GILDA DEGLI INSEGNANTI

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Licei, posti in piedi per il nuovo anno

Posti esauriti da mesi in classici e scientifici: secondo il ministero arriveranno 6mila studenti in più, ma sono a rischio centinaia di cattedre.
I sindacati: "Colpa della Finanziaria"

 

di Salvo Intravaia
 

Docenti in trincea e alunni costretti a seguire le lezioni in aule superaffollate. Ecco il panorama che si prospetta nelle scuole superiori il prossimo anno scolastico: studenti in crescita e meno classi. A settembre, gli insegnanti italiani avranno la sgraditissima sorpresa di entrare in aule che potranno ospitare anche 35 alunni e gli studenti delle prime classi si ritroveranno in classi stipate fino all'inverosimile. Non ci sarà da meravigliarsi se, dopo quello che si annuncia come un anno difficile per tutti, la dispersione scolastica dovesse subire un'impennata o come il burnout degli insegnanti.

Del resto, non è un segreto che trovare un posto in un liceo classico o scientifico è diventata un'impresa titanica: tutto esaurito da mesi. Ma andiamo con ordine.

L'anno scolastico 2007/2008, in base ai dati raccolti dal ministero della Pubblica istruzione sulle iscrizioni già effettuate dai genitori (il cosiddetto organico di diritto), nelle aule italiane occorrerà fare posto a circa 6 mila alunni in più con un incremento di appena 42 classi. Se le previsioni del ministero saranno confermati basta confrontarli quelli, questa volta reali (alunni e classi effettive), di quest'anno per fare emergere una situazione diversa. La prospettiva è di ritrovarsi a settembre con 37 mila studenti in più a fronte di un calo delle classi che si abbatte pesantemente proprio nella scuola secondaria di secondo grado. Quasi mille classi in meno rispetto all'anno che volge al termine con migliaia di cattedre Aa rischio. Del resto, la Finanziaria varata dal ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, lo scorso dicembre ha previsto, per assottigliare l'organico degli insegnanti, un incremento del rapporto alunni-classi.
 


Dispersione, sicurezza e stress degli insegnanti subiranno un ulteriore peggioramento? Se la matematica non è un'opinione, sembrerebbe proprio di sì. Basta dare un'occhiata alle statistiche per capire che la dispersione scolastica (abbandoni, ma soprattutto bocciature) aumenta nelle classi più affollate, soprattutto le prime che hanno il delicato compito di accogliere i ragazzini provenienti dalle media. Stesso discorso per la sicurezza, questione di fatto irrisolta. Le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ammettono, nella migliore delle ipotesi, un limite massimo di 28 alunni per classe: con 35 potrebbero crearsi situazioni di estremo pericolo, per esempio, in caso di incendio. E lo stress degli insegnanti? Se la normativa in materia di composizione delle classi ha stabilito un tetto massimo al numero degli studenti non è certo per sperperare denaro pubblico. Anzi. E' chiaro a tutti, anche a coloro che non hanno messo mai un piede in una aula da docente, che gestire un gruppo di 30/35 alunni non è la stessa cosa di gestirne 20. Dove va a finire l'insegnamento individualizzato di cui c'è traccia in mille documenti ufficiali? "Le disposizioni sulla formazione delle classi non hanno subito variazioni - spiega Giuseppe Fiori, direttore generale per il Personale - e eventuali classi con 30/35 alunni non sono giustificate da nessuna normativa vigente".

Ma non basta. Al taglio operato i questi giorni si dovrebbe aggiungere un ulteriore colpo di forbici a settembre: in organico di fatto. Dove 'sistemeranno', soprattutto i presidi degli istituti ubicati nelle regioni del Nord, gli alunni?

"E' la prova del disastro della Finanziaria - dichiara Enrico Panini, segretario generale della Flc Cgil - Non esiste paese al mondo in cui aumentano i ragazzi, e la richiesta di formazione qualificata e di alto livello, e il governo risponde riducendo gli insegnanti e le classi", un atto pesante d'accusa che non lascia spazio a troppe giustificazioni. "Finora, alle forti richieste avanzate dal mondo della scuola e dai sindacati - continua Panini - il governo ha risposto con buone ma vuote parole". "La situazione economica e strutturale della scuola pubblica - incalza Piero Bernocchi, coordinatore nazionale dei Cobas - diviene ogni giorno più drammatica, al limite della catastrofe e del degrado più inaccettabile. Quello che fa rabbia è che era tutto già scritto in una Finanziaria che, invece di rispettare l'impegno elettorale dell'Unione a invertire il trend sulla riduzione dei finanziamenti nell'istruzione pubblica, addirittura la accelera". E sui tagli l'affondo finale. "I tagli alla superiore - continua Bernocchi - sono i più evidenti e vistosi, resi ancor più gravi dall'aumento delle iscrizioni a livello nazionale: quello che già accade ora, 30-32-34 alunni per classe, diverrà la norma, con ripercussioni sulla didattica, aumento della selezione e ulteriore logoramento di docenti già molto provati".


2 maggio 2007