Gilda degli Insegnanti

di Napoli

 

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L’INTERVISTA
L’ex presidente Bianco spiega perché la proposta è sbagliata


«Un’invasione inaccettabile della politica»Lucio Bianco è docente di Ricerca operativa al la facoltà di Ingegneria dell'Università Tor Vergata di Roma. Lui al Cnr è cresciuto. Ci è entrato nel 70 come ricercatore e ne è uscito a maggio di quest anno quando si è dimesso da presidente. Motivo: «Mesi di contrasto con il ministro Letizia Moratti sui contenuti del decreto di riordino del Cnr». La riforma dell ente non gli piace. «E' un invasione a tutto campo della politica nella ricerca. Si guardi il Consiglio di amministrazione: di fatto è di nomina politica, prima lo era solo per metà». E la ricerca ne soffrirà? «Certo. La filosofia di base è inaccettabile: si vuole aziendalizzare l'ente. L'idea è che la ricerca applicata, fatta per lo più dai privati, porta innovazioni e non scoperte: sul mercato rende meglio. Il recente Report Cnr, invece, ha rivelato che i 2/3 dei brevetti mondiali derivano dalla ricerca di base. Vuol dire che sacrificare la ricerca pura è un errore. E che l'industria si deve dotare di figure in grado di dialogare con i ricercatori». Quanto alla nuova organizzazione? «L'ente perderà autonomia. Gli istituti faranno riferimento ai dipartimenti, strutture burocratiche che lotteranno tra loro per avere più fondi. Ne uscirà un Cnr spezzettato. Gli istituti non saranno più liberi di dialogare a scapito della ricerca moderna che è interdisciplinare». In che cosa sperare allora? «Nell'Europa, l'unica che può costringere l'Italia a invertire la rotta. Serve una Maastricht della ricerca».

14 dicembre 2003