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Sono 15 mila le immissioni in ruolo da ripartire
Le assunzioni non coprono il turnover
Di ALESSANDRA RICCIARDI
Un posto sui quattro lasciati vuoti negli organici del personale scolastico, a
seguito dei pensionamenti, non sarà coperto da un nuovo contratto a tempo
indeterminato. Rispetto ai circa 20 mila dipendenti della scuola che andranno in
pensione il prossimo anno scolastico, secondo le stime del ministro
dell’istruzione, il governo infatti ha autorizzato 15 mila immissioni in ruolo.
E’ ancora tutta da decidere, poi, la ripartizione del contingente tra insegnanti
e Ata, il personale ausiliario, tecnico e amministrativo. Ma se il fabbisogno di
assunzioni per i 2/3 riguarda i docenti e per 1/3 gli Ata, questa stessa
proporzione dovrebbe essere rispettata per le immissioni in ruolo.una scelta in
tal senso non è stata però ancora formalizzata dal ministero, che ha ancora
tempo per fare i propri conti: le assunzioni dovranno decorrere, sia per gli
effetti giuridici sia economici, a partire dal 1° settembre 2004.
Lo schema di decreto del presidente della repubblica, approvato dal governo
giovedì scorso su proposta del dicastero della funzione pubblica e su richiesta
di quello dell’istruzione, ha autorizzato 15 mila contratti a tempo
indeterminato, a fronte di un turnover stimato da viale Trastevere in 20 mila
unità, tanti quanti sono andati in pensione al 1° settembre di quest’anno.
Una misura tampone, insomma, che non ha l’obiettivo di sanare il precariato.
Nella relazione di accompagno del dpr, inviata dal dicastero guidato da Luigi
Gazzella, si prevede che «con successivo atto di programmazione si procederà ad
una quantificazione del fabbisogno di personale della scuola in base al quale
autorizzare le immissioni in ruolo ai fini della stipula dei contratti a tempo
indeterminato, in relazione agli effetti concreti della riforma dell’istruzione
di cui alla legge 28 marzo 2003 n. 53, e alle cessazioni dal servizio correlate
alle modifiche normative che potranno intervenire in materia di quiescenza e
previdenza».
La sistemazione del precariato, che conterebbe 100 mila unità tra docenti ed
Ata, è dunque rinviata a tempi migliori, in attesa che sia attuata la riforma
della scuola e siano sciolti i nodi del sistema previdenziale.
Per quanto riguarda il prossimo anno scolastico, le cessazioni dal servizio sono
state calcolate in base all’andamento dei passati anni: tra i 18 mila e i 21
mila pensionamenti registrati. Una situazione che per il 2004 potrebbe però non
ripetersi, con una crescita o una riduzione delle domande di pensionamento (il
termine scade il 10 gennaio 2004), a seconda di quello che succederà sul
versante della riforma Maroni.
Intanto, per avere l’iniezione di nuove assunzioni, è necessario attendere che
il parlamento approvi il disegno di legge che riformula i punteggi per i docenti
precari. Un ddl che potrebbe avere il via libero non prima dell’inizio del nuovo
anno. Sarà allora il dicastero di viale Trastevere a decidere sulla ripartizione
del contingente tra insegnanti ed Ata. A questo proposito, il decreto non dice
nulla, tranne ricordare che per il personale ausiliario, tecnico e
amministrativo le immissioni in ruolo non potranno superare il limite del
turnover.
Uno stravolgimento delle attuali proporzioni tra gli organici Ata e docenti a
favore dei primi non sarebbe però ben visto dai secondi, che lamentano circa 80
mila contratti a tempo determinato, a copertura di posti vuoti in organico.
L’autorizzazione a nuove assunzioni nella scuola, richiesta da oltre un anno dal
responsabile dell’istruzione, Letizia Moratti, è stata accolta con favore ma
anche con freddezza dal mondo sindacale: «Un primo passo importante per dare
stabilità al personale precario, ma troppo poco rispetto alle effettive
esigenze», è stato il commento di Cgil, Cisl, Uil e Snals.
18 novembre 2003
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