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Protesta di 10 ore al «La Farina», bagarre al Nautico,
al «Verona Trento» e al «Seguenza»
Okkupazione: si ricomincia
Suona di nuovo la campanella dell'«okkupazione»? C'è sentore di sì. L'allarme in
questi ultimi giorni è stato lanciato da diverse scuole superiori della città.
Ieri mattina all'Istituto tecnico nautico «Caio Duilio», per questo motivo, si
sono vissuti momenti di tensione. I rappresentanti degli studenti, non appena
arrivati a scuola, hanno chiesto ai responsabili dell'Istituto il permesso di
fare un'assemblea straordinaria per discutere dei problemi inerenti l'edilizia e
l'organizzazione scolastica. L'autorizzazione, però, è stata loro negata perché
si ventilava l'ipotesi dell'«okkupazione». A quel punto (la campanella d'entrata
pare fosse già suonata) il portone d'ingresso è stato sbarrato e oltre un
centinaio di studenti sono rimasti per strada, intralciando il traffico sulla
via La Farina. A nulla è servito nemmeno l'intervento dei carabinieri allertati
dai ragazzi stessi per poter entrare a scuola. Gli alunni del Nautico hanno così
deciso di presidiare il cortile interno della scuola (a cui si accede attraverso
l'entrata comune dell'Elementare «Mazzini» e della Media «Gallo»). A quel punto
sono stati i docenti a chiedere l'intervento delle forze dell'ordine. Intorno
alle 13 la protesta è rientrata e tutti i problemi da affrontare sono stati
rinviati ad oggi. «L'“okkupazione” è stata fatta dai professori – spiega uno dei
rappresentanti, Francesco Sulfaro – che chiudendo le porte hanno lasciato fuori
tanti ragazzi minorenni. Le questioni che rivendichiamo sono tante, prima fra
tutti quello della sicurezza, ma dovevamo confrontarci tutti insieme per
decidere se “okkupare” o meno la scuola». Dal canto suo il dirigente scolastico
Pietro Giardina ha spiegato che i cancelli sono stati chiusi «per ovvi motivi,
dopo aver esortato i ragazzi ad entrare per far lezione e non certo per
“okkupare” l'edificio». L'idea dell'«okkupazione», o in alternativa
dell'autogestione, pare sia sfumata anche all'Istituto commerciale «Jaci», dove
sarebbe stato richiesto l'intervento della Digos. In fermento, invece, i ragazzi
dell'Industriale «Verona Trento» e dello Scientifico «Seguenza».
Quello dell'«okkupazione» è un fenomeno ormai frequente e
negli ultimi anni, anche a Messina, ha causato l'interruzione delle lezioni per
oltre un mese e, guarda caso, proprio durante il periodo che precede le vacanze
natalizie. Insomma, pur volendo giustificare i ragazzi che vogliono una scuola
migliore, quest'esasperata forma di protesta fa sorgere il dubbio che si tratti
solo di cause futili per non far lezione alla chiusura del primo quadrimestre.
Interrompere nel mese di dicembre la normale attività didattica significa
mandare in tilt l'intero sistema scolastico a discapito degli allievi stessi,
perché gli insegnanti per portare a compimento i loro programmi sono, poi,
costretti ad accelerare notevolmente i tempi. In buona sostanza, è questa la
posizione espressa dal dirigente scolastico del Classico «La Farina», Pio Lo Re,
che mercoledì mattina ha rivolto un appello agli studenti affinché non si attui
l'«okkupazione» e venga garantito a tutti il diritto-dovere allo studio. Ma la
presa di posizione di Lo Re, che ha anche ipotizzato duri interventi a tutela
dei docenti, del personale tecnico-amministrativo e degli alunni intenzionati a
fare regolarmente lezione («l'eventuale occupazione del liceo mi costringerà a
intraprendere le necessarie iniziative per il ripristino della legalità»), ha
rischiato di rimanere inascoltata. Alle 11 di ieri, infatti, è iniziata l'«okkupazione»
che, dopo un pomeriggio di tensione, è stata revocata intorno alle 21.
Luana Campanella
5 dicembre 2003
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