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Gilda degli Insegnanti di Napoli
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Che pasticcio questa riforma Moratti «Un bel pasticcio - esordisce il dirigente scolastico Fiore della media «Mendola» di Favara - difficile da interpretare. Peggio quando andrà a regime. Nuove classi di concorso. Orari che cambiano continuamente, ore di inglese ridotte. 27 ore settimanali e 6 facoltative in base alla scelta delle famiglie. I docenti, per completare suppliranno i colleghi assenti. I precari possono restarsene a casa. I titolari rischiano la cattedra. Oggi ho un organico di 60 docenti con la riforma saranno massimo 35. Un gran risparmio per lo Stato, ma sarà la morte della scuola pubblica. I docenti di educazione tecnica insegneranno scienze. Quelli di matematica, tecnologia, cioè educazione tecnica. Niente bocciati perché contano solo le presenze. La valutazione parte dalla seconda media. Di buono? Che i programmi saranno dimezzati: dai sette re di Roma si passerà direttamente a Mussolini». C'è, pure, chi legge la Riforma come motivo di contrasti. «Non c'è chiarezza, né certezze - conferma la dirigente scolastica, dell'istituto comprensivo «Garibaldi» di Agrigento, Elena Bianchetta - e non siamo in grado di fare l'organico, in attesa di chiarimenti. Sfasano i ritmi dell'anno scolastico e l'orario settimanale, ridotto a 27 ore. Bersagliati dagli insegnanti che non si sentono valorizzati, né tutelati. Docenti con 20 anni di servizio che rischiano di perdere il posto. Saltano ore di lettere, di inglese e non tocchiamo il tasto più dolente degli insegnanti di educazione tecnica». I sindacati della Riforma dicono: «E' una controriforma - Carmelo Patti segretario provinciale della Cgil scuola - causa di problemi occupazionali ed educativo-fomativi. Eliminate ore di lettere, inglese e tecnica a favore di una riduzione complessiva del monte ore con altre opzionali, a discrezione delle famiglie. Alle medie via il tempo prolungato, alle elementari si ritorna ad una sola maestra. Di fatto l'offerta formativa ed educativa non si può costruire. Inseriscono la figura del docente tutor. La Moratti dice che ogni insegnante può esserlo, ma nella riforma si parla di un docente di serie A con, rispetto ai colleghi, particolari capacità. Quali? Su di lui le responsabilità dell'offerta formativa coadiuvato in subordine da quelli di serie B. Si auspicava il collegamento dei vari cicli di studio e la separazione diventa più netta. Chiediamo che venga annullata la Riforma e riprenda una discussione seria sulla questione». Da un ministro all'altro, da una legge all'altra. Ricordando la riforma Berlinguer. «Quella riforma fece perdere alla sinistra un milione di voti - sostiene il prof. Enzo Randazzo, vicario del liceo scientifico di Menfi - la Moratti glieli restituirà con gli interessi se Berlusconi non si decide a licenziarla in fretta. E' un'imprenditrice e non conosce le esigenze dei docenti e degli alunni, né che la scuola è e deve essere, luogo di formazione e umanità. Lei sta realizzando una scuola fondata esclusivamente sui tagli». Dal canto suo, il segretario della Uil scuola, Arcadipane dice: «La scuola dovrebbe fare l'offerta formativa alle famiglie e non devono essere le famiglie a scegliere. La scuola non è un supermarket della formazione. Alcuni punti sono da chiarire come i criteri, che dovrebbero essere oggettivi, di scelta del tutor per le classi. Il tempo prolungato alle medie verrà mantenuto con le tre quote, 27, 33, 40 ore settimanali. Gli insegnanti più danneggiati saranno quelli di educazione tecnica. Inoltre, la scuola è sulla soglia della povertà come i suoi docenti. Però, per tre anni c'è l'organico bloccato per cui il personale scolastico rimarrà invariato». Alle superiori la situazione è la stessa. Il dirigente scolastico dell'Ipsia Fermi Alberto Matano. «Non va bene, speriamo che i decreti applicativi portino modifiche, altrimenti per gli istituti professionali saranno tante le note negative.Non siamo stati inseriti tra i licei tecnici, ma rimaniamo fuori. Da cinque il nostro ciclo di studi si è ridotto a 4 anni. Meno cultura e meno classi. Chi vorrà potrà frequentare l'anno integrativo come si faceva una volta al magistrale. Il ramo professionale è stato affidato alle Regioni, così ci sarà dove andrà a meraviglia e dove male». Carmelo Vetro dirigente scolastico ITC «M. Foderà» di Agrigento concorda «La riduzione va bene anche a noi. La scuola va cambiata senza perdere di vista gli interessi della scuola e rifondando la professionalità dei docenti. Ma sto ancora studiando i termini della Riforma». Giusy Galvano |