Gilda degli Insegnanti

di Napoli

 

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«Grossolani errori sui precari»
Concordi i sindacati: «Troppe anomalie sui punteggi delle graduatorie, intervenite subito»


di Annalisa Aldrighetti



Unanimemente i sindacati della scuola, i movimenti degli insegnanti precari e quelli di neo abilitati con le scuole di specializzazione, concordano sulle verifiche, in merito alle graduatorie, messe in campo dalla Direzione scolastica del Lazio. «Chi ha sbagliato ne risponda davanti alla legge», è l’espressione collettiva sui primi illeciti saltati fuori dall’indagine. I controlli sono in via di attuazione presso il Csa della capitale su scala provinciale – l’ex provveditorato – e dove, fanno sapere che il piano degli accertamenti deve essere considerato «motivo di garanzia per tutti i docenti precari e, qualora si verifichi qualche inadempienza il docente o l’amministrativo sottoposto a controllo viene immediatamente estromesso dal servizio con la revoca della nomina». Sull’argomento i sindacati parlano di errori, alcuni dei quali grossolani, che devono essere assolutamente corretti in tempi stretti. «La nostra richiesta per dare il via ai controlli è partita quando abbiamo fatto presente come sindacato che c’erano delle anomalie sui punteggi delle graduatorie – ha spiegato il segretario della Gilda Insegnanti, Alessandro Ameli, - alcuni funzionari nei Csa ci hanno invitato a rivolgerci alla magistratura. Dinanzi a questo apparente diniego di controllare, il 24 settembre scorso, ci siamo rivolti direttamente al ministro dell’Istruzione Letizia Moratti che ha preso l’impegno di dare mandato al processo di verifica. Sono soddisfatto che emergano situazioni poco trasparenti e siccome viviamo in uno stato di diritto è giusto che chi sbaglia paghi». Medesima posizione quella dello Snals che sottolinea «quanto i controlli attuati servano a ripristinare anche posti e sedi rimaste scoperte – ha ribadito il segretario Gino Vespa – in seguito all’indagine sono state scoperte 13 delle 10 sedi vacanti per i direttori dei servizi generali e amministrativi, gli ex segretari, per intenderci». Dalla Uil arriva un monito a controllare le graduatorie e a dare il via alla riformulazione veloce delle nuove liste in modo che gli eventuali docenti “gabbati” possano vedere ripristinato il diritto al lavoro in tempi rapidi.

Questi dunque gli effetti amministrativi. Ovviamente i reati commessi sono anche perseguibili in sede civile e penale. Basti ricordare, tra le tante, la recente vicenda dei falsi diplomi biennali di specializzazione per il sostegno agli alunni portatori di handicap rilasciati a Bari, o le attestazioni false a Napoli per il conferimento degli incarichi di presidenza.

 



La proposta: siano gli istituti a controllare i titoli dei supplenti

[An. Al.] Botta e risposta tra i gruppi antagonisti dei precari. Da un alto gli ordinariati che dopo anni di servizio nel mondo della scuola hanno lasciato il passo ai loro colleghi specializzati missini. Cioè quanti per conseguire l’abilitazione all’insegnamento hanno seguito il corso biennale Ssis. Secondo alcuni esponenti del Movimento insegnanti precari «Dai riscontri sulla veridicità delle autocertificazioni promossa dalla Gilda, che ha già provocato l’emersione di numerose false dichiarazioni, è stato accertato – ha spiegato la referente romana Aureliana Scotti – che un’insegnante ha goduto, per il secondo anno, di una nomina annuale, grazie ad una posizione acquisita con falsi titoli. Siamo inoltre a conoscenza di successive verifiche che stanno mettendo in luce altre autodichiarazioni mendaci di specializzati dei primi due cicli Ssis». I sissini rispediscono al mittente le accuse definendole infamanti tant’è che il responsabile romano asserisce di essere assolutamente d’accordo sui controlli in corso. «Assieme ai colleghi del Cip, il comitato precari, abbiamo chiesto più volte di eseguire accertamenti approfonditi – ha riferito Enzo Arte – si deve penalizzare chi produce autocertificazioni senza mai presentare il titolo originale. Chi mente sui punteggi posseduti e lo fa in sede amministrativa deve essere punito. Non credo invece che, a noi che abbiamo frequentato le scuole di specializzazione, ci vengano contestati i titoli che l’istituzione ha sottoscritto».

Tuttavia le proposte da ambo le parti per risolvere equivoci o errori non mancano. Secondo alcuni precari indagati e poi scagionati «si potrebbe assegnare alle scuole il compito di controllare, entro 30 giorni, i titoli dei propri supplenti, richiedendo i certificati in originale».

19 novembre 2003