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Dopo il raid a scuola l'assessore ammette «Qualcosa nei
controlli non ha funzionato»
Agostino Ingenito
Angri - C'è rabbia tra i genitori degli alunni che frequentano il plesso
scolastico di via Cervinia dopo il raid vandalico avvenuto l'altra notte
all'interno della struttura. Una protesta civile ma ferma è stata espressa nei
confronti dell'amministrazione comunale che, secondo i genitori, non è riuscita
a fornire risposte concrete a problematiche vecchie come quelle della sicurezza
delle strutture scolastiche. Un senso di profondo rammarico è stato espresso
dallo stesso sindaco Umberto Postiglione. Il primo cittadino ha sottolineato la
necessità di puntare a rafforzare ulteriormente, sia nell'ambito scolastico che
in quello familiare, il senso civico e di rispetto delle strutture pubbliche.
Più dettagliata la risposta dell'assessore alla pubblica istruzione Aldo
Fiumara, che ammette che probabilmente qualcosa non ha funzionato: «Dai dati che
abbiamo acquisito anche con la direzione scolastica si è constatato come non
abbia funzionato il sistema di radio sorveglianza anti intrusione installato
alcuni mesi fa». Per l'assessore, pur senza puntare l'indice contro nessuno, è
necessario che l'azienda addetta alla sorveglianza faccia ammenda per eventuali
errori: «La nostra amministrazione a seguito dei raid vandalici dell'agosto
scorso si è dotata di una convenzione, costata circa cinquemila euro, stipulata
con la cooperativa Doria. L'accordo è in vigore dal primo settembre scorso ed è
valido fino al 31 dicembre di quest'anno ed ha consentito di munire gran parte
degli edifici scolastici degli apparecchi di controllo». Garantita la ripresa
dell'attività scolastica per martedì, gli uffici comunali stanno predisponendo
l'installazione di una struttura di protezione in ferro agli accessi della scala
d'emergenza e alle finestre. «Mi auguro che una bravata del genere non si
verifichi più - ha concluso Fiumara - e che tale situazione serva a tutti da
lezione per garantire la sicurezza agli edifici scolastici con più diligenza».
7 dicembre 2003 |