dipendere il loro lavoro dal gradimento di
un’autorità esterna. Questo è contrario alla libertà d'insegnamento. Un altro
punto invece è contrario alla libertà religiosa: si presuppone che tutti i
cattolici italiani siano cattolici nel mondo in cui lo pretende l’autorità
ecclesiastica come se non ci fosse un dibattito anche sulla fede».
5 febbraio 2004
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