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GILDA DEGLI INSEGNANTI |
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Pane al pane e vino al vino. Il ministro è un fiume in piena. «I presidi i poteri ce li hanno. Siamo anche riusciti a trovare tra i 5 e i 10 mila euro che il preside può spendere come meglio crede e che non fanno parte del bilancio già regimentato ». Certo, un dirigente va valutato e se ritenuto idoneo incentivato con premi più sostanziosi. Ma, si chiede Fioroni, «come è possibile che in un sistema delle autonomie si accumulano in 5 anni un miliardo di euro di debiti a fronte di poco meno di un miliardo di giacenze, cioè di soldi non spesi? Questo si risolve assumendo responsabilità ». Non è vero, continua il ministro, «che il preside è quella cosa per la quale o senza la quale resta tutto tale e quale. Dipende da quanto un preside è autorevole, da come si comporta, da come lavora. Vi sembra normale che per ogni episodio di bullismo debbo intervenire io mandando un ispettore? L'autorevolezza non si dà per legge. Esiste una legge da 30 anni che permette al preside di allontanare un docente non idoneo. Basta con questa assuefazione».
I dirigenti scolastici però non sono molto d'accordo. Per
Carlo Mari del Dante Alighieri di Roma, «è vero che c'è più autonomia che in
passato. Ma i presidi spesso hanno le mani legate, non possono davvero gestire
il personale. E manca una vera autonomia finanziaria. Cinque o diecimila euro in
più da spendere sono insufficienti». Ancora più duro Michele D'Elia preside del
Vittorio Veneto di Milano: «Se ci sono molti presidi pusillanimi che
preferiscono lasciar correre è perché il preside per fare ogni cosa, la più
fessa, come dare un giorno di sospensione ad uno studente, deve percorrere un
calvario. Convocare il consiglio di classe, raccogliere le prove, fare un
miniprocesso e poi aspettare dieci giorni per un eventuale ricorso. Anche con il
nuovo statuto più severo. È così che vince il chi se ne frega. |