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Gilda degli Insegnanti di Napoli
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IL TAGLIO L’ANNO SCORSO È STATO DEL 13%. MOLTI PROF RIFIUTANO di Mario Reggio Ma non sono i soldi che mancano ad aver condizionato le tanto attese gite in compagnia dei compagni di classe. «L’anno scorso la flessione c’è stata in coincidenza della guerra in Iraq - commenta il professor Gianfranco Lorenzo, coordinatore della ricerca - allora il ministro Moratti diramò una circolare che invitava i presidi a scoraggiare i viaggi all’estero. Sommersa dalle proteste degli studenti, il ministro corresse la rotta, suggerendo di evitare le zone a rischio». Guerra o non guerra, in migliaia di scuole è iniziato lo stillicidio dei preventivi sulle mete da raggiungere: pullman, aereo, treno? Quanti pernottamenti, quanti giorni e quale albergo scegliere? Parigi, Barcellona, Praga o Vienna? E in molti casi, dopo discussioni infinite, la scelta è caduta su un viaggio all’interno dei confini nazionali: è più sicuro e costa meno. Meglio Roma, Firenze o Venezia, in testa alla classifica italiana delle presenze studentesche. Una volta superato lo scoglio dei soldi disponibili nasce un altro problema. Sono sempre più gli insegnanti che decidono di ritirare la loro disponibilità. «È un contenzioso che dura da anni - afferma il professor Gianfranco Lorenzo - i docenti chie-dono una polizza assicurativa che copra i rischi personali in caso di incidenti, visto che hanno la responsabilità dell’incolumità degli studenti giorno e notte. Sono stufi di doversi arrangiare con una diaria, che per le gite in Italia, è di 5 euro lordi al giorno». E allora, quando la gita non salta per mancanza di soldi, le scuole vanno alla ricerca di éscamotage: al professore affiancano il bibliotecario o un impiegato della segreteria, disponibili a partire. E come se tutto questo non bastasse ora, a mettere i bastoni tra le ruote, sono i presidi: se occupate o autogestite la scuo-la la gita scolastica ve la scordate. Uno sport molto in voga nelle scuole superiori di Roma e Milano. A Torino, invece, il taglio drastico è la diretta conseguenza della crisi della Fiat e delle aziende collegate all’auto. Non è raro il caso in cui le famiglie si autotassano per permettere ai ragazzi più poveri di godersi qualche giorno di relax culturale. A Bari la gita scolastica non è più di moda: l’hanno sostituita i più proficui scambi culturali all’estero, i gettonatissimi corsi di lingue e gli stage, in gran parte coperti dai fondi europei. 30 gennaio 2004
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