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Casa delle libertà o casa delle
proibizioni?
"La Casa delle libertà sta diventando sempre più la casa delle proibizioni"…
L'ha detto Alessandra Mussolini che di tutto può essere accusata meno che di
essere comunista. Forza Italia, dopo le manifestazioni contro la Riforma Moratti,
che hanno visto la partecipazione anche di centinaia di bambini, ha presentato
un disegno di legge con un unico articolo che vieta in pratica la partecipazione
"non occasionale" a cortei e a manifestazioni che non siano di carattere
religioso o sportivo-ricreativo, dei bambini al di sotto degli 11 anni, in
quanto forma di "strumentalizzazione" dei minori. Meno male che questa era la
casa delle libertà, appunto, con illustri inquilini, autentici atleti del
pensiero liberale e/o socialista-liberale, come Adornato, Pera, Baget Bozzo,
ecc.
La questione della "opportunità" del coinvolgimento e/o della
partecipazione dei minori a manifestazioni politiche, decisione sostanzialmente
presa dai genitori, è senza dubbio questione delicata. Se da un lato attiene
alla responsabilità educativa dei genitori (a proposito, dov'è finito il ruolo
centrale della famiglia, così spesso evocata dalla Moratti e da certi ambienti
cattolici, come Comunione e Liberazione..?), dall'altro può interpretarsi come
forma di condizionamento e di mancato rispetto di un'autonomia che peraltro
ancora non c'è né può esserci.
Ma quello che è stupefacente è il fatto che si ignora o si finge di non vedere
il "contesto". In una società nella quale i condizionamenti non mancano certo
(basti pensare al ruolo della TV, alla pubblicità, ai media, ecc.) non si
capisce proprio perché ai genitori dovrebbe essere preclusa una forma di
"orientamento" e di coinvolgimento dei propri figli. Di "tutorato", appunto, per
usare un termine di moda…
Bisognerebbe forse "rileggere Althusser" (les "appareils idéologiques d'État") e
tradurlo nella situazione attuale (gli apparati ideologici e propagandistici del
potere politico). Possiamo discutere in lungo e in largo se l'attuale ceto di
governo ha le caratteristiche del regime, più meno soft o larvato, ma è
incontrovertibile e sotto gli occhi di tutti il pesante controllo esercitato sui
mezzi di informazione (conflitto di interessi, televisioni, giornali, forme di
censura, ecc. ecc.). In questo contesto comunicare con i propri figli,
informarli su quanto sta succedendo, parlare loro di "giustizia e libertà" (in
maniera ovviamente adatta e comprensibile per la loro età), in una parola
"educarli" a questi valori, è un dovere morale. Altro che strumentalizzazione.
Questo non vuol dire che sia altrettanto opportuno o doveroso evitare forme di
coinvolgimento "esagerate", trattando i bambini da piccoli militanti politici in
erba. I tempi dei balilla o delle piccole guardie rosse sono (abbastanza)
lontani. Mai i rischi e i pericoli di un "moderno regime" sono altrettanto
vicini e attuali.
P.s. Un dubbio: si comincia a proibire le manifestazioni agli under 11… Non è
che il passo successivo starà nell'aumentare il limite di età..?
Dedalus
6 febbraio 2004
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