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Nasce una nuova figura: il «professore riflessivo»
Dopo l’insegnante tutor, dopo il maestro prevalente, dopo gli ancora non ben
delineati «docenti funzione strumentale», ecco che appare all’orizzonte un’altra
etichetta: «professore riflessivo». O, per essere più precisi, professionista
riflessivo. Che non fossero degli avventati, i prof, lo si sapeva da un pezzo.
Hanno riflettuto e riflettono su quello che fanno. Ma il docente di un blasonato
liceo classico rigira tra le mani l’articolato questionario che, una ancora più
blasonata istituzione universitaria milanese ha confezionato per studiare un
tema intrigante e di certo fascinoso: «Riflessività come dimensione
dell’identità professionale docente». Una ricerca, quindi, per tracciare
l’identikit dell’insegnante modello, che dovrà essere appunto un «professionista
riflessivo». Anche, ma non solo. Così, i bravi insegnanti del liceo rispondono
diligentemente al questionario in oggetto ed entrano un po’ in crisi alla
domanda: «Ha mai sentito associare la funzione docente all’immagine del
professionista riflessivo?». Oddio no, confessa, con un sottile stato d’ansia,
la prof di turno. Spiegazione: «professionista riflessivo: soggetto che è in
grado di assumere una posizione di distacco critico nei confronti di sé e del
proprio operato, di monitorare in itinere la sua attività, di condividerla, di
tracciarne un bilancio valutativo e di introdurre innovazioni per aumentarne
l’efficacia». Domanda della prof, che finge di non capire: «Ma la "riflessività"
viene retribuita come ore eccedenti?».
Giuseppe Tesorio
17 novembre 2003
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