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Con la riforma la maestra diventa tutor
Le due novità più vistose della Riforma della scuola primaria
sono anche quelle che fanno più discutere. Mentre, infatti, sono tutti d’accordo
sull’abolizione dell’esame di stato al termine della quinta elementare,
l’introduzione della lingua staniera e dell’informatica, l’anticipo dell’età per
l’iscrizione e l’introduzione della figura del docente tutor trovano, fra gli
addetti ai lavori, entusiastici sostenitori, o, al contrario, critici accaniti.
Critica nei confronti dell’iscrizione anticipata è Adele Cozzella, docente al V
Circolo di Caserta. «Questa novità provocherà più problemi di quanti ne risolva.
Mezzo anno in più o in meno fa una grande differenza a quell’età: bastano pochi
mesi per riscontrare livelli di maturità molto diversi. La riforma punta
sull’intelligenza degli allievi, dimenticando, invece che, spesso, è il loro
livello di maturità a fare la differenza».
Contraria la Cozzella, anche all’insegnante tutor. «Dopo aver finalmente
individuato un metodo efficace che nasce dalla partecipazione paritaria alla
progettazione didattica di tutti i docenti dei vari moduli, siamo ora costretti
a tornare all’insegnante prevalente. Una figura che potrebbe squilibrare i
rapporti all’interno del team».
Per Renata D’Arezzo, coordinatrice alla elementare dei Salesiani, la riforma
così come è stata concepita sembra voler cercare una mediazione fra le varie
esperienze. Non un ritorno al passato, come lo percepiscono in molti, dunque, il
tutor, ma un modo per attualizzare una pratica positiva. «La Riforma con
l’introduzione del docente tutor, da un lato risponde alle necessità dei più
piccoli, per i quali è utile avere un’unica figura di riferimento, e, d’altra,
con la presenza dei docenti esperti in altre discipline, soddisfa le esigenze
della scuola d’oggi».
Sulla stessa lunghezza d’onda Rosanna Russo, docente alla scuola ”Collecini”.
«Mi pare importante che i bambini delle prime classi abbiano un unico punto di
riferimento. L’esperienza dei moduli è, per me, fallimentare per gli alunni
deboli. Costruire un rapporto con più insegnanti risulta stressante proprio per
loro. Il modo di porsi e di proporsi nei confronti dei discenti, diverso da
insegnante ad insegnante, rischia di mandare in tilt i meno forti».
Importanti le funzioni affidate all’insegnante tutor. Suo il compito di curare i
rapporto con le famiglie, di coordinare le attività didattiche, di documentare
il percorso formativo dell’allievo con l’apporto degli altri docenti. Ma come si
individuerà questa figura all’interno di un team già consolidato? In altre
parole, come si farà a scegliere l’insegnante prevalente?
«Una definizione impropria» osserva il dirigente Oreste Natale. «Il docente
tutor non è prevalente agli altri, piuttosto fa da collante e da guida
all’interno del gruppo, è il coordinatore dei lavori e il garante del buon
andamento e dell’unicità del progetto didattico». Secondo il dirigente Alfonso
Marotta sarà complicato stabilire chi avrà il compito del tutor. «Si rischia di
creare una sorta di gerarchia all’interno del gruppo». Anche per il dirigente
dei Salesiani, Agostino Barone l’individuazione del tutor potrebbe far saltare
equilibri consolidati. «Noi non abbiamo avuto problemi perché, tre anni fa,
istituimmo la scuola elementare, già con la figura del tutor». La vera
difficoltà è, invece, secondo Natale, individuare le figure dei docenti esperti.
«Trovare insegnanti con competenze specifiche in lingue, informatica, attività
motorie, è ben più complicato che individuare il tutor. E poi, con il carico di
lavoro affidato a questa figura, non credo siano molti gli aspiranti tutor».
LIDIA LUBERTO
3 dicembre 2003
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