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Gilda degli Insegnanti di Napoli
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Il convegno della Fism, ieri in Cattolica, ha fatto il
punto sugli strumenti della «nuova» scuola I «distinguo» emergono sulle modalità di attuazione della legge, sugli strumenti per garantire nella pratica il sostegno economico che assicura uguali condizioni di accesso e libertà di scelta per le famiglie. La legge compie tre anni e, a conclusione del periodo di sperimentazione, si attende la relazione del ministro Letizia Moratti in Parlamento. La Fism chiede che «sia rimessa a fuoco la prospettiva, in termini assolutamente laici», come ha detto il presidente nazionale Giuseppe Totaro esprimendo il «sogno di metter tutti d’accordo sulla prospettiva della qualità». Il convegno di ieri nell’aula magna di via Trieste aveva l’obiettivo di fare «il punto sugli strumenti» della parità e, alla luce della nuova normativa costituzionale, il segretario Luigi Morgano ha illustrato la proposta della Federazione, che rappresenta 8.000 scuole dell’infanzia di ispirazione cristiana diffuse nel territorio nazionale. Il principio è quello dell’accessibiltà per tutti; come strumento si chiede un finanziamento diretto alle scuole paritarie, calcolato in base ai costi fissi di funzionamento e al numero degli iscritti (nelle primarie e secondarie) o delle sezioni (nelle scuole dell’infanzia). Non tutti i Democratici di sinistra hanno creduto in questa legge, Piera Capitelli che è capogruppo nella Commissione bicamerale per l’infanzia ha confermato ieri il suo giudizio positivo. Ancora qualche ostacolo deriva dall’interpretazione dell’articolo 33 della Costituzione e l’onorevole Capitelli si è detta contraria allo strumento del buono scuola, che rischia di compromettere il pluralismo, favorendo la creazione di tante scuole di tendenza. Il problema richiede «un clima diverso tra maggioranza e opposizione e una maggior attenzione da parte del Governo ai problemi della scuola». In difesa del buono è intervenuto l’europarlamentare di Forza Italia Mario Mauro, perchè questo strumento si contrappone a «una lettura ideologica del welfare» e rappresenta uno degli strumenti, nell’ambito di una strategia più complessa che richiede un ampio dialogo sul sistema dell’istruzione: di questo, secondo l’onorevole Mauro, c’è un particolare bisogno oggi. Per l’Unione democratici cristiani, il responsabile della scuola per la Regione Lombardia, Roberto Pasolini, ha osservato che le condizioni sociali e politiche oggi non consentono di mettere complessivamente in discussione la Legge 62. Per una piena attuazione della legge bisogna auspicare momenti migliori dal punto di vista economico, per una più semplice erogazione dei contributi alle scuole si dovrebbe ricorrere alle compensazioni fiscali. Secondo il senatore Giovanni Manzini della Margherita, «lo
Stato deve dettare le regole generali per l’istruzione e garantire che tutte le
scuole siano di qualità: l’apprendimento è un bene pubblico, non deve sottostare
alle regole di mercato. I docenti fanno la qualità ed è lì che si deve
intervenire». Con queste premesse, la Margherita ha presentato un disegno di
modifica della Legge 62, per mettere i costi del personale delle scuole
paritarie totalmente a carico dello Stato, equiparando i trattamenti e le
modalità di composizione degli organici. |