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La solidarietà negli ambienti
scolastici. Numerosi supplenti provenienti da fuori provincia cercano colleghi
per dividere l’affitto dell’alloggio
Il doppio lavoro di bidelli e docenti precari
Dall’ausiliario-pizzaiolo al tecnico-imbianchino, il
“fai da te” per integrare il misero stipendio
Le chiamano nuove povertà, quelle della scuola statale che fatica a fare
quadrare i conti di fine mese. Crisi nera per le casse scolastiche ma anche per
quelle famigliari di molti Ata e docenti, soprattutto precari, nel settore
istruzione del Pordenonese. L'arte dell'arrangiarsi per chi "tiene famiglia"
oppure vive lontano dal nucleo parentale che è rimasto al Sud, si trasforma in
un atto dovuto. Combinazioni curiose professionali tra i doppio-lavoristi di
necessità (servono "schei" per la legge della sopravvivenza):
dall'ausiliario-pizzaiolo al tecnico-imbianchino, alla bidella-colf nel tempo
libero alla "call-girl" dei centri commerciali e vai con una fascia debole che
racconta una vita difficile, sempre sull'orlo della paura di non farcela, perché
basta un incidente all'automobile, una malattia e il bilancio va in rosso.«Con
uno stipendio Ata non vivi. Tanti tra il personale supplente sono costretti a
ricorrere al doppio-lavoro, altrimenti non arrivano a pagare affitto, bollette,
la scuola e i libri dei figli - testimonia tante storie di ausiliari e tecnici
della scuola provinciale il referente del settore Ata di Cgil Adriano Zonta -.
Stipendi medi di 850 euro mensili per un collaboratore scolastico, 900-930 per
un assistente tecnico o amministrativo di segreteria danno il polso della
situazione da salti mortali nel portafoglio. Così, i bidelli si arrangiano come
factotum: piccola manutenzione, giardinaggio per i vicini, anche piastrellisti
di garage, imbianchini nei week-end oppure pizzaioli. Gli assistenti tecnici
offrono prestazioni d'opera quando capita nel settore elettrico, informatico e
meccanico. Ma diventa sempre più difficile combinare gli orari, perché la scuola
dell'autonomia assorbe tante energie con i nuovi carichi di lavoro».A fine mese
non rimane un euro e guai a spezzare l'equilibrio in bilancio: il dentista
diventa una sciagura. Si ricorre al piccolo prestito, a quello che nella scuola
degli anni Settanta si chiamava "cessione del quinto", ma i precari sono esclusi
anche dal tasso di interesse agevolato del credito dello Stato (uno o due
stipendi anticipati da restituire in 12 mesi). «Scatta la solidarietà di
categoria e tra amici, oppure del sindacato - spiega la soluzione più praticata
Adriano Zonta -. Chi arriva dal Sud per una supplenza annuale cerca compagni
d'appartamento per dividere l'affitto e farsi compagnia. Risparmiare diventa un
sogno e non si vede l'ora che arrivi l'estate per diminuire le spese in benzina,
bollette del gas e dell'elettricità».Povertà vissute sulla pelle anche dai
docenti: il presidente dell'Enam di Pordenone (l'ente di assistenza magistrale
per i docenti della fascia primaria) Mauro Pivetta, registra richieste sempre
più numerose di piccoli prestiti degli iscritti (che sono oltre un migliaio) e
rimborsi-spese per cure mediche o borse di studio utili a mantenere i figli
all'università. «Vietate le pizzerie ogni settimana, il cinema è "una tantum" e
alla mostra aperta nelle città d'arte si va in gita scolastica - spiega ironica
la strategia risparmio una docente delle superiori, con la carriera tradotta in
mille 150 euro netti al mese -. Trovare soluzioni? Le ripetizioni pomeridiane,
oppure inventarsi aiuto-parrucchiera nei fine-settimana. Il contratto di lavoro
è scaduto il 31 dicembre, ma anche lo sciopero di protesta per un rinnovo
dignitoso diventa un lusso: significa un salasso di 60 euro».
(c.b.)
9 gennaio 2004
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