
La protesta non blocca le lezioni
La riforma Moratti non piace: occupazione soft al liceo classico
Dopo Cagliari e Sassari, l’ondata di occupazioni nelle scuole approda anche in
città, ma in forma anomala. È il liceo classico Gramsci a portare avanti da solo
la protesta contro la riforma Moratti. Gli studenti degli altri istituti,
pressati dal sistema a trimestri, quest’anno non se la sentono di partecipare
all’iniziativa che ogni anno, puntualmente, arriva poco prima delle vacanze
natalizie. Ma gli studenti del classico, che sostengono di non aver voluto
allungare le vacanze, hanno scelto una formula nuova. Niente interruzione delle
lezioni per le classi dell’ultimo anno, tre ore per tutte le altre. «La nostra è
una protesta contro una riforma che demolisce la scuola pubblica, sottraendo
fondi a vantaggio di quella privata», dice Angela Corda, rappresentante di
istituto: «Nonostante ciò non vogliamo rinunciare al nostro diritto allo studio.
Le lezioni vanno avanti lo stesso, e le terze liceo, che non possono
interrompere il programma per via dell’esame di maturità, si sposteranno presso
la sede staccata del centro Damasco». Ma non tutti approvano: «Non mi sento
molto motivato a portare avanti la protesta», dice Domenico, studente del terzo
anno: «Un’occupazione si fa seriamente o non si fa». Sereni i professori, forse
rassegnati a un evento che si ripete di anno in anno, ma comunque solidali verso
la protesta equilibrata degli studenti del Gramsci, soprattutto per il fatto che
l’attività didattica va avanti lo stesso: stavolta non si dovrà correre per
recuperare il programma saltato durante il primo quadrimestre. «Comprendo le
ragioni dei ragazzi», dice la preside Plinia Natalia Falferi: «Anche se il mio
ruolo mi obbliga a non accettare queste forme di protesta, devo ammettere che i
ragazzi hanno fatto una scelta responsabile, decidendo di non interrompere le
lezioni. Bisogna comunque lavorare insieme per cercare di diffondere una certa
informazione sulla riforma e non partire dai soliti pregiudizi di stampo
politico che non portano da nessuna parte».
(m. me.)
11 dicembre 2003
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