Gilda degli Insegnanti

di Napoli

 

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Due casi limite
Insegnante e malato in miseria


Il colletto bianco. Insegnante, moglie a carico, tre figli che vanno a scuola, 1100 euro al mese. L’affitto di una casa a Quartu, 350 euro, il minimo indispensabile. Le bollette, la spesa, quando si può. E certe volte non si può. Ecco che Stefano e Laura si rivolgono all’Opera diocesana. Colletti bianchi che si confondono, nella fila, con indigenti veri, ex carcerati, ragazze madri, extracomunitari, studenti universitari, invalidi, pensionati. «Prendiamo il minimo indispensabile: pasta, cibo, burro, olio, qualche cappotto. I ragazzi vogliono i capi alla moda, soffrono. Ma non si può. Voglio che studino. E che non facciano come me. Si campa male, a fare gli insegnanti».

Se il cuore cede. Anna Maria, 57 anni, ha compilato ieri la richiesta di assistenza. Suo marito Marco lavorava. Poi si è ammalato di cuore ed ha dovuto smettere. Ora aspetta il trapianto al San Camillo di Roma. Per pagarsi le cure sono stati costretti a vedersi la casa, in viale Sant’Avendrace. In attesa della pensione ordinaria, che arriverà ai 65 anni, vivono con l’assegno di invalidità da ex artigiano di Marco: 230 euro al mese. Abitano da parenti. I figli lavorano a Roma, da precari, non li possono aiutare. Chiedono vestiti, cibo.

27 gennaio 2004