|
Un emendamento alla Finanziaria
prevede concorsi biennali". Percorso universitario di 3/4 anni, poi un anno di
tirocinio e due di prova
"Professori più giovani e stop al precariato"
Cambiano le regole per l'accesso alle cattedre. Ora il ministro Fioroni
dovrà produrre il regolamento di attuazione della norma
di Salvo Intravaia
Cambiano le regole per l'accesso alla cattedra e tramontano le graduatorie dei
precari della scuola. Da ora in poi, l'accesso all'insegnamento avverrà soltanto
per mezzo di concorsi pubblici. La rivoluzione sul reclutamento e la formazione
iniziale del personale docente è ancora all'inizio ma ieri ha segnato un primo
importante passo in avanti. La Commissione bilancio del Senato ha approvato un
emendamento alla legge Finanziaria che fissa, per l'assunzione dei futuri
insegnanti, "concorsi ordinari con cadenza biennale". I particolari del percorso
che porterà i giovani dalle aule scolastiche alla cattedra saranno contenuti in
un regolamento che verrà scritto dal ministro della Pubblica istruzione,
Giuseppe Fioroni. Attualmente, anche se non sono mai state applicate, le norme
in vigore per la formazione e il reclutamento dei nuovi docenti sono quelle
lasciate in eredità dal precedente esecutivo. Norme che saranno cancellate dalla
Finanziaria 2008.
Con la nuova procedura il governo conta di centrare tre obiettivi: superare il
precariato, reclutare insegnanti giovani e motivati e, soprattutto, persone che
siano attrezzate per insegnare. Ma come? Con tutta probabilità per sedere in
cattedra occorrerà frequentare un percorso universitario triennale/quadriennale
a numero chiuso e, successivamente, acquisire una specializzazione biennale con
"forte componente di tirocinio". Saranno riformate le Ssis (le Scuole di
specializzazione per insegnamento secondario) e il numero dei futuri insegnanti
sarà programmato in relazione al fabbisogno della scuola italiana. I posti
disponibili dipenderanno dalle previsioni sul turn-over e sul trend della
popolazione scolastica oltre che da una quota "fisiologica" di cattedre a tempo
determinato: 30/40 mila al massimo.
Per coloro che, dopo l'intero percorso di studi, otterranno l'abilitazione
all'insegnamento sarà la volta del concorso pubblico e, novità assoluta,
dell'assunzione a tempo determinato (per uno/due anni) in cui verrà testata la
capacità di insegnare. Solo dopo avere superato la prova della cattedra scatterà
l'assunzione a tempo indeterminato. Niente più, quindi, anni e anni di
precariato prima di acciuffare la cattedra. Il purgatorio dell'insegnante in
futuro dovrebbe contare un anno di tirocinio e due anni di "prova".
Con questo meccanismo, dal diploma delle scuole superiori all'insegnamento
potrebbero passare 8/10 anni al massimo. Con professori pronti per entrare in
classe a 29/30 anni. Questa rivoluzione sul reclutamento dovrebbe anche
consentire al nostro Paese di recuperare il gap con gli altri partner europei
che annoverano insegnanti ben più giovani dei nostri. Le novità in cantiere
saranno accompagnate dalla certezza dei concorsi pubblici: ogni due anni,
appunto. "Occorre cadenzare i concorsi a cattedra - spiega Mariangela Bastico,
viceministro della Pubblica istruzione - per dare certezze ai giovani. Ma non
solo. La scuola italiana ha bisogno di immettere in ruolo insegnanti giovani,
con elevate capacità didattiche e motivati. E prima ancora eliminare il
precariato: non è possibile, dopo una trafila lunga ed estenuante, aspettare
vent'anni prima di essere assunti".
Attualmente, per insegnare alla media o al superiore, occorre studiare cinque
anni all'università e successivamente specializzarsi per due anni. Solo dopo
sette anni si diventa precari e si comincia un viaggio in quella specie di
inferno dantesco che è il mondo delle supplenze. Girone dal quale si esce
attorno ai 40 anni, quando con un po' di fortuna si acciuffa l'immissione in
ruolo. Inoltre, la maggior parte dei docenti italiani in servizio, compresi
quelli reclutati l'estate scorsa, non ha avuto quasi nessun contatto con la
"didattica". Metà proviene dalle graduatorie permanenti (ora ad esaurimento) e
l'altra metà dai concorsi a cattedre.
I primi, dopo la laurea o il diploma, si sono sobbarcati anni di precariato
imparando sul campo a "trasmettere le nozioni", a "tenere alta l'attenzione
della classe" e "individualizzare l'insegnamento". I vincitori dei concorsi, in
parecchi casi, non hanno potuto fare neppure questa palestra: si sono ritrovati
in cattedra senza nessuna esperienza dopo avere superato uno scritto e un orale.
Ma in ambedue i casi nessuno ha insegnato ai docenti le "strategie" più adatte
per fare imparare agli alunni i concetti, le regole (anche della semplice
convivenza civile) e per sviluppare le competenze. Per sopperire a questa
carenza, otto anni fa, sono state "inventate" le Ssis che hanno affiancato, non
sostituito, gli altri modi per ottenere l'abilitazione all'insegnamento. Ma non
sembra abbiano dato i risultati sperati.
3 novembre 2007
|