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Ma i dirigenti non ci stanno:
inaccettabile, il ministero non sa neanche come valutarci
Il recupero dei debiti non si fa? Si tagli la paga al preside
Antimo Di Geronimo
Fatto
I dirigenti che non si daranno da fare per attivare i corsi di sostegno e di
recupero potranno essere puniti con decurtazioni della retribuzione di risultato
e con la revoca dell'incarico. Lo ha fatto sapere il ministero della pubblica
istruzione con una nota inviata ai direttori regionali il 28 novembre scorso (si
veda ItaliaOggi di venerdì scorso). Una nota che è stata immediatamente bocciata
dai sindacati, in primis dall'associazione nazionale presidi di Giorgio Rembado
e dalla Cisl scuola di Francesco Scrima: «Vergognoso che il ministero scarichi
le responsabilità dei risultati sui presidi, quando, tra l'altro», accusano,
«mancano anche i criteri per valutarli».
La normativa, rivista dal ministro, prevede che gli studenti delle superiori che
presenteranno lacune dovranno necessariamente recuperarle entro l'anno
scolastico in cui vengono verificate. E le scuole, per dare la possibilità agli
alunni di fare fronte al loro impegno, dovranno attivare una serie di iniziative
volte a consentire loro di acquisire le competenze e le abilità di cui
difettano.
Le iniziative consisteranno in corsi di sostegno in quelle materie dove le
lacune sono statisticamente più evidenti, rivolti a più studenti. E
successivamente in veri e propri corsi di recupero, della durata di almeno 15
ore, centrati sugli alunni inadempienti.
Le verifiche dovranno essere effettuate in corso danno e i corsi di recupero
dovranno essere attivati subito dopo gli esiti del primo trimestre o
quadrimestre. La cura dovrà essere somministrata più volte e comunque fino a
quando l'alunno non dimostri di avere recuperato le lacune. Lacune che dovranno
rientrare prima dell'inizio delle lezioni dell'anno scolastico successivo.
La normativa ministeriale prevede, in ogni caso, la possibilità, per le
famiglie, di optare in piena autonomia per eventuali lezioni private. In ogni
caso, gli esami di riparazione in corso d'anno e immediatamente prima delle
lezioni dell'anno successivo resteranno obbligatori. E chi non riuscirà a
superarli dovrà ripetere l'anno. La nuova disciplina ha suscitato un coro di
proteste da parte delle organizzazione professionali dei docenti, che lamentano
la carenza di fondi e, in secondo luogo, la crescita esponenziale di adempimenti
cartacei dovuti alla necessità di informare costantemente le famiglie e di
verificare e documentare le attività di sostegno e recupero.
Oltre tutto la protesta è già sfociata nei collegi docenti dove, non di rado,
gli insegnanti hanno manifestato forti perplessità circa la possibilità di
conciliare il diritto alla fruizione delle ferie con gli adempimenti relativi
agli esami di stato, ai corsi di recupero e gli esami di riparazione. E qui si
spiega l'intervento del ministero sui direttori regionali che sono stati
invitati, senza mezzi termini, ad informare i dirigenti scolastici che, «attesa
la rilevanza dell'obiettivo, la tempestività, la flessibilità e l'adeguatezza
degli interventi di sostegno e di recupero costituiscono elemento primario di
valutazione ai fini della retribuzione dell'indennità di risultato e del
conferimento e revoca degli incarichi dirigenziali». Duro il commento dei
dirigenti. «Chiediamo al ministro di ritirare la nota. L'Anp», replica Rembado,
« rifiuta il tono minaccioso della stessa, che prefigura sanzioni e conseguenze
di tipo economico per i dirigenti delle scuole. Sanzioni e conseguenze che sono
peraltro prospettate dal ministro in maniera infondata. Infatti, i direttori
degli uffici scolastici regionali non possono procedere ad alcuna valutazione in
quanto l'amministrazione non ha provveduto ad adottare i criteri e le procedure
per la costituzione del sistema che dovrebbe attuarla». Il metodo adottato da
Fioroni «rischia di incrinare le sinergie di tutte le professionalità operanti
nelle istituzioni scolastiche e di compromettere gli esiti e gli obiettivi
strategici del recupero delle insufficienze», accusa Scrima, che bolla come
«infelici» le frasi finali della nota sulle sanzioni.
4 dicembre
2007 |