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ESCLUSIVO!
Nel Libro bianco, di prossima uscita, simulati gli effetti di 5 possibili linee
di intervento
Al Sud gli insegnanti sono troppi
Fioroni e Tps vogliono tagliarli per
frenare la spesa crescente
di Alessandra Ricciardi
Il dato di partenza è un'accurata riflessione sullo stato, malsano, di salute
della scuola italiana. Riassumibile nell'assurdo che vuole che il sistema
scolastico made in Italy sia più costoso della media Ocse (circa 5 mila euro per
studente a ora di lezione l'anno, contro una media di 4,6 mila euro), e, al
tempo stesso, abbia tassi di rendimento più bassi: ai test di apprendimento in
lettura, scienze e matematica, gli studenti italiani si sono classificati al
25esimo posto sui 29 dell'ultima ricerca Ocse-Pisa. Il libro bianco, messo a
punto dai ministeri della pubblica istruzione e dell'economia, si pone il
problema di un intervento radicale, per riorganizzare la spesa e invertire la
rotta del sistema. Un intervento, anzi cinque linee di intervento, quelle che
saranno rese pubbliche nei prossimi giorni, e che ItaliaOggi è in grado di
anticipare, che puntano a un restyling di ampio respiro. Il fabbisogno di
docenti, in particolare al Sud, la consistenza delle classi, le ore di lezioni
per i vari istituti, i pilastri su cui si articola la nuova politica di
riduzione della spesa e di rilancio della qualità dell'istruzione.
Il Libro bianco sarà presentato al tavolo del
governo già in vista delle scelte da assumere nella legge finanziaria 2008.
Anche se, per raggiungere a pieno gli obiettivi, si richiede una programmazione
almeno decennale. Secondo le stime sull'andamento demografico, da un lato, e dei
pensionamenti del personale scolastico, dall'altro, a bocce ferme, ovvero senza
nessun intervento correttivo, nell'arco di dieci anni servirebbero tra i 180
mila e i 230 mila nuovi insegnanti. Una dinamica positiva, sopra tutto per le
regioni del Nord e poi del Centro; negativa invece al Sud. Dove si segnalano,
già oggi, le maggiori storture, frutto anche di una radicata politica
occupazionale che ha fatto della scuola una delle maggiori valvole di sfogo per
il Mezzogiorno. Approfittando dei prossimi pensionamenti, il reclutamento di
nuovi insegnanti per il Sud dovrà essere coniugato a stretto giro con il reale
fabbisogno. Nella funzione di programmazione razionale della rete scolastica, un
ruolo fondamentale sarà svolto dalle regioni. E si arriva al secondo capitolo di
intervento, quello appunto del fabbisogno. In
primo luogo, va eliminata, è il ragionamento di fondo, la differenza tra
organico di diritto e di fatto, che finora ha permesso, a fronte di tagli
operati sulla carta, di assumere nei fatti sempre più insegnanti perché
giudicati necessari ad apertura dell'anno scolastico. Poi la consistenza
delle classi: abbiamo una media troppo alta di docenti per alunni, circa il 20%
in più rispetto alla media Ocse. Più alta proprio al Sud. Un dato non
giustificato, concordano Istruzione ed Economia, dal peso che hanno in Italia la
aree rurali e i piccoli comuni. Un intervento di razionalizzazione, insomma, è
possibile. E si avanzano alcune ipotesi: la formazione delle classi a livello di
scuola e non più di plesso, oppure a livello di comune, ma anche una
programmazione regionale della rete con un rapporto tra insegnanti e studenti
prefissato a livello nazionale. Il rapporto potrebbe calare, già nei prossimi
cinque anni, da 11,5 prof ogni 100 alunni a 10,3 su 100. E proprio l'intervento
sulle classi è tra le misure che con molta probabilità saranno già inserite
nella prossima manovra finanziaria. C'è poi la durata delle lezioni frontali,
che potrebbe esser ulteriormente ridotta a 33 ore settimanali, dopo il taglio
che già c'è stato negli istituti tecnico-professionali da 40 a 36 ore
settimanali. Con questo cocktail, il fabbisogno
di nuovi docenti potrebbe essere calmierato di almeno il 44%: circa 100 mila in
meno rispetto alle stime iniziali. Operazione che consentirebbe di
recuperare risorse, stimabili in circa 3,6 miliardi di euro l'anno, per ampliare
il tempo pieno, diversificare l'offerta formativa, ma anche prevedere un sistema
di sviluppo della carriera degli insegnanti che premi il merito e valorizzi la
professione al di là dell'anzianità di servizio. Insomma, un ragionamento che
nelle conclusioni è assai simile alla ricetta liberal annunciata dal presidente
francese, Nicolas Sarkozy ( si veda il servizio a pagina 4 :
meno docenti ma meglio pagati.
18 settembre 2007 |