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Gilda degli Insegnanti di Napoli
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L´INTERVENTO UMBERTO ALBINI È tutto a posto, ormai? Certo, per molte ore
era mancata la corrente elettrica, però è successo anche negli Stati Uniti e in
Danimarca, e la colpa è della Svizzera o magari della Francia. Comunque il
Consiglio dei Ministri ha prontamente approvato un duro decreto antibuio. Forse
l´emergenza, impaurita, si è dissolta. Ma esiste in Italia un altro buio,
minaccioso e preoccupante, quello culturale e intellettuale.Tralascio di parlare
di fenomeni macroscopici come la riduzione di certe Facoltà a superliceo,
l´Università a livello rinascimentale per nepotismo, la fuga dei cervelli verso
centri di ricerca (e di assunzione) stranieri, l´imbavagliamento di voci
televisive fastidiose o fuori dal coro. Vorrei invece soffermarmi su alcuni
aspetti minori e spiacevolmente ridicoli della crisi in atto. Essi toccano vari
settori e coinvolgono editoria, televisione, scuola.Prendiamo i vocabolari, per
esempio. Da due di essi ho appreso con addolorato stupore la mia ignoranza
biologica. Credevo che le vongole si distinguessero in vongole comuni e vongole
veraci (quelle con le cornine, per intenderci), invece in ben quattro voci un
dizionario italiano francese e uno italiano tedesco specificano che esistono
vongole comuni e vongole voraci.Dobbiamo pensare a un refuso tipografico
perversamente continuato? Eh, no. E io, sgomento all´idea di un digrignante
sbattere di valve avide, ho deciso di rinunziare per prudenza agli spaghetti con
le vongole. Non si sa mai.Detto fra noi, ho sempre simpatizzato con i
cavernicoli, che abbondano anche nella nostra epoca. Mi fanno tenerezza. Ma
ignoravo, lo giuro, ignoravo che, bloccati nelle grotte, si difendessero dalle
fiere con lo spiedo. È quanto mi rivela un testo per le scuole medie con balda
sicumera in una frase da tradurre dal latino. Chissà se le tigri infilzate sul
girarrosto costituivano un pranzo succulento.Ma il black out cerebrale investe
anche i nostri ineffabili politici. Con profonda saggezza uno di essi ha
affermato in televisione di essere nemico delle previsioni, soprattutto del
futuro. In effetti ha ragione, sono molto più attendibili le previsioni sul
passato. E dalla soave bocca di un economista è uscita la massima «Questo deve
tradursi in dei fatti». Cosa si intende con «dei fatti»? Delle divinità
drogate?Con rammarico ho constatato di essere un retrogrado in fatto di accenti.
Ho sentito, sempre da un big della comunicazione, che «tutte queste sono
ignominìe», con l´accento calcato sulla i, forse per sottolineare con un suono
sorprendente e mirabile tutta la gravità di una critica insolente. Non molto
tempo dopo, uno noto giornalista ha inferto un altro fiero colpo alle mie stolte
convinzioni. Egli ha stigmatizzato la codàrdia di un politico. Certo la parola
sdrucciola è più sinuosa e perfida che non il termine piano codardìa. Ma esito a
aggiornarmi, cercherò, per prudenza, d´ora in poi di usare un vocabolo neutro
come viltà.Ma la regina della notte (tanto per richiamarmi a Mozart) resta la
Ministressa della Cultura. Con la sua bacchetta magica accorpa e discorpora
classi, docenti, materie in oscuri grovigli. E, zac! trasforma gli allibiti
presidi in manager, con il compito non di curare la didattica, ma di reperire
fondi per il buon funzionamento del proprio istituto. Lo ha recentemente
ribadito qui a Genova un ingegnere, ispettore ministeriale, settore propaganda.
Ma io se avessi avuto capacità manageriali mica facevo il professore. E tanto
meno il preside.Potrei continuare in questa antologia di fior da fiore, ma mi
limito a auspicare fortemente che il nostro amato Presidente del Consiglio, tra
un´emergenza e l´altra, si occupi, oltre che di un pio decreto salvaFede, di un
decreto salvapatrimonio, naturalmente intellettuale e culturale.
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